“Indebolire il controllo elettorale, le nomine giudiziarie o le commissioni indipendenti erode la fiducia della popolazione e acuisce le ferite presenti nella società”. Questo uno dei passaggi del messaggio pastorale emanato dalla Conferenza episcopale cattolica dello Zimbabwe (ZCBC) lo scorso 20 marzo in merito alla modifica costituzionale approvata a febbraio dal governo.
Il provvedimento prevede tra l’altro di estendere i mandati presidenziali e parlamentari da cinque a sette anni, prolungando così fino al 2030 il mandato del presidente in carica, l’84enne Emmerson Mnangagwa.
Il cambio costituzionale includerebbe inoltre la sostituzione dell’elezione presidenziale diretta da parte del popolo con quella parlamentare e il controllo dell’esecutivo sulle principali istituzioni statali.
“Il disegno di legge di modifica della Costituzione mette in discussione le fondamenta stesse della nostra convivenza”, sostengono i vescovi, unendosi così ai partiti di opposizione, tra cui il principale, cioè la Coalizione dei cittadini per il cambiamento (CCC) e la società civile in genere, che contestarono la proposta di legge avanzata nel 2025 e ora al vaglio del parlamento.
Opposizione che soffre peraltro di una perdurante debolezza strutturale dopo quasi mezzo secolo di dominio di un unico partito politico, lo ZANU-PF.
I vescovi insistono che la proposta di modica costituzionale “solleva interrogativi profondi sulla governance, sul rapporto di fiducia tra governo e popolazione e sul perseguimento del bene comune, ovvero le condizioni che consentono a ogni persona e comunità di prosperare con dignità e in pace”.
E ribadiscono: “Le proposte che trasferiscono il potere dall’elettorato a pochi – come l’indebolimento delle elezioni presidenziali dirette, la proroga dei mandati senza un nuovo consenso o l’elusione di garanzie come i referendum – minano la fiducia nelle istituzioni”.
In conclusione i pastori cattolici sottolineano che “gli organi elettorali, giudiziari e di riconciliazione devono servire ogni cittadino in modo equo, promuovendo la guarigione nella nostra terra divisa”.