Una rivalità politica che non conosce fine. Letteralmente. In Zambia neanche la morte dell’ex presidente Edgar Lungu è riuscita a mettere un punto agli attriti di lunga data fra questo e il suo successore e attuale capo di stato Hakainde Hichilema, che continua a scontrarsi con il partito e la famiglia del suo predecessore.
Il conflitto si sta concentrando sulle modalità di esecuzione delle esequie di Lungu e su chi deve gestirle. Il funerale è oggetto di un procedimento presso la giustizia sudafricana, paese dove si trovava Lungu al momento del decesso, e non potrà svolgersi prima del 4 agosto, quindi non prima di circa due mesi dalla morte dell’ex presidente, avvenuta il 5 giugno.
Sullo sfondo, una frattura profonda nell’establishment zambiano ma anche malcontento fra la popolazione. La classe politica si mostra infatti polarizzata e incapace di rispondere ai bisogni degli zambiani, alle prese con crisi economica e conseguenze del cambiamento climatico.
Cosa è successo dopo la morte di Lungu
Per prima cosa però, meglio ricostruire i fatti. La premessa è che Hichilema e Lungu erano acerrimi rivali da anni. Nel 2015 e poi nel 2016 il primo ha perso le elezioni contro il secondo per poi prendersi la rivincita sei anni più tardi, nel 2021. Più avanti in questo articolo si entrerà nel dettaglio di questo rapporto complicato.
Per adesso basti sapere che l’inimicizia fra i due politici era tale che Lungu, stando a quanto riferito dai suoi familiari, aveva espresso la volontà che Hichilema non partecipasse alle sue esequie una volta morto e che anzi non si avvicinasse neanche al suo corpo.
Ne è quindi nata una disputa. Il governo zambiano vuole organizzare un funerale di stato per dare modo a tutti i zambiani di celebrare quello che è stato il loro presidente e perchè questa è la procedura che è sempre stata adottata per i presidenti. La ragion di stato deve prevalere sempre, si sostiene a Lusaka.
Non si è riuscito a sottrarre nemmeno il padre della patria Kenneth Kaunda, primo presidente dello Zambia indipendente nel 1964, deceduto nel 2021. Nonostante il compianto leader volesse essere seppellito accanto alla moglie, alla fine le sue spoglie sono state trasferite nell’Embassy Park dove si trovano tutti i presidenti e come previsto dal protocollo.
La famiglia di Lungu è di tutt’altra idea. Oltre a voler far rispettare i desideri dell’ex presidente, i parenti di Lungu non vogliono che il governo possa strumentalizzare politicamente la cerimonia funebre.
Dopo aver tanto perseguitato il loro caro, sostengono i familiari (e anche il suo partito, il Patriotic Front – PF) a Lusaka vogliono adesso dare l’idea di essere una democrazia che non si fa problemi a onorare un “nemico politico”. Le divergenze sembravano rientrate alcuni giorni fa, quindi si era raggiunto un accordo per il rimpatrio della salma dal Sudafrica e per funerali di stato il 22 giugno.
L’intesa è poi saltata per una serie di discordanze sull’organizzazione della cerimonia, come a esempio le limitazioni alla partecipazione pubblica che il governo voleva imporre in occasione dell’arrivo della salma in aeroporto.
Ieri 25 giugno, l’ultima svolta. Le esequie stavano per tenersi in forma privata in una cattedrale di Hillbrow, sobborgo di Johannesburg. L’Alta corte dalla provincia sudafricana del Gauteng ha però bloccato la cerimonia. La decisione dei giudici ha fatto seguito a una richiesta urgente di impedire le esequie private partita per le ragioni già affrontate dal procuratore generale dello Zambia, Mulilo Kabesha.
La cerimonia funebre potrà svolgersi ora solo dopo che il governo zambiano e la famiglia dell’ex presidente abbiano raggiunto un nuovo accordo, ha disposto la corte sudafricana. Le parti hanno alcune settimane a disposizione per depositare gli atti; verranno poi ascoltate il 4 agosto. Con tutta probabilità quindi, il funerale di Lungu non potrà tenersi prima di questa data.
Antagonisti
Ma perché la rivalità fra questi due politici è così accesa? E cosa ci dice dello Zambia di oggi? Qui è necessario riavvolgere il nastro. Durante la sua presidenza, fra il 2015 e il 2021, Lungu è stato accusato da attivisti locali e organizzazioni internazionali di reprimere il dissenso con la forza.
Durante il suo mandato il clima politico era in generale molto teso, segnato da violenze fra i cadres, giovani e aggressivi sostenitori dei partiti politici, tanto del PF allora al governo come della formazione guidata da Hichilema, lo United Party for National Development (UNDP).
