Zanzibar International Film Festival 2012
Si è aperta il 7 luglio, nell’antico anfiteatro della capitale Stone Town, la quindicesima edizione dello Ziff, il Festival internazionale del cinema di Zanzibar. Una kermesse di otto giorni con più di cento film, provenienti dall’Africa dell’Est, ma anche da paesi che, con Zanzibar, condividono la cultura <i>dhow</i>, come Iran e India.

Nella serata d’apertura il neo direttore, Ikaweba Bunting, ha tracciato le linee principali di questa nuova edizione dal tema: “When global images meet in Zanzibar” (Quando le immagini globali si incontrano a Zanzibar). Un tema che tenta di catturare l’essenza della diversità e la creatività – parti integranti dell’umanità – che il cinema trasmette al pubblico.

La serata, accompagnata dalla musica tradizionale dell’Iran e dalle danze taraab delle donne di Zanzibar, si è poi conclusa con la proiezione del film che ha aperto il festival: “The gentleman“, del regista dello Zimbabwe Joe Njagu, un’opera che ha ricevuto la nomination all’American Film Festival. Il film racconta la storia di due gemelli le cui vite si separano, tornando ad incontrarsi, in un melting pot di thriller e azione, sullo sfondo di gangsters stories e di mafia sudafricana. Nonostante un buon cast, con molti volti noti del cinema sudafricano – tra cui l’attore dell’oscar, “Tsotsie” e il vincitore del Big Brother Africa (versione africana del reality Grande Fratello) – il film resta un prodotto di genere televisivo.

 

 

 

Brillante è stato, invece, il cortometraggio kenyano d’animazione 3D “Wageuzi” (La Battaglia) che racconta la corsa dei candidati alle prossime elezioni presidenziali in Kenya, descrivendo i politici come delle lussuose automobili “Trasformers”, impegnate in una corsa senza esclusione di colpi per eliminare con ogni mezzo i contendenti. Il corto finisce con un cartello “vote wisely”, un invito alla saggezza in vista del voto, nell’aprile 2013.

 

 

 

Le vere emozioni del festival sono però arrivate domenica sera, con il documentario, applauditissimo, “Mama Africa” di Mika Kaurismäki che ritrae la vita e il percorso battagliero e di impegno politico e sociale della cantante sudafricana Miriam Makeba. Standing ovation e pubblico in piedi per questa testimonianza profonda ed emozionante. Ci ha colpito soprattutto l’ultima scena, con Miriam che canta a Castelvolturno, prima di accasciarsi a terra e morire, il 9 novembre 2008.

 

 

 

Infine, una nota positiva anche per il documentario sudafricano “The odd number” di Marius Van Straaten. La realtà sudafricana delle gangs e una storia di redenzione di un giovane violento, finito in carcere, dove gli viene assegnato un numero, e che, grazie ad un percorso di conversione religiosa, riesce a vincere i fantasmi del passato e a cambiare radicalmente vita. Ecco quindi “lo strano numero” che il protagonista rappresenta nell’universo criminale e violento del Sudafrica più povero.