Editoriale ottobre 2013

“Salvare l’Africa con l’Africa” è probabilmente l’intuizione più originale di Daniele Comboni (1831-1881), l’eroico e santo missionario dell’Africa centrale di cui celebriamo questo ottobre il decimo anniversario della canonizzazione. La sua intuizione – che siano gli africani a essere protagonisti della missione evangelizzatrice del continente – ha cominciato a realizzarsi solo molti anni dopo la sua scomparsa. Con la decolonizzazione, fine anni ’50, cominciò ad affermarsi la Chiesa locale in Africa: parrocchie e diocesi fino ad allora gestite da missionari furono man mano affidate alle cure di sacerdoti e vescovi locali con la collaborazione di laici, uomini e donne del posto preparati in diversi ambiti pastorali. Più tardi sono nati anche istituti missionari africani, attivi in diversi paesi del continente e fuori di esso.

Il sogno di Comboni si sta realizzando nel nostro istituto comboniano: da alcuni decenni sono entrati a farvi parte un numero crescente di giovani missionari africani e di altri paesi del sud del mondo. Gradualmente sono loro che stanno prendendo il posto di confratelli occidentali con incarichi di responsabilità, nella formazione dei candidati alla vita consacrata e nelle strutture di governo dell’istituto. La loro presenza è una iniezione di vita nella nostra congregazione che, come nel caso di tante altre congregazioni missionarie nate in Europa e in Nordamerica, da anni registra un calo di vocazioni e deve fare i conti con l’invecchiamento del personale. (Il dossier di pagina 45 tratta in modo specifico questo argomento).

I giovani missionari africani e di altri paesi del sud del mondo portano nuove sensibilità e nuovi modi di vedere, e sono in grado di contribuire in modo significativo al rinnovamento dell’istituto. Sempre più frequentemente le comunità di missione – fino a non molti anni fa formate quasi esclusivamente da europei – sono oggi composte da comboniani che provengono da nazioni e continenti diversi. Vivere in comunità multiculturali richiede maturità, apertura mentale, pazienza e disponibilità all’ascolto reciproco, nonché la volontà di attingere alle sorgenti della nostra spiritualità per ricomporre l’unità compromessa da inevitabili malintesi e frizioni. Richiede generosità nella condivisione dei beni e dei mezzi necessari per vivere e realizzare le attività di evangelizzazione. Necessario anche cercare nuove risorse economiche: finora prevalgono quelle provenienti dall’Occidente, ma vanno sempre più calando a causa della diminuzione di confratelli dal nord del mondo.

In una comunità si possono creare tensioni tra chi ha la possibilità di accedere ai finanziamenti di benefattori, parenti e amici e chi non può avvalersi di tale privilegio perché proveniente da ambienti più poveri. È una sfida da affrontare se si vuole realizzare quella condivisione evangelica dei beni richiesta dall’adesione ai consigli evangelici. Comboni aveva voluto che i suoi missionari vivessero in comunità, come cenacolo di apostoli, convinto che anche la testimonianza di vita fraterna è predicazione efficace del vangelo.

L’obiettivo principale del piano di Comboni “Salvare l’Africa con l’Africa” è la rigenerazione del continente. Concetto che coniuga l’attività di evangelizzazione a progetti di sviluppo e di emancipazione sociale. Incluso l’impegno a combattere forme di oppressione e sfruttamento come la schiavitù e la tratta degli schiavi contro le quali Comboni lottò vigorosamente.

Occorre recuperare la dimensione profetica del carisma iniziale. L’abbondante materiale di ricerche e studi delle scienze sociali e la ricca fonte di insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa ci sono di aiuto per analizzare fenomeni quali la diffusa povertà e il degrado ambientale. Che certo non sono fenomeni naturali bensì il risultato di inique politiche economiche e strutture di peccato. Se dovessimo rassegnarci a ridurre il nostro compito nell’alleviare la sofferenza di tanti impoveriti nel mondo, tradiremmo la nostra vocazione missionaria. Siamo chiamati a essere agenti di trasformazione sociale e a sostenere processi di liberazione accanto a uomini e donne di buona volontà che lottano per affermare la dignità di ogni persona, la giustizia, la pace, la solidarietà e il rispetto del creato.