Dibattito sulla riforma della cooperazione
Alcuni esponenti della cooperazione italiana replicano alla presa di posizione di padre Zanotelli contro la riforma della cooperazione. Pira: “Non si può restare unicamente legati al passato maledicendolo e non provando a correggere ciò che non funziona”. Anche Sergi di Intersos sfida il missionario comboniano.

Dopo il voto alla Camera, la nuova riforma della cooperazione tornerà al Senato per la terza lettura. Una riforma che conclude un percorso iniziato almeno 15 anni fa e che va a cambiare radicalmente l’impostazione della legge 49 del 1987. E su questa riforma, sui cui principi Nigrizia aveva intervistato a lungo il vice ministro degli esteri Lapo Pistelli si sta aprendo con fatica un dibattito. Alcune ong ne sono entusiaste ed anche parlamentari assai attenti e sensibili a questi temi, come Lia Quartapelle hanno espresso giudizi positivi. Per nulla in linea con questo clima positivo l’intervento, pubblicato anche da Nigrizia, di padre Alex Zanotelli che ha criticato l’impostazione di fondo della riforma, troppo sbilanciata a rilanciare gli affari delle imprese italiane nel sud del mondo invece che tesa a sanare le ferite degli impoveriti.

Intervento che ha sollecitato la riflessione di più lettori. Nino Sergi, storico presidente di Intersos, ha scritto una lettera aperta a padre Alex come post all’articolo pubblicato sulla pagina Facebook di Nigrizia e in fondo a questo pezzo. E articolata è pure la riflessione del cooperante Vincenzo Pira, che non solo cerca di ribattere punto per punto alle tesi zanotelliane. Ma che si chiede pure dove siano finite, in questo dibattito, le voci dei missionari e delle loro riviste. Le trova silenti, quando invece sono state tonanti nelle fasi di elaborazione della legge del 1987.

Riportiamo di seguito l’ intero l’intervento di Vincenzo Pira.

 

Ho letto l’intervento di padre Alex Zanotelli sulla proposta di riforma della legge di cooperazione internazionale dell’Italia ospitato da Nigrizia.  

Padre Zanotelli non salva nulla e appellandosi al suo essere “missionario che ha vissuto sulla sua pelle, il dramma di chi vive nei bassifondi della vita e della storia, un credente in Dio che vuole vita piena per tutti i suoi figli/e” chiede “al governo Renzi di ritirare e di riscrivere questo disegno di legge che è uno schiaffo sia alla dignità del popolo italiano che alla dignità dei tre miliardi di impoveriti nel mondo”.

Sarebbe utile capire nel dibattito generale quanto questa posizione sia condivisa nel mondo missionario e nell’associazionismo cattolico.

Chi scrive si occupa di cooperazione internazionale  dal 1976. Ho lavorato come volontario per 8 anni con i missionari della Diocesi di Roraima in Brasile in difesa dei diritti degli indios e poi ho continuato, fino ad oggi, a collaborare con diverse entità laiche e cattoliche in questo settore.

Mi permetto pertanto di interloquire per dare un diverso punto di vista e invitare altri a partecipare al confronto.

Per comodità e coerenza riprendo punto per punto la comunicazione di padre Zanotelli:

