INCONTRI E VOLTI – OTTOBRE 2017
Alex Zanotelli

Gli ultimi mesi sono stati per i rom di Napoli un lungo calvario. Noi, realtà associative, lo abbiamo vissuto con loro. Non dimenticherò mai ciò che mi ha urlato in faccia una donna nel campo rom di via Brecce, nel quartiere Gianturco: «Non siamo animali. Ci emarginate, ci disprezzate, ci sfruttate e poi ci buttate fuori di qui». Purtroppo è la verità.

La Procura di Napoli aveva deciso, già lo scorso anno, lo sgombero di quel campo (che accoglieva circa 1300 rom) perché considerato non vivibile. L’amministrazione comunale non è riuscita a trovare un’area alternativa. Noi associazioni abbiamo chiesto perciò di evitare lo sgombero. Niente da fare, l’11 giugno il campo è stato demolito.

Solo un centinaio rom hanno trovato posto in un campo attrezzato dal comune in via del Riposo. Gli altri rom si sono dispersi, cercando di trovare un altro spazio. Circa 200 si sono sistemati all’ex manifattura tabacchi, ma sono stati raggiunti anche lì da un ordine di sgombero, entro il primo agosto, da parte della Procura perché l’edificio è pericolante.

Il 14 luglio, insieme ai rom e ai loro bambini che erano tanti e belli, abbiamo fatto un sit-in di fronte al palazzo comunale per chiedere soluzioni. L’assessore alle politiche sociali Roberta Gaeta non le ha date. Nulla. Una vergogna. Tanto che, avvicinandosi il primo di agosto, io stesso ho suggerito un’alternativa: l’ex mercato ortofrutticolo. E così è stato.

Nel frattempo la Procura si è mossa nei confronti del campo di Scampia, dove vivevano 6-700 rom slavi, arrivati negli anni ’90, molti sono anche cittadini italiani, la maggior parte dei ragazzini frequenta la scuola. L’ordine è stato di sgomberare entro l’11 di settembre.

Allora ci siamo riuniti e abbiamo ribadito in quanto associazioni, realtà religiose (presente anche il gesuita Domenico Pizzuti) e comitati tra cui Abitare Cupa Perillo e Chi rom e chi no, che a queste condizioni non ci poteva essere sgombero.

Il 27 agosto, a trattativa in corso con il comune, è scoppiato un incendio che ha distrutto buona parte del campo di Scampia. A quel punto, dopo un’assemblea in municipio, si è deciso di indirizzare 300 rom all’ex caserma di Miano, un quartiere non certo di ricchi alla periferia nord di Napoli. Ma la popolazione ha fatto le barricate. Strano: a Miano c’è malavita ma la gente non ha mai fatto barricate contro la camorra…

Davanti a questi fatti, si rimane sconcertati. Incomprensibili l’atteggiamento della Procura, la posizione pro sgombero del governatore De Luca e la quasi assenza della prefettura, che fra l’altro ha in mano 14 milioni di euro destinati ai rom. E incomprensibile che un comune, che si dice accogliente, non abbia nessuna politica seria verso i rom.

I rom sono gli ultimi degli ultimi e dobbiamo difenderli da ogni forma di razzismo. Come comboniano mi ritrovo nelle parole dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in una sua lettera pastorale: «Capro espiatorio da secoli, fino allo sterminio nazista del secolo scorso, i rom e i sinti rivelano la disumanità di una convivenza – la nostra – che vuol dirsi civile, ma lascia nella miseria più nera e nell’emarginazione più amara i figli del popolo più giovane d’Europa».

Domenico Pizzuti
«Bisogna accertare con tutti i mezzi l’origine dell’incendio del 27 agosto che, secondo alcune testimonianze, avrebbe avuto origine in un area al di là dei limiti del campo per roghi di sterpaglie e poi per opera del vento si è estesa verso la parte destra del campo e poi giù». Lo ha affermato padre Domenico Pizzuti, il religioso gesuita che da anni svolge la sua attività pastorale nel quartiere.

Miano
Condivide col resto della periferia nord cittadina una situazione di marcato malessere sociale ed economico. Nel quartiere si rileva la presenza piuttosto incombente della camorra che ne impedisce il decollo economico, sociale e civile. Sono soprattutto i giovani a cadere nella rete dell’organizzazione.