Presentato nuovo esecutivo
Il premier Tsvangirai ha licenziato 4 ministri membri del suo partito e rinunciato alla presenza di Roy Bennett nell’esecutivo. Mano tesa verso Mugabe, mentre a Tel Aviv il Kimberly Process dà il via libera alla commercializzazione dei diamanti “insanguinati” di Marange. Protesta la società civile.

A sorpresa, ieri, il primo ministro dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, ha sostituito 4 membri del suo esecutivo, tutti appartenenti al suo partito, il Movimento per il Cambiamento Democratico (Mdc). Un mossa che ha colto impreparati gli stessi interessati, tra cui figura il ministro dell’Energia e quello della Casa.

La lista dei membri del nuovo governo è stata presentata oggi al presidente Robert Mugabe. Confermato il ministro delle Finanze, Tendai Biti. Fuori, invece, Roy Bennett, tesoriere dell’Mdc, designato vice ministro dell’agricoltura nel febbraio 2009.
La nomina di Bennett, ex proprietario terriero bianco, aveva suscitato la dura opposizione del partito del presidente Mugabe, lo Zanu-Pf.

Dal 2009, infatti, l’esponente dell’Mdc è stato ripetutamente arrestato, con l’accusa di terrorismo. Nonostante l’assoluzione sia arrivata, lo scorso mese, la procura intende presentare ricorso contro la decisione dei giudici.
Il caso Bennett è stato all’origine della abusi subiti dai membri del suo partito.
Il “sacrificio” del designato vice ministro, potrebbe significare una mano tesa verso il rivale Mugabe, nel tentativo di portare a termine la stesura della nuova Costituzione, necessaria per giungere a nuove elezioni.

 

 

I diamanti “insanguinati”
Mentre in “casa” si discute sui nuovi assetti politici, a Tel Aviv, in Israele, si è conclusa, ieri sera, l’ennesima puntata del Kimberly Process (Kp), l’organizzazione nata per prevenire, attraverso un sistema di certificazione, la commercializzazione dei cosiddetti diamanti “insanguinati”.

Ancora una volta i delegati presenti al vertice del Kp non sono riusciti a trovare un accordo sulla sospensione del paese dal sistema di certificazione internazionale. Nonostante l’appello avanzato da organizzazioni della società civile come Global Witness e Human Rights Watch, gli abusi e le violenze commesse dall’esercito nei confronti dei lavoratori-schiavi delle miniere della regione orientale di Marange, non sono stati sufficienti a sospendere il commercio delle pietre provenienti dall’area.

Appena un giorno prima, martedì 22 giugno, un attivista per i diritti umani in Zimbabwe, Farai Maguwu, impegnato a denunciare gli abusi commessi nella zona, si è visto negare la libertà su cauzione. Maguwu è stato arrestato il 3 giugno, dopo aver incontrato la commissione di inchiesta del Kp, inviata ad indagare sulle ripetute denuncie.
Le miniere di Marange sono considerate uno dei depositi di diamanti più grandi al mondo. Il ricavato dalla vendita delle pietre potrebbe significare un vera e propria boccata di ossigeno per il regime di Mugabe.

L’economia dello Zimbabwe è infatti duramente provata dalle sanzioni internazionali imposte dopo le violenze seguite alle elezioni del 2008. Secondo il governo di Harare, saranno necessari almeno 10 miliardi di dollari per risollevare il paese.
Nonostante l’insediamento, nel febbraio 2009, di un governo di unità nazionale, le divisioni politiche continuano, però, a bloccare ogni trattativa per uscire dalla crisi.