Il Kimberly Process autorizza l’export da Marange
Il Kimberly Process, sistema di certificazione elaborato per escludere dal commercio internazionale i cosiddetti diamanti insanguinati, ha autorizzato ieri l’export parziale dei diamanti provenienti dalla regione di Marange, nell’est dello Zimbabwe. La decisione, nonostante le proteste delle organizzazioni per i diritti umani.

È ufficiale. Il Kimberly Process (Kp), l’organismo che previene la commercializzazione dei cosiddetti diamanti insanguinati, ha autorizzato, almeno parzialmente, l’export dei diamanti estratti dalle miniere della regione di Marange, nell’est dello Zimbabwe. Durante il vertice del Kp, concluso ieri, 15 luglio, a San Pietroburgo, in Russia, i membri del Processo hanno raggiunto per la prima volta un accordo per autorizzare entro settembre due operazioni di vendita, supervisionate da una commissione di monitoraggio, che effettuerà due visite nel paese. Al termine della missione, sarà redatto un rapporto che permetterà al Kp di valutare la propria posizione in merito alle prossime esportazioni.

A nulla sono valse dunque le proteste delle organizzazioni per i diritti umani, che denunciavano gli abusi e le violenze commesse nei confronti della popolazione locale, costretta dall’esercito ai lavori forzati nelle miniere.

 

A complicare le cose anche l’arresto, il 3 giugno, di Farai Maguwu, attivista per i diritti umani, impegnato a denunciare gli abusi commessi nell’area. Dopo il vertice del Kp, a Tel Aviv, in Israele, il 23 giugno, il governo di Harare ha, però, deciso di adottare tutti gli sforzi necessari per permettere il commercio di queste pietre. Il 12 luglio, l’Alta Corte di Harare ha concesso, infatti, la libertà su cauzione a Maguwu, imponendogli l’obbligo di dimora e il silenzio. Una decisione caduta proprio a due giorni dal vertice. Anche il governo di unità nazionale sembra aver superato, per il momento, le proprie divergenze.

In ballo c’è la vendita di quanto immagazzinato finora: diamanti grezzi per un valore che si aggira tra uno e due miliardi di dollari. Una boccata d’ossigeno senza precedenti per la fragile economia del paese. Tuttavia, per far sì che i proventi delle vendite risanino il bilancio statale, è necessaria, secondo il ministro delle finanze, Tendai Biti (nella foto), una riforma del settore. Biti ha inoltre citato, in Parlamento, la “scomparsa” di 30 milioni di dollari dalle casse dello stato: una transazione che «non figura», nonostante il paese abbia venduto, lo scorso anno, l’equivalente in diamanti grezzi, provenienti proprio dalle miniere di Marange.

L’obiettivo del responsabile delle finanze è far entrare i ricavi delle vendite di diamanti direttamente nelle casse del Tesoro, senza farli passare come semplici profitti societari. Una manovra che metterebbe a disposizione del governo nuovi strumenti per raggiungere l’ambizioso obiettivo di crescita annunciato dal presidente Robert Mugabe: il 5.4% nel 2010.