Sudafrica in satira
Nel mirino del vignettista i passi falsi del presidente Zuma, i politici corrotti e le derive dell’African national congress. Nigrizia lo ha incontrato al festival di Internazionale.

«Sono i giorni più entusiasmanti degli ultimi anni, con una novità per l’African National Congress: agli occhi dell’elettorato non conta più solo l’eredità della lotta anti-apartheid, ma se il partito mantiene le promesse». A parlare con Nigrizia è Jonathan Shapiro, in arte Zapiro, “cartoonist-activist” sempre dalla parte di chi combatte.

Negli anni ’80 le sue nuvolette erano fuorilegge. Poi ha sfidato Jacob Zuma, il presidente dei lavori in villa con i soldi pubblici. Ora i suoi disegni sono per #feesmustfall: il movimento di protesta che sta spazzando il Sudafrica, con gli studenti in piazza contro il diritto allo studio solo per i ricchi. Il nodo, proprio come lo scorso anno, quando il governo era stato costretto a fare marcia indietro, sono gli aumenti delle tasse di iscrizione. «Capisco le posizioni dei rettori, preoccupati che le università possano fallire, ma sono convinto che i ricchi debbano sussidiare i poveri» sottolinea Zapiro. Convinto che uno dei problemi sia il missing middle: «Tanti ragazzi sono esclusi dagli aiuti di stato perché giudicati benestanti, ma così sono tagliati fuori e rischiano di non farcela».

L’assunto di base è che in Sudafrica, dopo la fine del segregazionismo 22 anni fa, le disuguaglianze sono aumentate invece che diminuire. Lo dice uno che l’apartheid l’ha combattuto e che nella lotta di liberazione ha creduto fino in fondo. Le sue vignette non potevano essere distribuite, pena il carcere. E anche ora Zapiro, 60 anni, figlio di madre ebrea fuggita dai nazisti tedeschi e poi in prima fila contro i razzisti sudafricani, vuole dare il suo contributo.

Basta chiedere a Zuma, disegnato sempre con un soffione da doccia sulla testa. Un’ironia innescata dallo scivolone presidenziale sull’acqua e il sapone che proteggerebbero dal rischio di aids dopo un rapporto non protetto. Ma la vignetta simbolo per Zapiro è un’altra: «C’è Zuma con i pantaloni abbassati. I suoi compagni tengono bloccata a terra una ragazza con una bilancia, simbolo della giustizia, e nel frattempo lo incitano: “Go for it boss!”, (dacci dentro)».

È il 2009. Le accuse di corruzione sono fatte cadere appena in tempo perché il dirigente dell’African national congress (Anc) possa assumere la guida del paese. Satira visionaria, che anticipa ciò che sarebbe stato, diranno in molti. A Zapiro quella vignetta poteva costare cara, cinque milioni di dollari. «Non hanno avuto un centesimo» scherza ora il vignettista. Che sul Sunday Times e sul Mail & Guardian continua a prendere di mira i potenti, non solo Zuma, condannato a risarcire (lui sì) lo stato per 560 mila dollari finiti nel ranch e nella piscina della villa di campagna.

Per capire come la pensi Zapiro, però, basta una vignetta del 2010. Raffigura l’antropogenesi, dagli ominidi fino all’homo sapiens. In fondo alla fila indiana ci sono i presidenti dell’apartheid, bassi e curvi come scimmie. Poi le posture cominciano a cambiare, fino a Nelson Mandela, schiena dritta, «il meglio che la politica sudafricana abbia saputo produrre». Dopo ci si abbassa e incurva di nuovo, e arriva Zuma col soffione sulla testa, cronistoria di un paese che sembra tornare indietro.

Nasce anche da qui la speranza in #feesmustfall. Il movimento di protesta costringe l’Anc a ripensare se stesso in una fase di transizione. Ad agosto il partito che fu di Mandela ha perso le elezioni a Johannesburg, amministrata ora da un sindaco di Alleanza Democratica, partito non più per soli bianchi. «È un momento decisivo» sottolinea Zapiro, intervistato a Ferrara, a margine del festival di Internazionale. Parla dei giovani, dell’avanzata di forze nuove come gli Economic freedom fighters (Eff) e delle sconfitte dell’Anc, anche a Pretoria e perfino Mandela Bay (l’area metropolitana di Port Elizabeth): «La pressione sui politici corrotti è cresciuta e in due anni, di qui alle elezioni legislative del 2019, il Sudafrica può cambiare davvero».