ECONOMIA IN BIANCO E NERO – OTTOBRE 2017
Riccardo Barlaam

Corruzione, violazione sistematica dei diritti umani, abuso di potere, oppressione. La polizia segreta dello Zimbabwe è, assieme all’esercito, il braccio armato che mantiene al potere il presidente-dittatore Robert Mugabe dal 1980. Global Witness ha denunciato che il governo del paese africano ha utilizzato i fondi provenienti dall’export di diamanti per creare e sostenere l’organizzazione di intelligence (la fantomatica Cio, Central intelligence organization) dello Zimbabwe.

L’ex Rhodesia, quella che una volta era chiamata la Svizzera d’Africa e che oggi è uno dei paesi più poveri del pianeta, redditi pro capite ai minimi, inflazione a tre cifre e la moneta nazionale che vale poco più della carta straccia. Dalle miniere a cielo aperto di Marange i diamanti dello Zimbabwe finiscono, attraverso un complicato incrocio di società off shore di Dubai, India, Sudafrica e Olanda, che hanno sede alle Mauritius, Hong Kong e Johannesburg, sui mercati occidentali, nei tradizionali canali di commercio legale dei gioielli.

La ong londinese, che ha svelato gli affari sporchi di Mugabe, ha messo in luce una costante che accomuna tutte le società impegnate nel trading dei diamanti dello Zimbabwe: hanno partecipazioni con società controllate dal governo o dai militari, che controllano al 50% più uno tutte le compagnie minerarie attive nei campi di Marange. Gli utili dei diamanti, non intercettati dai bilanci pubblici, finiscono nelle casse del Cio e dell’esercito e nelle tasche dei relativi alti ufficiali.

Nel 2011, l’allora ministro delle Finanze Tendai Biti, del partito di opposizione che faceva parte del governo di unità nazionale, accusò il clan di Mugabe e l’élite del partito al potere dell’Africa Union-Patriotic Front Party, «di prosperare grazie ai diamanti». Pietre preziose che, all’epoca – aveva stimato – fruttavano un giro di affari annuo di 15 miliardi di dollari. Due anni dopo, lo stesso Mugabe si lamentò che con l’export di diamanti erano spariti, nei mille rivoli della corruzione, almeno 13 miliardi di dollari. Quasi il Pil del paese (la Banca mondiale lo stima in 16 miliardi di dollari).

Lo Zimbabwe è sottoposto a sanzioni economiche da parte di Stati Uniti ed Europa per la violazione sistematica dei diritti umani e la mancanza di democrazia e di libertà. Ma il commercio di pietre preziose nello Zimbabwe – che è il quinto paese produttore al mondo nel 2016 – prospera in assenza di controlli reali sul commercio internazionale di gemme. 

Quinto paese produttore

Secondo lo US Geological Survey i primi 5 paesi produttori di carati al mondo nel 2016 sono la Russia, con una produzione mineraria di 16 milioni di carati; l’Rd Congo con 13 milioni di carati; l’Australia con 10 milioni di carati; il Botswana con 7 milioni di carati e lo Zimbabwe con 4 milioni.