Camerun

2° secolo a. C.: i bantu, originari della regione, iniziano la loro espansione verso l’est e il sud dell’Africa. 1520: i portoghesi avviano piantagioni di zucchero e cominciano la tratta degli schiavi. 1600: gli olandesi si sostituiscono gradualmente ai portoghesi nel commercio schiavista. 1884: inizia la penetrazione tedesca; stabilito un concordato con il re dei douala; 1885: la Conferenza di Berlino assegna il Camerun alla Germania.

 

1911: con il trattato di Fez, la Francia cede alla Germania i territori ad est e sud del Marocco (conosciuti come Neukamerun) al Camerun. 1916: forze militari britanniche, francesi e belghe scacciano i tedeschi dal paese; il Neukamerun è separato dal Camerun. 1919: la Dichiarazione di Londra divide il paese tra Gran Bretagna (20% del territorio, non contiguo, diviso in Camerun Settentrionale e Camerun Meridionale) e Francia (80%, il Camerun Francese). 1922: la Lega delle Nazioni conferisce ai due paesi europei il mandato sulle rispettive zone amministrative. 1946: i mandati dell’Onu sono rinnovati

 

1948-1960: nel Camerun francese nascono oltre 100 associazioni politiche, tra cui l’Unione dei popoli camerunesi (Upc), creata da sindacalisti e diretta da Rubem Um Nyobé; l’Upc domanda la riunificazione dell’intero territorio e l’indipendenza, e organizza una lunga serie di azioni di protesta. 1956: l’Upc è dichiarata illegale e i dirigenti fuggono nella zona occidentale britannica, dove organizzano la guerriglia; Rubem Um Nyobé è ucciso; l’Upc crea zone libere nella foresta e organizza forme di governo autonomo. 1958, dicembre: il Camerun Francese diventa autonomo in seno alla Comunità francese, con André-Marie Mbida, leader dei Democratici camerunesi, come primo ministro; in seguito a una crisi di governo, Ahmadou Ahidjo, leader dell’Unione nazionale del Camerun (Unc), succede a Mbida e persegue una politica di riunificazione.

 

1960, 1° gennaio: il Camerun francese ottiene l’indipendenza e diventa Repubblica del Camerun; 5 maggio: Ahidjo è eletto presidente. 1961: dopo un referendum, il Camerun Meridionale si unisce alla Repubblica del Camerun (che diventa repubblica federale), mentre il Camerun Settentrionale si unisce alla Nigeria. 1961-63: insurrezione su larga scala (forse organizzata dall’Ups), domata con l’aiuto di forze francesi. 1966: i sei principali partiti politici si fondono nell’Unione nazionale camerunese (Unc), l’unico partito legalmente riconosciuto. 1972: nuova costituzione; il paese diviene Repubblica Unita del Camerun.

 

 

1982, novembre: il presidente Ahmadou Ahidjo dà le dimissioni e il primo ministro Paul Biya gli succede. 1983: Ahidjo, accusato da Biya di aver orchestrato un colpo di stato (si dice che si è pentito di aver dato le dimissioni), è costretto all’esilio. 1984, gennaio: Biya è eletto presidente con il 99,98% dei voti; banditi i partiti politici; l’Unc cambia nome e diventa Raggruppamento democratico del popolo del Camerun (Rdpc). 1986: gas velenosi, provenienti dal lago Nyos, uccidono circa 2.000 persone.

 

1992, ottobre: Biya è rieletto presidente nelle prime elezioni multipartitiche; continua la politica della “mano dura”; censura sulla stampa; sospesa la carica di primo ministro; John Fru Ndi, leader del Fronte social-democratico (Fsd), principale forza di opposizione, si autoproclama presidente; il governo instaura lo stato di emergenza e mette agli arresti domiciliari il capo dell’opposizione e i suoi principali collaboratori; gli Usa sospendono gli aiuti al paese; Biya libera Fri Ndu.

 

1994: scontri armati tra Camerun e Nigeria per il possesso della penisola di Bakassi, ricca di petrolio. 1996, gennaio-maggio: nuovi scontri armati tra le due nazioni, che, a maggio, accettano la mediazione dell’Onu. 1997: maggio, il partito di Biya (che ha mutato nome in Movimento nazionale democratico camerunese – Mndc) ottiene la maggioranza in parlamento, tra accuse di irregolarità; ottobre: Biya è riletto in una elezione boicottata dai principali partiti dell’opposizione e tra le molte contestazioni. 1998: Transparency International classifica il Camerun la nazione più corrotta del mondo.

