Il premier Tsvangirai costretto a sottostare al compromesso
L’accusa di disturbo della quiete pubblica suona quasi come una provocazione: numerosi gli arresti di deputati dell’Mdc da parte della polizia dello Zimbabwe. Il partito del presidente Robert Mugabe cerca di avere così mano libera in parlamento.

Arrestati per disturbo della quiete pubblica: è l’accusa che ha portato ieri in carcere 10 deputati del Movimento per il cambiamento democratico, il partito del premier dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai.

I deputati stavano andando al ministero delle Finanze per un incontro. Sono stati interrogati per ore alla stazione centrale di polizia dci Harare, dove si trovano ancora ora. I loro legali hanno subito cominciato ad occuparsi del rilascio, e affermano che la polizia non ha ancora chiarito le circostanze precise del loro arresto. Pishai Muchauraya, uno dei deputati arrestati, intervistato dal quotidiano The Zimbabwe Times, afferma che il gruppo era da pochi minuti in attesa di parlare con il ministro, quando 7 poliziotti armati sono arrivati ad arrestarli.

È solo l’ultimo episodio di una serie di casi del sapore intimidatorio: solo negli ultimi due mesi ci sono stati diversi arresti, con accuse di vario genere. Il Ministro per le comunità indigene e i giovani, Thamsanga Mahlangu, è stato arrestato con l’accusa di aver rubato il cellulare ad un veterano di guerra, che gli ha chiesto inoltre 19 milioni di dollari di danni. Alcuni deputati sono stati costretti a dimettersi per il prolungarsi dei tempi del processo: la legge prevede che un deputato perda il proprio seggio se coinvolto in azioni legali che durano oltre 6 mesi.. L’intento dietro a queste operazioni è anche molto pratico: ridurre la presenza in parlamento del Mdc, per lasciare più spazio allo Zanu Pf, il partito del presidente Robert Mugabe.

Costretto a scendere a patti con il partito di opposizione Mdc, l’ultraottantenne presidente Mugabe, in carica dal 1980, ha sempre dimostrato di non voler dividere il potere con nessuno. Tanto meno con lo storico avversario Tsvangirai, vero vincitore delle elezioni presidenziali del 2008, manipolate dai sostenitori di Mugabe: i due hanno dato vita ad un grave crisi economica e sociale. In una recente intervista pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian, Tsvangirai ha affermato di riuscire a lavorare con Mugabe nonostante i soprusi e le ingiustizie subite dai sostenitori di Mugabe: oltre 200 i simpatizzanti dell’Mdc uccisi nella primavera 2008 dai seguaci del presidente.  «La riconciliazione implica tolleranza anche attraverso le più profonde divisioni politiche che esistono in quetso paese. Come possiamo presentarci come leaders e parlare di unità nazionale se non ci relazioniamo tra noi?».  Quella dell’attuale governo di coalizione sembra una situazione inevitabile, l’unico possibile compromesso perché il paese riesca a guardare avanti.