In questi anni Hichilema stesso è stato in carcere più volte quando era leader dell’opposizione contro Lungu – fino a circa 100 giorni di fila con l’accusa di tradimento nel 2017. Da qui originano i forti dissapori fra i due leader.
Nonostante l’elezione di Hichilema nel 2021 è stata salutata con soddisfazione dai sostenitori dei diritti umani, anche l’attuale presidente sembra essersi macchiato di vari atti repressivi nei confronti dei suoi oppositori. Su tutti ovviamente, l’ex presidente Lungu.
L’ex capo di stato è tornato sotto i radar del governo dopo aver espresso la sua intenzione di candidarsi per le elezioni del 2026. Voto dal quale è stato interdetto a partecipare lo scorso dicembre con una sentenza della Corte suprema.
Secondo i giudici del più alto organo della giustizia zambiana, il breve mandato intercorso fra 2015 e 2016, seguito alla morte in carica del suo precedessore Micheal Sata, può essere contato come un mandato completo. L’ex presidente ha quindi già superato il numero limite di due mandati previsti dalla Costituzione e non può più aspirare alla presidenza.
Il verdetto è ritenuto controverso da molti, dato che poco prima di pronunciarlo tre giudici del Tribunale che in passato si erano espressi a favore di Lungu erano stati rimossi dall’incarico e sostituiti.
Negli ultimi mesi Lungu ha denunciato inoltre un sostanziale congelamento delle sue proprietà, la rimozione della pensione come ex presidente e pesanti limitazioni alla sua mobilità (elemento che secondo alcuni avrebbe contribuito al peggioramento delle sue condizioni di salute, per quanto rispetto alla malattia che ha causato la morte dell’ex presidente ci siano versioni diverse). L’anno scorso la moglie e la figlia dell’ex capo di stato sono anche state arrestate con l’accusa di corruzione.
Secondo una ricostruzione del settimanale Africa Confidential, poco prima della sua morte Hichilema stava tentando di convincere Lungu a rinunciare a qualsiasi forma di coinvolgimento politico in cambio del decadimento di tutte le accuse ai danni dei suoi familiari e del riottenimento dei benefit da ex presidente.
Lungu però, che il capo di stato avrebbe tentato di convincere anche tramite l’omologo sudafricano Cyril Ramaphosa e altri controversi intermediari, era apparso completamente contrario all’idea di un accordo.
Estromettere Lungu dallo spazio politico era vista da Hichilema come una priorità alla luce della sua influenza su parte della società zambiana e in alcune aree del paese. Anche se impossibilitato a candidarsi, come era diventato dopo il verdetto della Corte suprema, il suo potenziale supporto a un candidato veniva visto come una minaccia dal partito di governo.
Adesso che il loro leader è in deceduto in realtà, le opposizioni zambiane appaiono piuttosto divise e non è chiaro chi potrà emergere come successore di Lungu.
In definitiva, il clima politico in Zambia era e rimane incandescente e soprattutto, diviso. Come appare divisa la società zambiana. Basta dare un’occhiata ai giornali più letti del paese.
Se lo Zambia Observer vicino alle opposizioni attacca il presidente e ospita contributi in cui si invita Hichilema a farsi «ossessionare» da cose più serie come i problemi del paese, e non da Lungu, sul più filo-governativo Lusaka Times appaiono pezzi in cui l’integrità di Lungu viene messa duramente in discussione, fino alla sua cittadinanza e alle sue origini, che potrebbero non essere zambiane.
Il contesto economico chiama alla responsabilità
Guardando ai commenti dei lettori però, a trasparire è soprattutto la necessità di andare oltre questa fase di stallo e di pensare ai problemi del paese. Lo Zambia si sta ancora riprendendo dal default sul debito estero che si è verificato nel 2020.
Se Lungu è ricordato da molti per il suo apparato repressivo infatti, lo è anche per lo sviluppo infrastrutturale del paese al prezzo però di un crescente debito con i creditori stranieri, su tutti la Cina.
Le prospettive di crescita adesso appaiono buone, ma le condizioni di un prestito da 1,3 miliardi di dollari concesso dal Fondo monetario internazionale (FMI) durante il processo di ristrutturazione del debito rischiano di spingere a una compressione della spesa pubblica con conseguenze potenzialmente negative per le fasce di popolazione più fragili.
Il paese è inoltre vulnerabile alle conseguenze della crisi climatica. Nell’ultimo anno Lusaka ha dovuto fare i conti con una dura siccità e con le sue conseguenze sulla sicurezza alimentare e sul settore idroelettrico, da cui dipende la stragrande maggioranza del fabbisogno di energia del paese e che è rimasto duramente colpito dalla scarsità di piogge.