 

2000: giugno, la Banca mondiale approva il finanziamento di un oleodotto che unisce Camerun e Ciad; ottobre, nonostante le forti critiche dei gruppi ambientalisti e degli attivisti per i diritti umani; ottobre: la chiesa cattolica denuncia la corruzione, affermando «che la piaga ha ormai permeato ogni fibra del tessuto sociale». 2001, giugno: Global Forest Watch riporta che l’80% della “foresta indigena” nazionale è stata assegnata a ditte impegnate nel taglio del legname; ottobre: la tensione tra il governo e i separatisti (che chiedono l’indipendenza per le regioni anglofone) degenera in scontri (tre morti e molti arresti).

 

2002: luglio, l’opposizione denuncia numerose frodi nelle elezioni parlamentari e comunali; ottobre: la Corte di giustizia internazionale concede al Camerun la sovranità sulla penisola di Bakassi; la Nigeria si rifiuta di concedere la penisola al Camerun per almeno altri tre anni. 2003, dicembre: Lagos consegna al Camerun 32 villaggi come parte dell’accordo. 2004, gennaio: Nigeria e Camerun si accordano di pattugliare insieme i confini comuni; settembre: la Nigeria non rispetta la data imposta per la consegna dell’isola di Bakassi; novembre: Biya ottiene un nuovo mandato di 7 anni come presidente.

 

2006, giugno: la Nigeria ritira le sue truppe dalla penisola di Bakassi; il Club di Parigi cancella il debito estero del Camerun (3,5 miliardi di dollari); agosto: cerimonia ufficiale di passaggio della penisola al Camerun; dicembre: l’Acnur riporta la presenza in Camerun di 30mila rifugiati dal Ciad e dalla Repubblica Centrafricana (arrivati negli ultimi 18 mesi). 2007, luglio: alle elezioni politiche il partito di Biya mantiene la maggioranza in parlamento; novembre: militanti nigeriani uccidono 21 soldati camerunesi nella penisola di Bakassi; il senato nigeriano rigetta l’accordo sulla consegna della penisola al Camerun.

 

2008, gennaio: Biya dice di voler cambiare la costituzione per consentirgli di estendere il proprio mandato presidenziale; febbraio: sciopero generale per il rincaro del carburante; dimostrazioni anti-governative nella capitale Yaoundé (17 morti); aprile: il parlamento emenda la costituzione per consentire a Biya di candidarsi per la terza volta nel 2011; l’opposizione parla di “golpe costituzionale”; agosto: la Nigeria (ri)consegna al Camerun la penisola di Bakassi; ottobre: Nigeria e Camerun si accordano per operare insieme contro attacchi di miliziani e pirati.

 

2009, marzo: Benedetto XVI visita Yaoundé e dice che la pacifica coesistenza tra musulmani e cristiani nel paese dovrebbe essere vista come un esempio per le altre nazioni africane; settembre: il capo delle forze di sicurezza è licenziato, dopo indiscrezioni su un tentativo di colpo di stato; novembre: muoiono 5 persone in un sospetto attacco pirata a una nave che faceva rotta verso una piattaforma petrolifera nella parte camerunense del golfo di Guinea.

 

2010, aprile: il direttore del Cameroon Express, Bibi Ngota, arrestato in febbraio, muore in prigione «per cause sconosciute»; settembre: ufficiali delle forze di sicurezza sono licenziati accusati di aver ordito un golpe.

2011, gennaio: il Camerun si assicura un prestito dalla Cina per la costruzione del porto di Kribi, dove termina l’oleodotto proveniente dal Ciad; ottobre: Biya vince le elezioni presidenziali (78% dei voti); l’opposizione rifiuta di riconoscere i risultati, e parla di frodi.

 

2012, febbraio: centinaia di elefanti uccisi nel parco nazionale di Bouda Ndijida, probabilmente per mano di bande armate sudanesi e ciadiane dedite al bracconaggio d’avorio; settembre: il ministro Marafa Jamidou Yaya è imprigionato per aver intascato 29 milioni di dollari destinati al pagamento dell’aereo presidenziale; novembre: Biya festeggia i suoi 30 anni al potere, mentre la polizia disperde manifestazioni di protesta inscenate dall’opposizione.

 

2013, febbraio: la Francia invita i suoi cittadini a lasciare il Camerun, dopo un rapimento di una famiglia (7 membri) da parte di militanti islamisti presso il confine con la Nigeria; la famiglia viene rilasciata due mesi dopo; la Francia nega di aver pagato un riscatto; agosto: Biya ordina la chiusura di circa 100 chiese pentecostali in città chiave, citando pratiche criminali organizzate dai loro pastori, i quali giudicano la decisione come una prova dell’insicurezza del presidente circa la critiche mosse dalle chiese nei confronti del governo; ottobre: alle elezioni legislative il partito di Biya mantiene la maggioranza in parlamento.

