Zimbabwe

Ieri il nuovo governo designato dal neo-presidente zimbabwano Emmerson Mnangagwa ha prestato giuramento nella capitale Harare in un clima di polemiche causate dalle controverse nomine di alti ufficiali militari in alcuni dicasteri chiave.

Mnangagwa durante il suo giuramento aveva promesso l’avvento di “una nuova e piena democrazia” e dunque un cambiamento rispetto al suo predecessore Robert Mugabe. Ma, dopo l’annuncio della lista di membri del suo gabinetto, è stato accusato da più parti di aver scelto gli uomini che l’hanno aiutato a prendere il potere nel recente “golpe bianco” che ha messo fine all’era Mugabe.

Il “Coccodrillo”, come viene soprannominato Mnangagwa, ha infatti nominato come ministro degli Esteri il maggiore generale Sibusiso Moyo (che aveva dato l’annuncio del colpo di stato sulla rete Tv nazionale lo scorso 15 novembre), e il maresciallo dell’aviazione militare Perrance Shiri, al dicastero dell’Agricoltura e delle Terre. Un ruolo molto difficile questo, vista la crisi economica attraversata dal paese, causata in parte anche dalle riforme del 2000 che portarono all’esproprio di migliaia di aziende agricole appartenenti a coltivatori bianchi. Shiri è stato anche comandante della famigerata “Brigata 5” che negli anni ‘80 ebbe un ruolo nelle uccisioni del Gukurahundi nel Matabeleland.

Mnangagwa è stato anche criticato per aver scelto membri appartenenti alla vecchia era di Mugabe, come il ministro delle Finanze, Patrick Chinamasa, personaggio sempre presente sulla scena politica sin dal 2000.  Proprio per via di queste polemiche, due giorni dopo l’annuncio della lista ufficiale, il Coccodrillo ha sostituito i due responsabili di Istruzione e Lavoro, e revocato la nomina del veterano di guerra Chris Mutsvangwa al ministero dell’Informazione, ufficialmente per conformarsi a una disposizione costituzionale.

I suoi sostenitori lo hanno difeso sottolineando che il numero di dicasteri si è ridotto da 33 a 22, ma parte della società civile sperava in un esecutivo di transizione “inclusivo” che coinvolgesse anche l’opposizione, in vista delle elezioni previste per agosto 2018. Lo storico oppositore Morgan Tsvangirai, leader del partito MDC, ha però fatto sapere di non esser mai stato contattato in proposito dal partito al potere, Zanu-PF. (Reuters / Africanews)