Vicina l’implosione
Previsto a giugno il voto. Si teme la ripetizione delle violenze politiche che hanno caratterizzato l’ultimo decennio. Mentre il petrolio abbonda, il paese arretra in economia, salute e difesa dei diritti dell’uomo. Il caso giudiziario dei “dispersi della Spiaggia”.

Da Nigrizia di aprile 2007

Meno conosciuto del suo più grande vicino e omonimo, un tempo Zaire, e meno popolato – con appena tre milioni e mezzo di abitanti – il Congo-Brazzaville coltiva incoerenze e contraddizioni. Quinto produttore africano di petrolio, grande esportatore di legname per mobili in Occidente, resta un paese “emblema” di quella curiosa povertà che colpisce i paesi africani produttori di materie prime.

Gli indicatori economici sono in rosso: il tasso di povertà al 70%, una speranza di vita arretrata a 41 anni a causa dell’aids, ma anche di malattie curabili, come la malaria o, recentemente, il colera. Eppure le cose, sul piano finanziario, mai erano andate così bene. I redditi da petrolio, dovuti all’aumento del prezzo del greggio al barile, hanno assicurato, l’anno scorso, provvidenziali ritorni in valuta, stimati in più di 150 milioni di dollari. Le cifre, fornite dall’opposizione, indicano una salute finanziaria che farebbe di questo paese, grande più o meno come l’Italia, una “piccola Svizzera”, come promettevano gli slogan nel 1992: 400 miliardi di franchi Cfa (circa 600 milioni di euro) di surplus nel 2004 e 2mila miliardi (circa 3 miliardi di euro) nel 2005.

Costruito sull’ipotesi di un prezzo del greggio a 19 dollari il barile, il bilancio è esploso quando sul mercato di New York l’oro nero è stato scambiato fino a 70 dollari. Questa “salute” finanziaria ha risvegliato l’ostilità dei creditori, che spingono il paese ad ammettere di aver moltiplicato le società “schermo” e i conti bancari nei paradisi fiscali, per sottrarre i suoi redditi agli stessi “creditori avvoltoi”.

Ma questa ricchezza improvvisa non è servita a uno sviluppo reale; il Congo, anzi, ha richiesto la classificazione di paese povero molto indebitato, aprendosi la via per la cancellazione definitiva del proprio debito pubblico. Il Club di Parigi, il Club di Londra, la Francia, la Germania… hanno così cominciato ad annullare i crediti verso Brazzaville, per un totale di 11,7 miliardi di euro.

Ma cancellati i debiti da una parte, il Congo si rindebita dall’altra. La Cina ha risposto alle richieste congolesi, aprendo una linea di credito di 600 milioni di dollari. A un tasso del 37% (invece del 50% praticato dai finanziatori occidentali), questi nuovi prestiti, si lamenta la Banca mondiale, rischiano di annullare gli effetti della cancellazione del debito multilaterale, che continua a rappresentare il 120% dei proventi da esportazione del Congo.

Alleanze e tradimenti

Queste contraddizioni trovano una loro traduzione anche nella vita politica. Il Congo è ripiombato nella guerra civile in almeno quattro occasioni negli ultimi dieci anni. Da una linea di frattura tradizionale nord/sud (con un nord al potere e un sud che contesta da sempre), questi conflitti hanno finito con l’oltrepassare il confine classico, contrapponendo tra loro anche due “sudisti”: Pascal Lissouba (vincitore delle elezioni del 1992) e Bernard Kolélas, capo carismatico dell’opposizione ai tempi del regime marxista (1963-1992). Le alleanze hanno provocato un caos sanguinante, dove ciascuno ha tradito tutti.

Alleato di Lissouba nel 1992, Denis Sassou-Nguesso (l’attuale presidente) ha litigato assai rapidamente con lui, rivolgendosi poi a Kolélas, che, a sua volta, lo ha tradito per stringere un’alleanza con il presidente Lissouba, il vecchio nemico, dal quale ha accettato l’incarico di primo ministro, nell’agosto del 1997, in piena guerra. Infrastrutture distrutte; paralisi del principale asse ferroviario Brazzaville-Pointe Noire; grande circolazione di armi leggere, che hanno mantenuto una situazione d’insicurezza; centinaia di miliziani riciclatisi in gangster… La guerra ha lasciato molti frutti amari.

Oggi, con un’opposizione amorfa, Sassou-Nguesso è il solo padrone del gioco. Ha annunciato le elezioni per il 24 giugno e il 22 luglio prossimi, per rinnovare i 137 seggi del parlamento bicamerale, eletto, nel caos, nel 2002.

È nata anche, a metà febbraio, una Commissione elettorale “indipendente”. Gli oppositori stanno rientrando dall’esilio. Kolélas è tornato sotto i riflettori, essendo diventato, di nuovo, il più fedele alleato di Sassou-Nguesso. Se Lissouba, il presidente rovesciato nel 1997, continua a vivere in esilio a Parigi, la prospettiva delle elezioni anima i suoi sostenitori, che sperano in un suo ritorno in patria. E questa “ricomposizione” di personalità, da sempre antagoniste, fa temere la ripetizione delle violenze elettorali.

Una eventualità che spaventa. Tanto più che i problemi maggiori del paese rimangono intatti. Un’epidemia di colera, partita da Pointe Noire, ha finito con il raggiungere Brazzaville tra gennaio e febbraio scorsi, causando la morte di più di 100 persone. Mentre l’aids continua a devastare il paese e il virus di Ebola compare ciclicamente, i congolesi continuano a sperare in giorni migliori.

Eppure, il paese segna un forte arretramento. In passato, il regime ostentava tassi di alfabetizzazione vicini al 100%; oggi quei tassi fanno fatica a raggiungere il 50%. La gioventù moltiplica scioperi e proteste all’università, mentre il tasso di disoccupazione, in assenza di dati ufficiali e credibili, si palesa nella crescita abnorme dell’economia informale, dove si riciclano, alla rinfusa, ex militari e diplomati di scuola superiore.

Un passato che ritorna

Pure la situazione dei diritti dell’uomo vive una fase delicata. Due militanti, Christian Mounzéo e padre Brice Makosso, della Commissione giustizia e pace della chiesa cattolica locale, continuano a essere oggetto di procedimenti giudiziari. Entrambi membri della campagna “Pubblicate ciò che vi pagano” (movimento nato in Francia e che invita le compagnie petrolifere, che operano nei paesi poveri, a una maggior trasparenza nelle transazioni finanziarie), chiedono il rilancio in Francia dei procedimenti giudiziari relativi all’affaire noto come i ” dispersi della Spiaggia”.

Nel 1999, 353 giovani sono stati arrestati al porto fluviale di Brazzaville, la “Spiaggia”, sospettati di appartenere alla milizia “Ninja”. Ancora oggi non si hanno notizie di loro. Iniziata la battaglia in Francia dai franco-congolesi, il procedimento penale è stato insabbiato nel 2004, ma rilanciato nel gennaio scorso. La giustizia francese, infatti, contraddicendo il potere esecutivo, si è dichiarata competente in materia. A Brazzaville, invece, s’invoca «l’autorità della cosa giudicata», poiché l’affare è stato oggetto di un processo controverso, nell’agosto scorso, che ha visto il rilascio di tutti gli accusati, molti dei quali vicini al potere.

Un vecchio amico di Sassou-Nguesso, il generale Emmanuel Ngouolondélé, constata: «Oggi sono presenti in Congo tutte le condizioni per un’implosione (…). Si tratta di una catastrofe imminente». Ma la soluzione che egli raccomanda, la dimissione del capo dello stato, fa sorridere perfino le opposizioni.