 

2014, gennaio: in sacerdote francese è sequestrato da islamisti armati nel nord del Camerum; verrà liberato in novembre; maggio: il governo invia 1.000 soldati a pattugliare il confine con la Nigeria, per contrastare possibili incursioni e sequestri di persona da parte dei militanti nigeriani di Boko Haram; agosto: Aboubakar Siddiki, presidente del Movimento patriottico di salvezza nazionale, il principale partito di opposizione del Camerun, è arrestato, accusato di aver fatto parte di un complotto per destabilizzare il paese; arrestato anche Abdoulaye Harissou, uno dei notai più famosi del Camerun, accusato di omessa denuncia; sono trattenuti in una struttura dei servizi segreti (e, si pensa, sottoposti a torture); ottobre: 27 persone sequestrate da Boko Haram in Camerun nei mesi precedenti (tra cui 10 tecnici cinesi e la moglie del vice primo ministro) sono liberate.

 

2015, gennaio: il Ciad promette al Camerun appoggio militare contro Boko Haram; ottobre: il presidente americano Barack Obama autorizza l’invio in Camerun di 300 militari che compiranno operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione nella lotta contro Boko Haram.

 

2016, gennaio; inizia il processo contro Aboubakar Siddiki e Abdoulaye Harissou, in un clima persecutorio; molti testimoni rinunciano a presentarsi per timore di ritorsioni, e il presidente della giuria si rifiuta di prendere in considerazione le denunce degli avvocati difensori secondo cui i loro clienti erano stati costretti a confessare sotto tortura; luglio: è posata la prima pietra dell’impianto idroelettrico da 30 megawatt, alimentato dalla diga di Lom-Pangar, che dovrebbe fornire energia a 150 villaggi nell’est del paese; secondo le stime della Banca Africana per lo Sviluppo sarebbero 10 milioni gli abitanti ancora privi di elettricità in Camerun; novembre: violente proteste contro l’imposizione del francese nelle regioni anglofone del paese.

 

2017, marzo-novembre: forti agitazioni tra le minoranze anglofone nelle regioni del nord e del sud-ovest, che inscenano prolungate proteste contro l’avvertita emarginazione e chiedono l’indipendenza; aprile: la Conferenza episcopale cattolica, in una lettera indirizzata a tutti i camerunesi, esprime la sua opposizione alla divisione del paese, ma chiarifica: «C’è quella che chiamiamo la “decentralizzazione del potere”: dare una maggiore autonomia alle regioni è richiesto dalla nostra Costituzione, ma questo non è mai stato applicato»; luglio: Amnesty International sostiene che le forze di sicurezza camerunesi hanno torturato e ucciso decine di persone sospettate di essere membri del gruppo islamista nigeriano Boko Haram; 1° ottobre: la parte anglofona del sud del Camerun si dichiara indipendente: ha un nome (Ambazonia), una bandiera, un inno nazionale, dei confini, e un leader, o capo di Stato, Sisiku Ayuk Tabee; il “nuovo stato” vorrebbe essere riconosciuto indipendente dal resto del mondo; il governo decreta il coprifuoco nel sud-ovest e nel nord-ovest del paese; scontri con gli agenti delle forze di sicurezza causano 17 morti; la Commissione episcopale “Giustizia e Pace” pubblica un comunicato nel quale si esprime l’indignazione della Chiesa «per la persistenza della crisi anglofona», e si rinnova l’appello, «rivolto a tutti i protagonisti della crisi, a cercare la pace attraverso il dialogo alla luce della verità»; 30 ottobre: un tribunale militare condanna Aboubakar Siddiki per «azioni ostili contro la madrepatria, atti rivoluzionari e disprezzo nei confronti del presidente», e Abdoulaye Harissou a tre anni di carcere; nelle 26 udienze dei 22 mesi di processo la pubblica accusa non è stata in grado di presentare alcuna prova; novembre: 4 soldati uccisi nella regione anglofona, si sospetta per mano dei separatisti; un vasto incendio devasta la sede del parlamento del Camerun nella capitale, Yoaundé; dicembre: la corte marziale di Yaoundé annulla la condanna a 10 anni di carcere inflitta il 24 aprile 2016 ad Ahmed Abba, giornalista di Radio France International.

