Zimbabwe

Ieri sera Robert Mugabe ha ufficialmente rassegnato le sue dimissioni da presidente dello Zimbabwe, una settimana dopo il “golpe bianco” dell’esercito zimbabwano e il voltafaccia dei membri del suo stesso partito, lo Zanu-Pf. Terminano così quasi dieci decadi di potere di un personaggio politico che ha segnato la storia del continente africano, passando dall’essere eroe della lotta d’indipendenza contro il regime segregazionista bianco, a feroce dittatore.

L’annuncio è stato dato dal portavoce del parlamento, Jacob Mudenda (nel video) mentre era in corso il dibattito parlamentare sulla mozione di impeachment nei suoi confronti, presentata dallo Zanu-Pf che domenica aveva concesso a Mugabe un ultimatum di 24 ore per dimettersi. La mozione di sfiducia era l’unico strumento legale a disposizione per forzare l’anziano leader (93 anni compiuti) a lasciare il potere, dopo che questo si era più volte rifiutato di farlo.

Mudenda ha interrotto la procedura e ha letto una lettera, firmata dallo stesso Mugabe, nella quale si afferma che le sue dimissioni sono avvenute volontariamente. Dentro il parlamento e all’esterno, nelle strade della capitale Harare, sono esplosi i festeggiamenti con canti e balli di gioia.

Ora le redini passeranno nelle mani del suo ex-vice, Emmerson Mnangagwa, già designato come successore di Mugabe alla guida del partito. Proprio il suo licenziamento da parte del nonagenario presidente per favorire la first lady Grace, è stato il motivo scatenante della crisi. Manangagwa, soprannominato “il coccodrillo”, è anche lui un veterano dell’indipendenza e fino a ieri si trovava in Sudafrica, dove era fuggito dopo il licenziamento a causa di “minacce alla sua sicurezza”. Rientrerà oggi per essere nominato Capo di Stato entro 48 ore, come previsto dalla Costituzione.
Mnangagwa potrebbe guidare il paese – forse con un governo di transizione – fino alle prossime elezioni previste probabilmente per settembre 2018.

Mugabe era al potere dal 1980 ed è stato l’unico leader per il popolo zimbabwano sin dalla fine della lotta di liberazione contro la minoranza bianca, guidata da Ian Smith, che governava l’allora Rhodesia. Durante il suo governo, lo Zimbabwe è caduto in una grave crisi economica con livelli di inflazione alle stelle e la popolazione è diventata in media più povera del 15% rispetto a quando il paese veniva considerato il “granaio d’Africa”. (Reuters / New Zimbabwe / Daily News)