Le terre espropriate ai contadini bianchi con il programma di riforme fondiarie avviato in Zimbabwe nel 2000 sotto la presidenza di Robert Mugabe, torneranno nelle mani dei vecchi proprietari.
Lo scorso 8 maggio il ministro dell’Agricoltura, Anxious Masuka, ha annunciato la restituzione di 67 aziende agricole confiscate a cittadini di quattro paesi europei: Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svizzera, con i quali il governo di Harare ha firmato accordi bilaterali di protezione degli investimenti.
Si tratta, ha dichiarato Masuka, di un primo lotto di un più ampio numero di terreni destinati ad essere restituiti, in tutto o in parte, a oltre 400 agricoltori bianchi, per un totale di 840 aziende attualmente detenute da cittadini neri.
Con questa mossa l’esecutivo intende ricucire i rapporti, da tempo tesi, con i paesi occidentali, con l’obiettivo di agevolare la cancellazione del debito e il ripristino dell’accesso ai finanziamenti globali.
A settembre 2025, il debito estero dello Zimbabwe ammontava a 13,6 miliardi di dollari, inclusi 7,7 miliardi di dollari di arretrati.
Ventisei anni fa, la riforma fondiaria permise l’espropriazione di oltre 4mila aziende di proprietà di agricoltori bianchi, poi assegnate a cittadini neri con lo scopo di porre rimedio a squilibri ereditati dall’epoca coloniale britannica.
La misura si rivelò però un fallimento, a causa della scarsa esperienza dei nuovi proprietari, molti dei quali entrati in possesso dei terreni grazie a dinamiche di tipo clientelare.
Il risultato fu il collasso dell’agricoltura commerciale di quello che un tempo fu considerato il “granaio d’Africa” e l’avvio di una grave crisi alimentare.
Nel 2002, inoltre, le confische portarono a una serie di sanzioni imposte dai paesi occidentali e a una rottura dei rapporti con gli istituti di credito internazionali che innescarono un’inflazione galoppante e una profonda crisi economica.
A partire dalla sua elezione, nel 2017, il presidente Emmerson Mnangagwa si è impegnato a risolvere le questioni in sospeso relative agli espropri anche con il versamento di 3,5 miliardi di dollari a circa 4.500 agricoltori bianchi cui furono tolte le terre. I pagamenti sono stati però rallentati a causa della prolungata grave crisi economico-finanziaria in cui tuttora versa il paese.
Più di recente altri 146 milioni di dollari di risarcimenti sono stati stanziati per risolvere le controversie con cittadini stranieri tutelati da trattati sugli investimenti.