Zimbabwe

In Zimbabwe, il presidente Emmerson Mnangagwa – uscito vittorioso dalle contestate elezioni del 30 luglio – ha promesso l’avvio di un’indagine indipendente sulla morte di sei cittadini colpiti da proiettili sparati dai militari.

Sabato si sono svolti i funerali delle vittime del giro di vite attuato dall’esercito l’1 di agosto, quando i militari hanno disperso una manifestazione dell’opposizione sparando proiettili veri, uccidendo almeno 6 persone e ferendone altre decine.

Tra i morti, racconta Radio France Internationale, anche Sylvia Maphosa, una donna di 53 anni, colpita alle spalle da un proiettile mentre tornava a casa dal lavoro, diventata un simbolo della cieca violenza degli uomini in divisa. Un uso eccessivo della forza su cui la società civile chiede con forza un’indagine indipendente.

In pochi giorni il paese è ripiombato in un clima che ricorda molto quello vissuto nei 37 anni di regime di Robert Mugabe, costretto a lasciare il potere proprio dall’intervento dell’esercito, nel novembre 2017, a favore di Mnangagwa. (RFI)