Zimbabwe / Crisi economica

Martedì il governo dello Zimbabwe ha comunicato la temporanea sospensione del divieto di importare beni di prima necessità e generi alimentari dall’estero, imposto dall’allora presidente Robert Mugabe nel 2016, per favorire la produzione locale.

La decisione è seguita alla problematica corsa agli acquisti dei consumatori e il conseguente svuotamento dei negozi di prodotti alimentari in tutto il paese, causata dalla grave crisi economica che lo stato sudafricano sta vivendo.

Lo Zimbabwe – che dall’aprile 2009 a causa di una massiccia inflazione, ha sostituto la valuta nazionale con il dollaro statunitense, per poi introdurre, nel 2016, le “bond notes” – soffre infatti di carenza di liquidità e la situazione finanziaria si è aggravata in seguito all’introduzione di una nuova tassa sulle transazioni elettroniche, che rappresentano più del 90% delle transazioni monetarie del paese, e del continuo aumento dei prezzi.

La popolazione dunque, presa dal panico, è corsa ai ripari e il governo del presidente Emmerson Mnangagwa ha disposto l’importazione di beni come olio, acqua in bottiglia, farina, cereali, formaggio, ma anche prodotti per l’industria come cemento e fertilizzanti.

Il ministro delle Finanze Mthuli Ncube, ha dichiarato che il provvedimento è stato preso per «affrontare la questione dell’aumento dei prezzi e per assicurare ai cittadini una disponibilità dei prodotti di base a prezzi ragionevoli», evitando la «pressione sui salari». (Zw News / News 24 / Africanews)