Zimbabwe

Continuano le indagini per individuare chi siano i responsabili dell’attentato avvenuto sabato scorso nella città di Bulawayo ai danni del presidente zimbabwano Emmerson Mnangawa che ne è uscito illeso. Ad oggi non c’è stata ancora alcuna dichiarazione ufficiale da parte degli investigatori né una rivendicazione, ma nel frattempo il Capo dello Stato ha accusato la fazione del suo partito vicina all’ex first lady Grace Mugabe.

Secondo quanto dichiarato in un’intervista rilasciata alla BBC, dietro l’attacco, che ha provocato la morte di due persone e il ferimento un’altra quarantina, ci sarebbe il gruppo dissidente interno al partito Zanu-PF, chiamato Generation 40 (G40). Si tratta dell’ala giovanile dello schieramento politico da sempre al potere in Zimbabwe, che era favorevole all’ascesa politica di Grace Mugabe, moglie dell’ex presidente Robert Mugabe, deposto lo scorso novembre da un golpe militare.

L’attentato «è opera di persone scontente dell’attuale governo democratico del paese» ha affermato Mnangagwa, «la mia intuizione, senza avere prove, è che queste persone facciano parte del G40», ha poi concluso nell’intervista.

Tali accuse fanno aumentare la tensione all’interno del partito in cui la fazione G40, pur essendo stata indebolita dalla caduta di Mugabe, avrebbe ancora una portata elettorale importante in vista delle elezioni generali si terranno il prossimo 30 luglio. Il voto sarà il primo senza Mugabe dall’indipendenza del paese, avvenuta nel 1980.

Dopo l’attacco di sabato il portavoce della presidenza, George Charamba, ha dichiarato che le autorità dello Zimbabwe non imporranno lo stato d’emergenza come molti temevano, specie l’oppositore Nelson Chamisa, candidato del partito Movement for Democratic Change (MDC). (New Zimbabwe / Radio France Internationale)