Da Nigrizia di giugno 2010: in mostra a Londra
Dopo il grande impatto di “Kingdom of Ife”, con 100 sculture della città-stato nigeriana, sempre al British Museum si può andare alla scoperta della biodiversità sudafricana visitando il “South African Landscape”.

All’inizio del marzo scorso dalla Nigeria sono approdate sulle rive del Tamigi 100 fantastiche sculture dalla città-stato di Ife ed è subito stata magia. Per tre mesi, cento creazioni, in gran parte mai esposte prima in Inghilterra, si sono svelate agli occhi di migliaia di visitatori del British Museum, tutti affascinati da questa meraviglia di storia ed evocazione.

 

Ife, ritenuta il cuore spirituale della popolazione yoruba e patria di alcune delle più sfolgoranti creazioni dell’arte africana, fiorì nella Nigeria sud-occidentale, tra il 12° e il 15° secolo, come città-stato cosmopolita, ricca e potente, centro di commercio proiettato ben oltre i confini della regione, consentendo all’intera zona di divenire importantissima non solo per l’economia, ma anche per l’arte.

 

Così, creazioni naturalistiche in pietra, terracotta, ottone e lega di rame lanciarono in Africa un nuovo, ricco stile artistico ancora sconosciuto, dove il soggetto delle sculture varia dai giovani agli anziani, dalle donne ai ragazzi, dai ricchi ai poveri, dalla salute alla malattia, dal dolore alla gioia. Tra tutte spicca la fantastica maschera del re di Ife, dal nome suggestivo, Obalufon II, realizzata in bronzo: rappresenta una delle immagini più imponenti di tutta l’arte di Ife.

 

 

Mito e realtà

Secondo gli yoruba, la città di Ife era il centro della creazione del mondo e di tutte le specie animali e vegetali. In essa, ai confini tra la storia concreta di ogni giorno e il mondo fantastico delle divinità, venivano venerati i frutteti sacri, ritagliati dai boschi vicini. Alcuni di questi, in particolare quello di Ore, con i suoi monoliti di pietra, figure umane e di animali, e quello di Iwinrin, dove sono stati rivenuti frammenti di statue a grandezza naturale e teste in terracotta, hanno conservato per secoli le più grandi creazioni artistiche di Ife.

 

In altri siti, come quello di Ita Yemoo, sono state trovate due opere estremamente realistiche: la statua completa di un re e una splendida testa di regina in terracotta. Un elefante in terracotta e la testa di un ippopotamo, adorna di perle e gioielli, provengono dal cimitero reale di Lafogido.

 

Nelle sculture, soprattutto nelle figure umane, si ritrova un mondo raffinato e sereno, ma anche multiforme. Molte teste in terracotta, ad esempio, sono decorate con disegni sul volto. Alcune hanno striature particolari, forse indicanti diverse origini etniche e appartenenze a gruppi sociali anche esterni al regno. Altre, ancora, sono impreziosite di insegne regali o gioielli, a indicare il loro elevato stato sociale.

 

Una straordinaria serie di teste, quasi a grandezza naturale, in lega di bronzo, rivela una uniformità idealizzata di tratti, anche se ogni pezzo possiede chiare caratteristiche individuali. Alcuni studiosi hanno pensato che si tratti di sculture prodotte in uno spazio di tempo relativamente breve, e forse addirittura in un unico laboratorio artistico; qualcuno si è spinto a ipotizzare che si tratti di una serie di teste associate ai rituali connessi con l’ascesa al trono o la successione di nuovi re di altre città-stato yoruba, legate però a Ife da rapporti politici e commerciali.

 

Fu Leo Frobenius, noto archeologo tedesco, a portare alla luce il magnifico tesoro di Ife esattamente cento anni fa, nel 1910. Inizialmente, Frobenius credette di aver scoperto i resti della celebre Atlantide. Poi, osservando la sorprendente raffinatezza degli oggetti ritrovati, fu costretto a ricredersi: quell’arte non poteva essere frutto di una civiltà “arretrata”.

 

 

Culto del bello

È stata la Commissione nazionale dei musei e dei monumenti della Nigeria a fornire i reperti per la mostra “Kingdom of Ife”. I critici, sia nazionali che internazionali, hanno dedicato alla rassegna articoli entusiastici. Due dei maggiori quotidiani britannici ne hanno parlato ampiamente. Il Guardian ha scritto: «Si tratta di una mostra eccezionale anche per gli elevati standard richiesti negli ultimi anni dal British Museum». Il critico del Daily Telegraph ha usato toni non meno trionfali: «La qualità di tutto l’insieme – statue, teste e oggetti rituali – è sorprendente. Che cosa posso dire? Esposizioni come queste accadono solo una volta nella vita».

