Gli affari del presidente – Nigrizia ottobre
In Sudafrica, il leader dell’Anc, già indagato per corruzione e per stupro, ha costruito una fitta rete di intrecci economici, grazie a 8 fondazioni no profit che beneficiano di importanti investimenti privati. Il mistero del progetto di un’intera città a lui dedicata, ma che, al momento, ha solo permesso di finanziare la ristrutturazione dell’immensa villa in cui vive.

Si chiama Jacob Gedleyihlekisa Zuma, classe 1942, è il presidente del Sudafrica dal 23 aprile 2009. Già leader dell’African national congress (Anc), fu a capo delle lotte contro l’apartheid al fianco di Nelson Mandela. Nel 1963 fu arrestato e imprigionato per dieci anni a Robben Island, la stessa colonia penale dove fu detenuto Mandela per diciassette anni, dopo l’arresto avvenuto nel 1962. Zuma, dopo la scarcerazione, proseguì l’attività clandestina. Perseguitato dalle autorità boere, nel 1975 fuggì in esilio volontario in Mozambico per fare ritorno in Sudafrica solo nel 1990, prendendo parte al processo di ricostruzione democratica del paese.

Con un simile curriculum alle spalle, mai ci si aspetterebbe di vedere il suo nome legato a loschi affari, traffici e corruzione. Eppure Zuma è oggi al centro di molti sospetti. E mentre i guai giudiziari si moltiplicano, lui grida al complotto. Uno stinco di santo, però, non è mai stato. Già nel 2005 fu sollevato dal suo ruolo di deputato dall’allora presidente Thabo Mbeki per uno scandalo legato all’acquisizione di appalti militari. La vicenda risale al 1999 quando il Sudafrica investì 4,8 miliardi di dollari per modernizzare l’esercito in un’operazione che comprendeva l’acquisto di aerei e pattugliatori navali da cinque gruppi europei, tra cui la svedese Saab, la britannica BAE-System e la compagnia francese Thales. Diversi politici di alto rango e uomini d’affari sudafricani avrebbero ricevuto tangenti in cambio dei contratti: l’ex consigliere finanziario di Zuma, Schabir Shaik, è stato condannato a 15 anni di carcere. Il gruppo svedese Saab ha ammesso di aver pagato 24 milioni di rand (2,5 milioni di euro) in tangenti per fissare il contratto del Sudafrica. Lo scandalo travolse l’Anc coinvolgendo persino l’allora presidente Mbeki. Zuma fu processato con l’accusa di corruzione, frode, riciclaggio di denaro e racket ma le accuse contro di lui vennero ritirate dalla Procura generale sudafricana il 6 aprile 2009, poco prima della sua elezione a presidente. I magistrati parlarono espressamente di interferenze politiche.

Nel 2005 fu sottoposto a processo per stupro ai danni di una ragazza sieropositiva. Nel 2006 il tribunale chiuse il caso sentenziando che si trattò di un atto consensuale. L’opinione pubblica criticò l’irresponsabilità di Zuma che aveva dichiarato di non aver usato il preservativo, limitandosi alla doccia per limitare il rischio di contagio.

 

La rete familiare

Il susseguirsi di scandali non ha, tuttavia, turbato la quiete familiare: il suo clan (Zuma è poligamo e ha, attualmente, cinque mogli e una ventina di figli) gestisce infatti una rete di potere clientelare grazie alla quale, negli anni, ha prima consolidato la sua posizione e poi ottenuto la poltrona presidenziale. A fare luce su questa vicenda è stato Jonathan Erasmus, giornalista del quotidiano sudafricano Mail&Guardian in un’inchiesta dal titolo From Zuma.Inc to Zuma.Org con un occhiello che dice già tutto: Il clan Zuma lavora nel settore del no-profit o nel traffico d’influenze?. Secondo l’inchiesta, Zuma sarebbe infatti a capo, direttamente o indirettamente, di otto fondazioni dedite, ufficialmente, al no-profit, finanziate da multinazionali e imprenditori sudafricani operanti per lo più nel settore minerario. Il giornalista cita espressamente la multinazionale dei diamanti De Beers, che ha confermato al Mail&Guardian di aver donato 400mila rand (circa 40mila euro) nel 2010 alla Jacob Zuma Rdp Education Trust. È questa la prima fondazione creata da Zuma nel 1995, quando era assessore al commercio nella provincia del KwaZulu-Natal. Ufficialmente il suo scopo è finanziare, attraverso borse di studio, gli studenti meritevoli di umili origini favorendo il loro percorso universitario. Ma l’inchiesta del Mail&Guardian parla chiaro: «Le imprese che finanziano la Jacob Zuma Rdp Education Trust sono le stesse che si aggiudicano le più importanti gare d’appalto». E cita l’esempio della Edu Solutions, casa editrice specializzata in testi scolastici, che dopo aver finanziato la fondazione del presidente sudafricano ha ottenuto dal ministero della pubblica istruzione il monopolio per la distribuzione di libri di testo per le scuole elementari, medie e superiori in quattro province. Un giro d’affari, secondo l’inchiesta di Erasmus, pari a un miliardo di rand all’anno, circa cento milioni di euro.

Le fondazioni che fanno capo a Zuma servono, quindi, da tramite per ottenere il via libera a più ingenti affari. Teatro per le trattative è l’evento mondano più importante del paese, il Presidential Address Golf Challenge, organizzato nientemeno che dal dipartimento dei servizi pubblici. È invitata l’élite politica, finanziaria e imprenditoriale sudafricana e i partecipanti fanno a gara con le donazioni. In cambio, spiega il Mail&Guardian, ottengono la possibilità di cenare con il presidente Zuma. «Questi incontri – scrive il quotidiano sudafricano – sono la base per decidere affari e alleanze politiche, pianificare strategie finanziarie e leggi economiche utili a questo o quel soggetto economico». Compreso il mondo sindacale. (…)

 

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