La tragedia il 25 e 26 dicembre nello stato di Bahia
Brasile: crollano due dighe, in migliaia travolti dall’acqua
Ѐ l’ennesimo disastro annunciato dopo il collasso della diga di Brumadinho, nello stato di Minas Gerais che nel gennaio 2019 causò 250 morti. In tutto il paese le dighe classificate come “ad alto rischio” sarebbero 4mila. La Chiesa locale al fianco delle vittime
03 Gennaio 2022
Articolo di P. Felix Tenero (da Jatobà, Brasile)
Tempo di lettura 4 minuti
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Natale 2021 è stato segnato in Brasile dalla tragedia abbattutasi su migliaia di abitanti del Nordest. La notte del 25 dicembre e la mattina del 26 sono crollate in Brasile due dighe provocando decine di vittime e distruzione, mentre altre migliaia di persone si sono salvate raggiungendo aree più sicure.

La diga di Igua, sul fiume Verruga, nei pressi della città di Vitoria da Conquista, nel sud dello stato di Bahia, è stata la prima a crollare e migliaia di persone hanno dovuto evacuare la città di Itambe e decine di altri centri abitati. La seconda diga è crollata nell’area di Jussape, 100 km a nord di Bahia, provocando altrettanta devastazione.

Il crollo ha provocato la distruzione di strade, ponti e migliaia di case, allagando un’area vastissima e raggiungendo in qualche località fino a due metri di altezza. Le squadre di soccorso si sono mobilitate per raggiungere gli abitanti rimasti isolati e senza possibilità di raggiungere luoghi sicuri. Le piogge quest’anno, a detta delle autorità, hanno superato di sei volte la media stagionale nel territorio di Salvador de Bahia.

Il Brasile non è nuovo a tragedie dello stesso genere; nel 2015 crollò la diga nei pressi della miniera di Samarco, gestita in cooperazione dalle imprese Vale e BHP, nei pressi di Mariana, nello stato di Minas Gerais, provocando 19 morti e distruzione in tutta l’area. Le due compagnie si accordarono allora con il governo brasiliano per ilpagamento del corrispettivo di 1,7 miliardi di euro di multa, senza però essere costrette ad avviare alcun iter di revisione dei sistemi di sicurezza adottati nei siti minerari.

Il maggiore disastro, tuttavia, avvenne due anni or sono, nel gennaio 1919, quando crollò la diga di Corrego do Feijao, presso la città di Brumadinho, nello stato di Minas Gerais nel Sudest del paese, provocando un’onda di fanghi tossici che travolse alla velocità di 80 km/h tutto ciò che incontrò a valle. I morti accertati furono allora 250, con numerose vittime mai recuperate. Anche in quest’occasione fu coinvolta la Vale; tuttavia, il colosso minerario se la cavò pagando 7 miliardi di dollari.

In Brasile, le dighe classificate come ad alto rischio sarebbero 4mila, secondo quanto dichiarato dagli esperti; di queste 205 conterrebbero materiali di risulta da estrazioni minerarie, 106 nel solo stato del Minas Gerais.

Tornando alla recente tragedia, gli ultimi due mesi di piogge sono stati così intensi da far scoppiare le due dighe. Fino ad oggi 72 municipi si trovano in condizioni di emergenza per gli allagamenti e più di 450mila persone soffrono danni e disagi. Gli sfollati, e coloro che sono rimasti senza casa, sono più di 65mila ed è salito a oltre 20 il numero dei morti causati dalle piogge torrenziali e dalle inondazioni.

La situazione è tragica e grande è la sfida per le squadre di soccorso che cercano di salvare le persone chiuse in case quasi totalmente sommerse da acqua e fango. Oltre a case e aziende, anche ospedali e scuole sono sott’acqua. Molte strade si sono trasformate in corsi d’acqua e vari fiumi sono straripati. Il governatore dello stato, Rui Costa, descrive questo evento come «la maggior tragedia nella storia recente della Bahia».

Di fronte a questa drammatica situazione, aggravata dalla pandemia, la Caritas brasiliana e la Conferenza episcopale stanno intensificando i loro interventi a favore delle popolazioni colpite dalle piogge torrenziali. Anche nella nostra diocesi di Floresta è in atto la campagna Sos-Bahia per raccogliere fondi per l’acquisto di cibo, vestiti e medicinali. Chi vive in Brasile, e chi come me vive nella valle sottostante alla grande diga del lago Moxotò, si pone molte domande.

A quando la prossima tragedia? Ciò che sta succedendo rappresenta un fenomeno atipico ed estremo. Le forti piogge sono normali in questo periodo in tutta questa regione, ma è preoccupante l’intensità, il tempo prolungato e l’estensione del fenomeno. L’inquinamento e il riscaldamento globale, il cambiamento climatico, sono di certo tra le cause che provocano gli squilibri meteorologici che causano tali fenomeni. E sorge spontanea la domanda: non è che la Madre Terra stia gridando per le offese che riceve quotidianamente?

E poi, guardando le immagini strazianti di uomini e donne senza riparo tra acque limacciose, scene che i telegiornali ogni mattino ci mostrano, viene da chiederci: il nostro modo di edificare l’habitat, costruire ponti, strade, dighe, abitazioni, ha rispettato le norme di sicurezza o spesso è stato solo un edificare per trarre il maggior profitto possibile?

La corruzione e gli interessi economici, nonostante i reiterati pronunciamenti di papa Francesco, sembrano davvero prevalere sull’attenzione e il rispetto per l’ambiente e le popolazioni. La solidarietà, ora, è la risposta del popolo brasiliano, attento ad ascoltare il ‘grio dos desabrigados’ (il grido dei senzatetto). Ma rimane l’impegno a tener aperti gli orecchi per ascoltare il ‘grido della Terra’ e mettere in atto iniziative concrete per prenderci maggior cura del nostro pianeta.

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