Zimbabwe / Chiesa

Con una lettera pastorale intitolata “Il fine non giustifica i mezzi”, i vescovi dello Zimbabwe esprimono profonda preoccupazione “per le notizie di incursioni notturne di sconosciuti uomini mascherati che molestano, percuotono, rapiscono, torturano e commettono aggressioni sessuali su persone che sono considerate voci dissenzienti, e per la repressione violenta delle manifestazioni da parte della polizia”.

Nel denunciare le violenze commesse dagli organi di polizia del nuovo governo, i vescovi sottolineano che “tali atti che contraddicono la narrativa positiva della Seconda Repubblica dello Zimbabwe, non hanno posto in una società democratica e non dovrebbe esserci impunità per coloro che commettono questi crimini” che non possono essere giustificati in nome di una presunta pace sociale.

Lunedì centinaia di medici sono scesi in piazza denunciando la scomparsa di un loro collega sindacalista che sostengono sia stato rapito dagli apparati di sicurezza. Dall’anno scorso decine di attivisti politici e sindacalisti sono stati sequestrati da sospetti membri delle forze di sicurezza. La maggior parte sono stati rilasciati dopo aver subito maltrattamenti. (Fides)