Entro la fine di giugno – secondo quanto da lui stesso dichiarato – il ministro della Giustizia dello Zimbabwe, Ziyambi Ziyambi, intende completare l’iter legislativo per l’approvazione in Parlamento della proposta di legge, presentata all’Assemblea Nazionale il 2 giugno, che posticiperebbe di due anni le elezioni, previste per il 2028, ed estenderebbe il secondo mandato dell’83enne presidente Emmerson Mnangagwa fino al 2030.
La proposta, sostenuta dal partito al governo dall’indipendenza, lo ZANU-PF, che detiene la maggioranza in Parlamento, modifica il sistema di elezione presidenziale, finora appannaggio del voto popolare, e prevede tra l’altro l’allungamento dei mandati da cinque a sette anni, non solo del presidente ma anche dei parlamentari, dei consiglieri e dei sindaci.
Tra gli emendamenti proposti anche modifiche al sistema di elezione del capo dello stato, che passerebbe dal voto diretto dei cittadini alla nomina da parte dei parlamentari eletti.
Una volta approvata la proposta di legge, all’emendamento costituzionale mancherà soltanto la firma di Mnangagwa e la sua promulgazione ufficiale. Molte le reazioni critiche da parte dell’opposizione oltre che di gruppi della società civile.
Tra i critici della proposta di legge anche la Conferenza episcopale cattolica che lo scorso marzo in un messaggio scriveva: “Il disegno di legge di modifica della Costituzione mette in discussione le fondamenta stesse della nostra convivenza”. E aggiungeva: “Le proposte che trasferiscono il potere dall’elettorato a pochi – come l’indebolimento delle elezioni presidenziali dirette, la proroga dei mandati senza un nuovo consenso o l’elusione di garanzie come i referendum – minano la fiducia nelle istituzioni”.
I vescovi condividevano in tal modo la presa di posizione dei partiti di opposizione, tra cui il principale, cioè la Coalizione dei cittadini per il cambiamento (CCC) e la società civile in genere, che già dall’inizio avevano contestato la proposta di legge avanzata nel 2025 e ora al vaglio del parlamento.
Mentre chi critica l’estensione del mandato presidenziale sostiene la necessità di un referendum di conferma, i sostenitori della proposta ribattono che il Parlamento può approvare direttamente le modifiche costituzionali poiché il limite dei due mandati rimarrebbe in vigore, benché allungato di due anni.
La Corte Costituzionale dello Zimbabwe, dal canto suo, deve ancora pronunciarsi su diverse obiezioni di natura legale alla proposta.