Si celebra il 1 gennaio 2022 la 55° Giornata della Pace, tradizione iniziata da papa Paolo VI nel 1965. Come ogni anno il papa, lo scorso 8 dicembre, solennità dell’Immacolata, ha scritto il messaggio annuale sul tema della pace. Un messaggio che purtroppo – a guardare la situazione globale – non sembra ottenere l’attenzione dovuta da parte di coloro: governi, istituzioni e categorie sociali, ai quali viene particolarmente indirizzato.

Costruire un mondo di pace non è certo impresa facile, molti scettici ritengono che in effetti non sia nemmeno possibile, tuttavia papa Francesco, come tutti i suoi predecessori, non rinuncia a richiamare tutti alle proprie responsabilità.

Lo scorso 21 dicembre, presentando il messaggio alla stampa, il Cardinale Peter Turkson, già Prefetto del dicastero per la Promozione dello sviluppo umano integrale, sottolineando la responsabilità di ogni persona per contribuire a costruire la pace, affermava: «Ognuno di noi ha un ruolo fondamentale da giocare in un unico progetto mirante a scrivere una nuova pagina nella storia; una pagina colma di speranza, di pace e riconciliazione». Parole al vento?

Papa Francesco ha scelto per il messaggio di quest’anno, come rivela il titolo, tre temi estremamente rilevanti: Dialogo tra le generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura. Si tratta di temi molto attuali in perfetta continuità con il messaggio del 2021, centrato sulla “cultura della cura”, il percorso allora proposto per “debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro”.

Il pontefice invita anzitutto a forgiare una nuova alleanza tra giovani e meno giovani, così da affrontare insieme i gravi problemi dell’isolamento e dell’autoreferenzialità che in questo tempo affliggono molte nazioni e sono stati aggravati dalla pandemia del Covid-19. “Benché lo sviluppo tecnologico ed economico tenda a provocare una frattura tra generazioni diverse – scrive il papa -, la crisi odierna dimostra quanto sia urgente al contrario stabilire una partnership intergenerazionale”.

“I giovani – prosegue il messaggio – necessitano della saggezza e dell’esperienza dei più anziani, mentre chi è in età più avanzata ha bisogno del sostegno, della creatività, dell’affetto e del dinamismo dei più giovani”.

Quanto al tema dell’educazione, il papa scrive: “Negli ultimi anni si è assistito nel mondo ad una notevole riduzione degli stanziamenti a favore dell’educazione, mentre le spese militari hanno raggiunto un livello superiore a quello della guerra fredda; è pertanto urgente – ribadisce Francesco – che i governi elaborino una politica economica che punti a invertire la proporzione dei fondi pubblici stanziati per l’educazione e per le armi”. 

Riflettendo poi sul rapporto tra educazione e lavoro il papa scrive: “Sostegno all’educazione aiuta i giovani a conseguire sul mercato del lavoro il proprio legittimo impiego. Contribuendo così a edificare un mondo più abitabile e bello attraverso la loro professionalità”.

Sottolineando come il Covid-19 abbia reso molto più difficile per i giovani trovare un’occupazione stabile afferma “Milioni di attività economiche e produttive hanno fallito durante la pandemia e chi ha solo un impiego a tempo determinato diventa sempre più vulnerabile”.

Il papa denuncia poi il fatto che moltissimi lavoratori migranti siano esposti a forme di vera schiavitù senza poter contare su alcun sistema di difesa o di protezione sociale, mentre in molti luoghi la violenza e il crimine organizzato la fanno da padroni.

D’altro lato, nel messaggio si legge che “Il lavoro è il fondamento sul quale si può costruire in ogni comunità umana giustizia e solidarietà, per cui – prosegue il pontefice – è più che mai urgente promuovere in tutto il mondo condizioni di lavoro dignitose, orientate al bene comune e al rispetto e la difesa della creazione”.

Il messaggio si conclude quindi con un appello a tutti coloro che detengono responsabilità politiche e sociali, a operatori pastorali e religiosi e a uomini e donne di buona volontà: “Camminiamo insieme con coraggio e creatività – esorta il papa – sulla strada del dialogo intergenerazionale, educativo e del lavoro. Possa un numero sempre più numeroso di uomini e donne lottare quotidianamente, con coraggio e umiltà, operando come artigiani della pace. E nel far questo siano ispirati e accompagnati dalla benedizione del Dio della Pace”.

Vescovi etiopici in Conferenza Plenaria

Nello stesso spirito dell’esortazione del papa, i vescovi cattolici d’Etiopia, nel messaggio finale della Conferenza episcopale svoltasi nella città di Mojo poco prima di Natale, avevano richiamato tutti alla responsabilità di farsi promotori di pace dopo il tragico conflitto che ha visto contrapposti da oltre un anno l’esercito federale e i ribelli della regione del Tigray.

Al centro del loro incontro la crisi umanitaria apertasi in seguito al conflitto, non solo nel Tigray, ma in altre regioni del paese. “La guerra non porta che devastazione, perdita di vite umane, distruzione di proprietà, divisioni tra le comunità, milioni di sfollati e profughi e fame. Oltre a crisi economica, sociale e emotiva la guerra ha creato violenze gratuite, arresto di persone e rottura dell’armonia sociale. Molta gente vive nella paura e nell’incertezza. Tutto questo ha prodotto anche in noi grande tristezza e afflizione”, affermano i vescovi nel loro messaggio.

Oltre a chiedere di pregare perché torni nel paese la pace i pastori si sono impegnati a raccogliere con l’aiuto di vari partner ecclesiali, di Istituzioni umanitarie e di tutti i fedeli cattolici due milioni di dollari per aiutare chi ha subìto le conseguenze più gravi a motivo della guerra. L’Assemblea Plenaria ha infine esortato tutti i cattolici ad entrare nel cammino sinodale di rinnovamento avviato da papa Francesco, al centro del quale sta l’invito a camminare insieme per costruire un mondo più umano nel rispetto tra i popoli e nella cura del creato.

Un invito contenuto anche nel messaggio “Rendiamo il 2022 un anno di pace, non di guerra”, il video di Emergency, girato da Igor Borghi con The Family Film:

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