Eritrea / Diritti umani
Sono oltre trecento i fedeli cristiani, aderenti a molte chiese evangeliche, detenuti nelle carceri eritree. È la denuncia della fondazione pontificia portoghese "Aiuto alla Chiesa che soffre". In aumento i casi di violazione del diritto alla libertà religiosa nel paese, secondo Amnesty International.

Nelle prigioni eritree ci sono «centinaia di cristiani, per lo più fedeli di chiese evangeliche. Si calcola che siano più di trecento». Lo ha rivelato pochi giorni fa la fondazione pontificia portoghese “Aiuto alla chiesa che soffre”, che ha riportato «denunce recenti di organizzazioni di difesa dei diritti umani».

La fondazione ricorda che «questo paese continua a esercitare un’enorme repressione sui suoi cittadini, negando i diritti umani più elementari, tra cui è compresa la pratica religiosa». E talune chiese protestanti «sono tra le comunità religiose più perseguitate, tanto che ci sono rapporti continui che indicano l’esistenza della pratica di tortura nelle prigioni eritree».

Insomma, la situazione è grave. Tanto che l’anno scorso le Nazioni Unite hanno classificato l’Eritrea come «stato autoritario». E Amnesty International aveva riferito di 44 casi di persecuzione religiosa avvenuti nel paese a partire dal 2003, denunciando un incremento nelle violazioni del diritto alla libertà di religione, opinione e coscienza. Inoltre, la fondazione ricorda che Amnesty «afferma proprio che la nazione guidata con mano di ferro da Isaias Afwerki si è trasformata in un regime dispotico in cui ci saranno prigioni segrete con oltre 10 mila detenuti politici».

Sullo stato del Corno d’Africa, dunque, sembra che sia calata una cappa di terrore. In una relazione del 2015 condotta da una commissione d’inchiesta delle Nazioni unite sui diritti umani – ricorda la fondazione vaticana –, si legge che i cittadini eritrei «sono controllati da un grande apparato di sicurezza che è presente a tutti i livelli della società» e ormai «non è la legge che regge gli eritrei, ma la paura». Tutta una serie di abusi, insomma, compresa la persecuzione contro i cristiani, che secondo l’Onu «possono essere considerati crimini contro l’umanità».

La stessa fondazione vaticana, del resto, aveva già denunciato la situazione di estrema violenza nella sua ultima relazione internazionale Perseguitati e dimenticati?, relativa all’oppressione dei cristiani tra il 2013 e il 2015, dove l’Eritrea era stata considerata in una posizione “critica”.

Ottenere informazioni relative al rispetto dei diritti umani in Eritrea sembra che stia diventando sempre più difficile. Tanto che, ha fatto sapere recentemente il quotidiano inglese The Guardian, una pagina Facebook chiamata “Sactism” ha raccolto oltre 16 mila utenti in due mesi dichiarando di avere nuove notizie proprio riguardo a violazioni di diritti umani commesse dal partito del presidente Isaias Afwerki, il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia.

A gestire Sactism sarebbe un non meglio identificato “Samuel”, che si è presentato come un ex funzionario governativo che in passato avrebbe ricoperto un ruolo chiave, ma che in seguito avrebbe lasciato il paese. L’autore della pagina ha dichiarato di stare scegliendo i documenti raccolti quando lavorava nella capitale e ha annunciato che saranno resi pubblici poco a poco.

Verificare l’attendibilità di queste informazioni, naturalmente, è molto complicato. In ogni caso, il grande interesse intorno a queste presunte rivelazioni dimostra il desiderio di verità e trasparenza da parte dei cittadini del Paese.