150 anni di Vangelo
È iniziata quel giorno la presenza missionaria nel paese dell’Africa occidentale. Benedetto XVI vi si recherà a novembre per fare memoria di questo avvenimento e per presentare gli esiti del 2° sinodo africano (nella foto, la cattedrale Nostra Signora degli Apostoli – Cotonou)

Il 18 aprile del 1861, padre Francesco Borghero delle Missioni africane di Lione sbarcava con il confratello spagnolo padre Francisco Fernandez a Ouidah, nel Dahomey (oggi Benin). Da allora, la presenza missionaria cattolica in quel paese dell’Africa occidentale non è mai venuta meno. Da buon cristiano e per esser vissuto e aver lavorato come missionario comboniano in quel paese, mi fa piacere fare “memoria” di quel giorno che ha marcato la storia missionaria dell’Africa occidentale.

Francesco Borghero era nato a Ronco Scrivia (Genova) nel 1830. Un contemporaneo di Daniele Comboni, dunque, nato l’anno dopo. Divenuto sacerdote, incontra “per caso” a Roma mons. Melchior de Marion Brésilliac, che due anni prima aveva fondato un istituto missionario a Lione. Lo segue. Il 5 gennaio 1861 parte per il Dahomey con altri due compagni, ma padre Edde, francese, muore in viaggio. Il 18 aprile, sbarca a Ouidah. E subito si butta nel lavoro di evangelizzazione. Non gli mancano le difficoltà, anche quelle da parte degli europei che “trafficano” sulla Costa degli schiavi, così come quella parte di Africa era conosciuta allora.

Viaggia tantissimo in nave, piroga, a piedi e a cavallo. Il suo spirito curioso si manifesta nella capacità di vedere e descrivere in termini appropriati tutto ciò che incontra. Ha lasciato un Diario (pubblicato dall’Emi di Bologna alcuni anni fa) che è uno dei documenti più interessanti della letteratura missionaria dell’epoca.

Memorabile la sua visita al re del Dahomey nella capitale Abomey, a 100 km a nord di Ouidah. Al re Glélé si presenta in abiti liturgici per far sapere che non è il rappresentante di nessuna potenza occidentale, ma soltanto di Dio e del papa di Roma. Il modo “strano” di vivere del missionario cattolico (niente donne, niente traffici o commercio…) incuriosisce il re. Che comunque vuole essergli amico. Darà al missionario il permesso di vivere nel suo regno e di evangelizzare. Ma non i suoi sudditi perché altrimenti, se accetteranno la dottrina del missionario, il suo regno decadrà.

Borghero passerà solo 4 anni in Dahomey. Sarà costretto a lasciare, anche per difficoltà legate al suo non essere francese in una missione francese e con i francesi che sempre più mettono la mano sul Dahomey. Ma quei pochi anni son serviti a mettere basi solide alla missione. Che si svilupperà. Il Benin darà alla chiesa il primo cardinale africano “impiegato” nella Curia romana, il card. Bernardin Gantin cui succederà, come decano del Sacro Collegio dei cardinali, un certo Joseph Ratzinger.

Papa Benedetto XVI a novembre sarà in Benin per presentare i risultati del 2° sinodo dei vescovi africani, tenutosi a Roma nell’ottobre di due anni fa, e per far memoria di questo avvenimento dell’evangelizzazione dell’Africa e rendere omaggio a quel suo “compagno”, anche di elevazione cardinalizia (1977) che è stato il Cardinal Gantin, sepolto nella cappella del seminario maggiore di Saint Gall a Ouidah. (elio boscaini)

PS. Chi volesse saperne di più, si legga l’articolo su Nigrizia di aprile (pag. 62)