  1. Non è il governo Renzi che vuole affrettare l’approvazione di questo disegno di legge. Sono i diversi soggetti che si occupano di questo, sono gli organismi internazionali di cui l’Italia fa Parte (ONU, OCSE; UE) è il Parlamento che ne discute ormai da vent’anni.  E gli organismi di volontariato, le associazioni e le ONG hanno partecipato attivamente sia al dialogo sia alla mediazione per trovare risposte adeguate ai diversi problemi nati nell’elaborazione della legge. I missionari e le loro riviste hanno in passato preso posizioni molto definite. Nell’ultimo periodo l’attenzione è diminuita e la loro influenza lo stesso.
  2. Che la cooperazione internazionale dell’Italia abbia vissuto momenti disastrosi è un dato indiscutibile e le denunce fatte hanno un fondamento da non dimenticare. Ma non si può restare unicamente legati al passato maledicendolo e non provando invece a correggere ciò che non funziona. E la proposta di legge in fase di approvazione va in tal senso.
  3. “Riassumere le quaranta pagine della nuova legge quadro del governo Renzi con la stessa parola: business-affari” non è oggettivamente un giudizio riduttivo ma è una conclusione strumentale alla tesi che si vuole difendere forzando, per amor di tesi, più di quanto effettivamente la legge dica. E questo non è politicamente corretto.  Una legge approvata con diversi emendamenti da tutte le componenti politiche, frutto di mediazioni alte non può essere ridotta a “ideologia portante del governo Renzi”. Una analisi anche “passionale” deve essere fatta con onestà scientifica, lealtà intellettuale e  attenzione a evitare preconcetti . Altrimenti si cancella la ricerca del vero che non deve essere estranea non solo all’impegno politico ma anche a quello etico e civile.
  4. In Parlamento i gruppi di SEL e del Movimento 5 Stelle sono stati molto critici su vari punti e hanno svolto un ruolo propositivo che ha corretto e integrato molti punti in coerenza con le critiche fatte da padre Zanotelli. Alla fine anche loro convengono che la mediazione fatta sia un passo in avanti e non hanno votato contro ma si sono astenuti. 
  5. La nuova legge prende atto del fallimento della strategia “assistenziale” che ha caratterizzato 60 anni di cooperazione internazionale e ne propone un superamento già dall’uso delle parole. Cancella il termini “Aiuti” e parla di “partenariato e cooperazione”. Assume i paradigmi elaborati negli ultimi anni dalla comunità internazionale nei Forum OCSE DAC :  “Nel realizzare le iniziative di cooperazione allo sviluppo l’Italia assicura il rispetto dei princìpi di efficacia concordati a livello internazionale, in particolare quello della piena appropriazione dei processi di sviluppo da parte dei Paesi partner, dell’allineamento degli interventi alle priorità stabilite dagli stessi Paesi partner e dell’uso di sistemi locali, dell’armonizzazione e coordinamento tra donatori, della gestione basata sui risultati e della responsabilità reciproca; di criteri di efficienza, trasparenza ed economicità, da garantire attraverso la corretta gestione delle risorse ed il coordinamento di tutte le istituzioni che, a qualunque titolo, operano nel quadro della cooperazione allo sviluppo…”
  6. Assume criticamente il concetto di “sviluppo” proponendo di superare il significato di  “crescita economica” per definirlo come centrato sulle esigenze della persona (sviluppo umano) e sul rispetto dell’equilibrio ecologico e sui diritti delle nuove generazioni (sostenibilità).
  7. Personalmente credo che sia utile che la nuova legge venga approvata al più presto. Deve andare in seconda lettura al senato e vi è il rischio di incidenti di percorso che possono rendere il lavoro fatto del tutto inutile (rischio di elezioni anticipate come è già  successo in passato). Alcuni  aspetti (per esempio il ruolo del settore privato che preoccupa tanti e la valorizzazione delle nuove generazioni e del volontariato)  possono essere meglio definiti nei regolamenti applicativi. Non tutto deve essere nella Legge.
  8. Concludendo, credo non sia sufficiente approvare una buona legge per la cooperazione internazionale dell’Italia se non vi è poi una sua applicazione coerente e disciplinata prevedendo sanzioni per chi non compie con il proprio mandato.  Negli ultimi decenni l’Italia ha visto anche in questo settore troppa lentezza, scarsa trasparenza nelle procedure in vigore che hanno rappresentato il principale ostacolo che si è dovuto affrontare per poter sviluppare un’azione più efficace e coerente.  La mancanza di risorse, i tempi, spesso lunghissimi, che intercorrono tra le diverse fasi delle istruttorie dei progetti rendono molto difficoltoso realizzare in modo credibile i progetti approvati e reso praticamente impossibile l’utilizzo dello strumento degli aiuti di emergenza nell’ambito della cooperazione bilaterale. Sono consapevole che non è sufficiente invocare l’approvazione di una nuova legge. Indipendentemente dalla sua approvazione, occorre confrontarsi da subito con le problematiche sottese all’identificazione di modalità e strumenti compatibili con i tempi e le caratteristiche operative della cooperazione internazionale. La scarsità delle risorse umane coinvolte costituisce un motivo in più per “ridisegnare” un sistema di procedure in grado di funzionare a partire dalla condizioni date. Un altro tema riguarda l’adozione di nuovi strumenti operativi capaci di riattivare in modo sostanziale la nostra cooperazione bilaterale e di rendere più agile l’utilizzazione del canale multilaterale. Altro aspetto riguarda il riconoscimento dei “nuovi attori” della cooperazione e come fare sistema tra tutti.   Dal garantire un monitoraggio e un sistema di valutazione indipendente passerà la possibilità che la nuova legge sia un successo o un fallimento. A partire dal Regolamento applicativo e dalla volontà politica di rispettare gli impegni presi e sottoscritti. 
  9. Su questo è importante prendere posizione e creare consapevolezza nei cittadini elettori  che le risorse della cooperazione internazionale non sono un costo ma un investimento non solo per garantire diritti e dignità all’umanità ma anche per i nostri interessi economici e di sicurezza.