Ieri due persone che erano rimaste gravemente ferite nell’attacco dinamitardo di sabato, durante un comizio del presidente zimbabwano Emmerson Mnangagwa, sono decedute. Lo ha annunciato il quotidiano statale the Herald, citando fonti interne all’ospedale di Bulawayo, la seconda città del paese, in cui è avvenuto l’attentato contro Mnangagwa. Un ufficiale del partito al potere, Zanu-PF, ha rivelato che una delle due vittime era un membro della guardia presidenziale.

Sabato, un ordigno è esploso mentre Mnangagwa aveva appena finito il suo intervento di fronte a una folla di sostenitori. La detonazione ha ferito 49 persone, tra cui la moglie del vicepresidente, il generale Constantino Chiwenga, il quale guidò il golpe bianco che lo scorso novembre ha deposto il 94enne presidente Robert Mugabe.

Non è chiaro il motivo dell’attacco né chi ne sia responsabile, o come sia stata violata la sicurezza attorno al presidente, ma ieri il portavoce della polizia nazionale, Charity Charamba, ha detto che la polizia sta indagando ed ha offerto una “ricompensa sostanziosa” per chi fornirà informazioni utili.

Sono in molti a ritenere che i responsabili siano membri della fazione pro-Mugabe dello Zanu-PF che non accettano di essere messi da parte nel nuovo corso politico.

Va anche detto che la città di Bulawayo è da sempre una roccaforte dell’opposizione zimbabwana, dove lo Zanu-PF non vince dalle elezioni del 2000. Un’altra delle tesi che circolano in queste ore ritiene che l’attacco sia una vendetta per i massacri del Matabeleland degli anni ’80, durante i quali Mnangagwa era ministro della Difesa.

Mnangagwa, che ha preso la leadership del partito dopo la deposizione di Mugabe, è il candidato favorito alle prossime  elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative che si terranno il 30 luglio, le prime senza Mugabe sin dall’indipendenza, ottenuta nel 1980.

Si pensava che il voto potesse svolgersi in maniera pacifica, ma l’attacco potrebbe aver mutato il clima. Il candidato del partito d’opposizione Movement for Democratic Change (MDC), Nelson Chamisa, ieri in un’intervista ad Al Jazeera ha detto che l’attacco è la prova della «vulnerabilità dei zimbabwani». E che le cose «potrebbero peggiorare a causa della paura». (Reuters)