 

2018, gennaio: una donna, con una cintura-bomba, si fa esplodere in un bar di Bia, nel nord del Camerun, presso il confine con la Nigeria, uccidendo una persona e ferendone altre 28; quattro persone uccise e due rapite in due attacchi degli islamisti di Boko Haram in Kolofata, una città nel nord del Camerun, presso il confine con la Nigeria; secondo il Gruppo internazionale di crisi, dal 2014, da quando cioè il Camerun ha cominciato a combattere i terroristi di Boko Harum, il gruppo islamista ha ucciso almeno 2.000 persone (civili e militari) e rapito altre 1.000; 5 gennaio: il presidente del movimento separatista del Camerun anglofono, Sisiku Ayuk Tabee, è arrestato ad Abuja (Nigeria); fine gennaio: Ayuk Tabee e 46 suoi sostenitori sono estradati dalla Nigeria e consegnati alla giustizia camerunese; 1° febbraio: forze camerunesi entrano in Nigeria, dove si sono rifugiati migliaia di cittadini provenienti dal Camerun anglofono, alla ricerca di esponesti secessionisti; 2 febbraio: due poliziotti e 4 civili uccisi; la Nigeria garantisce al Camerun che non consentirà ai secessionisti di usare il proprio territorio per destabilizzare la vicina nazione; il Dipartimento di stato americano condanna la crescente violenza nelle regioni anglofone del Camerun; l’Unione europea si appella al governo camerunese perché usi solo “forza proporzionata” per sedare la rivolta; l’esercito camerunese nega di aver mai fatto ricorso ad “atrocità” nel combattere i secessionisti; fonti ufficiali parlano di 23 poliziotti e soldati uccisi, man non danno cifre sulle morti di civili o attivisti separatisti; 11 febbraio: imposto il coprifuoco notturno per una settimana, per paura di attacchi dei separatisti; 13 febbraio: sparisce nel nulla Namata Diteng, vice capo del distretto anglofono di Batibo; la sua automobile è trovata bruciata in una zona isolata; Boko Haram uccide 5 civili e ne ferisce altri in un attacco notturno; 23 febbraio: John Fru Ndi, veterano dell’opposizione e perenne sfidante di Biya alle elezioni presidenziali (ha perso nel 1992, 2004 e 2012; ha boicottato lo scrutinio nel 1997), dichiara di non volersi candidare nelle elezioni di quest’anno; 5 marzo: in una regione in rivolta, viene bandita per un mese la possibilità di viaggiare di notte.

 

(Aggiornato al 9 marzo 2008)

Nome ufficiale: Repubblica di Camerun
Superficie
: 475.442 km2
Capitale
: Yaoundé (3.066.000 di abitanti)
Lingue
: inglese e francese (ufficiali); circa 200 lingue locali (sudanesi, bantu e semi-bantu)
Sistema politico
: repubblica semi-presidenziale
Indipendenza
: 1° gennaio 1960 (dal protettorato francese su mandato Onu)
Capo di stato
: Paul Biya (dal 6 novembre 1982)
Primo ministro
: Philemon Yang (dal 30 giugno 2009)
Religioni
: cattolici (38,4%); protestanti (26,3%), altri cristiani (4,5%), seguaci delle religioni tradizionali (10,8%), musulmani (20%)

 


Popolazione

Abitanti: 25.995.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici
: camerunesi delle regioni montuose (31%), bantu equatoriali (19%), kirdi (11%), peul (10%), bantu settentrionali (8%), negroidi orientali (7%), altri africani (13%), non africani (>1%)
Crescita demografica annua
: 2,56% (2017)
Tasso di fertilità
: 4,64 figli per donna (2017)
Popolazione urbana
: 55,5% (2017)
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 87,9/1.000
Speranza di vita
: 59 anni
Analfabetismo
: 25%
Prevalenza Hiv
: 3,8% (stime 2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 45,8%
Accesso all’acqua potabile
: 75,6%

 


Economia

37,5% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà
Indice di sviluppo umano
: 0,518 (153° su 188 paesi)

Prodotto interno lordo: 39,65 miliardi di dollari (81,55 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 1.525 dollari (3.400 a parità di potere d’acquisto nel 2012)
Crescita economica annua
: 4% (stime 2017)
Inflazione
: 9,7% (2017)
Risorse naturali
: petrolio, bauxite, minerali di ferro, legname, risorse idriche
Prodotti agricoli
: caffè, cacao, cotone, caucciù, banane, manioca, semi per olio, cereali, bestiame, legname
Esportazioni
: greggio e prodotti petroliferi, alluminio, legname, cacao, caffè, cotone (5,16 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni: macchinari, equipaggiamento elettrico e per i trasporti, carburante, cibo (5,33 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero
: 8,36 miliardi di dollari (fine 2017)

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