 

Il grande interesse della mostra è legato non solo alla straordinarietà dei reperti, alla loro bellezza e alla raffinata maestria degli artisti che li hanno realizzati (in più casi, si è ricorso alla fusione “a cera persa”), ma anche al fatto che Ife è rimasta nel tempo un importantissimo centro del popolo yoruba. Alcuni dei suoi antichi santuari sono tuttora frequentati e tracce dei riti dedicati a certe divinità venerate 10 secoli fa sono ancora rinvenibili nelle cerimonie odierne.

 

Dal punto di vista iconografico, alcune delle opere di Ife sono diventate nel tempo simboli di unità regionale e nazionale e di identità panafricana. Dopo l’indipendenza della Nigeria (1960), l’entusiasmo per copie e riproduzioni di opere d’arte antiche si è arricchito di valori simbolici e nostalgici. La cosiddetta “testa di Ori Olokun” (“dio della ricchezza” e “signore del mare”), dopo essere stata scelta come simbolo dei Giochi d’Africa del 1973, è stata adottata come logo da molte associazioni e istituzioni di tipo finanziario, commerciale ed educativo.

 

La grande mostra, che chiude il 6 giugno, era approdata a Firenze tra febbraio e luglio 2005, suscitando anche allora enorme interesse. Perché queste opere narrano di un popolo colto e di una civiltà raffinata, sia l’uno che l’altra tuttora presenti in Nigeria, dove il culto del bello rappresenta uno dei raggiungimenti più alti dell’arte africana.

 

 

Colori sudafricani

Contemporaneamente alla mostra “Kingdom of Ife”, ma aperto fino a ottobre, presso il British Museum e i Giardini botanici reali di Kew è stato allestito uno spazio espositivo dal titolo “South African Display”, che ha l’obiettivo di sottolineare la ricchezza e la diversità della vita vegetale del Sudafrica, un paese in cui si trova oltre il 10% di tutte le specie di piante esistenti sulla terra. Il visitatore ha la possibilità d’immergersi in una sorprendente biodiversità, caratterizzata da uno spettacolo esotico di profumi e colori, ammirare la riproduzione di famosi esempi di antichissime pitture murali, zigzagare tra specie rare di piante del deserto sudafricano e lasciarsi incantare da margherite blu, delicati gigli del Nilo e gerani dalle forme più strane.

 

Questo allestimento, che segue China Landscape del 2008 e India Landscape del 2009, rientra nell’ampio programma di eventi dedicati quest’anno all’Africa all’interno delle collezioni del British Museum, alcune delle quali sono state studiate per marcare il 50° anniversario dell’indipendenza di diciassette nazioni di quel continente, tra cui la Nigeria. Le Gallerie africane del museo, peraltro, espongono permanentemente oggetti e artefatti africani di grande interesse, come oggetti realizzati dai san e da tantissime altre etnie.

 

Il fascino del South African Landscape sta, ovviamente, nel ricostruire alcuni tipici panorami del Sudafrica, ma anche nel narrare in modo visuale e sentito il lavoro di conservazione della biodiversità che i due noti giardini londinesi hanno intrapreso in Sudafrica negli ultimi anni. Nota a molti è la Kew’s Millennium Seed Bank. Si tratta di un progetto che i giardini reali di Kew hanno iniziato, in collaborazione con il South African National Biodiversity Institute, per creare una “banca dei semi” in grado di conservare oltre 2.500 specie, ognuna documentata, 80% delle quali sono già giudicate rare e/o a rischio a causa della siccità o dell’uso improprio fatto dall’uomo. Nuovi sistemi di ricerca, raccolta, mantenimento e schedatura dei semi sono stati elaborati dai due istituti, in un progetto che coinvolge numerosi scienziati di varie nazionalità europee e africane.

 

Sempre presso il British Museum (stanza 69A) è in mostra, fino al 10 novembre, un’esposizione di monete, medaglie, timbri e francobolli raccolti in Africa negli ultimi 100 anni. Queste icone di storia raccontano il volto di un continente in movimento, che vede le proprie identità cambiare, ma sa mantenere intatto un profondo amore per le radici dei popoli che racchiude. Il display fa parte del London 2010 – Festival of Stamps (www.london2010.org.uk).




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