Costa d'Avorio

Dopo quasi cinque giorni asserragliati nella città centrale di Bouaké, i circa 8.400 soldati ammutinati della Costa d’Avorio hanno accettato ieri sera la proposta del governo sul pagamento dei bonus promessi, rientrando nelle rispettive caserme.

La rivolta, causata dai ritardi nei pagamenti dei bonus promessi dal governo al termine di una precedente ribellione, a gennaio, è iniziata il 13 maggio a Bouaké (seconda città del paese) e si è diffusa rapidamente, bloccando l’economia di tutto il paese (ferme banche, imprese, commerci e la produzione del cacao), per la chiusura delle principali arterie stradali.

Mentre le truppe smantellavano i blocchi stradali liberando le vie di ingresso in città, il ministro della Difesa Alain-Richard Donwahi ricordava il bilancio di questa rivolta: almeno due persone uccise negli scontri e nove nove feriti.

Secondo l’accordo raggiunto, ogni soldato riceverà un pagamento immediato di 5 milioni di franchi Cfa (circa 8.400 dollari), più altri 2 milioni (circa 3.370 dollari) alla fine di giugno, per un totale di circa 12.800 dollari.

L’accordo genera malumore diffuso tra altre fazioni dell’esercito ivoriano, dopo che il governo aveva già ceduto al ricatto delle armi a gennaio, pagando altri 5 milioni di franchi Cfa ad ogni ammutinato.

La nuova resa del governo (alle prese con una crisi economica dovuta al ribasso del prezzo del cacao, di cui è primo produttore mondiale) potrebbe anche provocare un nuovo sciopero da parte dei lavoratori del settore pubblico, che contestano il potere concesso ai soldati (per lo più ex ribelli delle Forze Nuove che sostennero l’ascesa al potere dell’attuale presidente Alassane Ouattara) di forzare concessioni governative attraverso la violenza. (Reuters)