Burundi

L’Unione Africana (Ua) a conclusione del summit che si è tenuto in questi giorni a Johannesburg in Sudafrica, ha annunciato l’invio di 50 osservatori militari e dei diritti umani in Burundi in vista delle elezioni legislative e presidenziali delle prossime settimane. 

Due appuntamenti al voto che sono stati all’origine di manifestazioni e disordini che hanno provocato almeno 30 vittime e un tentativo di colpo di stao nel mese di maggio, per la candidatura di Pierre Nkurunziza a un terzo mandato da capo dello Stato giudicata incostituzionale dalle opposizioni.

Questi osservatori dovranno occuparsi del disarmo dei gruppi di protesta affiliati ai partiti politici in lotta e “dare consigli alla polizia qualora fosse necessario”, in caso di scontri.

Anche sulle date delle elezioni, appena spostate al 29 giugno per le legislative e al 15 luglio le presidenziali, l’Ua ha chiesto che le date vengano ridiscusse e decise con il consenso di tutte le parti – L’opposizione le ha rifiutate denunciando l’illegittimità della Commissione elettorale indipendente -.

La risposta della presidenza del Burundi alle decisioni dell’Ua non si è fatta attendere. Attraverso un comunicato stampa, Nkurunziza ha fatto sapere che il calendario elettorale non verrà cambiato nuovamente, che il Burundi ha già una unità incaricata del disarmo che ha già iniziato a lavorare e quindi gli osservatori non sono necessari, poi ha affermato che sulle violazioni dei diritti umani sarebbe la stampa ad aver fomentato i manifestanti e infine sulla legittimità del terzo mandato ha ribadito che non ci sarà alcun margine di negoziazione. (Rfi)


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