Famigliari delle vittime della dittatura manifestano a Banjul (Credit: Center for Justice & Accountability)

Sono crimini orribili quelli di cui si è macchiato l’ex presidente del Gambia, Yahya Jammeh, durante 22 anni di governo. Di fatto, una spietata dittatura. Non sono più solo ong, attivisti o esponenti della società civile a denunciarlo. Anni e anni di relazioni e racconti drammatici raccolti tra la popolazione.

A metterlo nero su bianco, accusa su accusa, è stato il lungo lavoro della Commissione indipendente per la verità, la riconciliazione e le riparazioni (Trrc), istituita nel 2018 dopo l’uscita di scena di Jammeh, costretto all’esilio (in Guinea Equatoriale) dopo essere stato sconfitto alle elezioni presidenziali. Elezioni vinte da quello stesso Adama Barrow (rieletto lo scorso 4 dicembre) a cui la Trrc aveva consegnato – proprio a pochi giorni dalle consultazioni elettorali – il suo rapporto conclusivo.

Un rapporto ora reso pubblico e diffuso anche sui siti istituzionali del governo. Un totale di 17 volumi, compreso uno con le foto delle persone che hanno testimoniato in udienze pubbliche dal 7 gennaio 2019 al 28 maggio 2021. Storie su storie, abusi su abusi, raccontati da 1.500 testimoni che ora aspettano di sapere – ma è tutta la popolazione del Gambia a stare con il fiato sospeso – quali saranno le decisioni del governo Barrow. In che modo gli autori di tante violazioni dei diritti umani saranno perseguiti, cosa accadrà all’ex dittatore.

Nel lungo report, che dettagliatamente riporta testimonianze, luoghi, date ed eventi (compresi del nome e dell’età delle persone che vi hanno trovato la morte o che vennero torturate) il nome di Yahya Jammeh si ripete incessantemente. Così come i riferimenti al suo esercito e ai suoi sodali. Le accuse indicate nelle pagine del documento – un documento di portata storica – lo indicano come responsabile di omicidi, torture e stupri.

La Commissione, fa anche una ricostruzione storica e ricorda il colpo di Stato nel 1994 con cui Jammeh prese il potere, aiutato, tra gli altri, da una violenta squadra di sicari personali nota come i junglers. Anche nei loro confronti sono state presentate specifiche accuse, 44 crimini contro giornalisti, ex soldati, oppositori politici e civili.

Tra i casi citati nel documento, l’omicidio del giornalista Deyda Hydara nel 2004, di 7 civili nel 2000 e di 59 migranti provenienti da diversi paesi dell’Africa occidentale nel 2005. Lo stupro, neanche a dirlo, era un altro dei crimini “consueti”. Per non parlare di altri crimini legati al senso di onnipotenza di Jammeh che aveva convinto i suoi cittadini di aver avuto mandato da Allah per curare, egli stesso e con l’uso di sette erbe, i malati di aids/hiv.

L’ex dittatore Yahya Jammeh

Ora, sei settimane il tempo previsto, si attende una decisione. Quello che la Commissione per la verità e la riconciliazione chiede in modo chiaro è che l’ex dittatore e i suoi complici vengano processati davanti a un tribunale internazionale. E questo avvenga in Africa occidentale, ma fuori dal Gambia, sotto il controllo dell’Unione africana o della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao).

Il rapporto della Commissione è arrivato dopo un’indagine durata tre anni che ha portato a luce lo stato di terrore in cui per ventidue anni è vissuta la popolazione gambiana. Nel report la Commissione chiede anche di stabilire risarcimenti in denaro per le vittime, ma anche di garantire cure e supporto psicologico anche nei confronti della diaspora, coloro che negli anni sono riusciti a trovare rifugio all’estero.

Si raccomanda anche di istituire borse di studio per i figli delle vittime e iniziative commemorative affinché ciò che è accaduto non sia dimenticato e affinché le generazioni future conoscano la storia del proprio paese e il dolore sopportato durante gli anni della dittatura.

Importante poi, anzi necessario, si legge nel documento, è restituire i resti delle vittime alle famiglie. Grazie alle testimonianze, molte fosse comuni sono state ritrovate ma ancora di tantissime persone scomparse non si sa nulla (anche di questo si parla dettagliatamente nel report).

Ora si attendono le decisioni di Barrow che ha sempre affermato di volere arrivare alla verità e alla giustizia, appunto. Nel periodo elettorale su di lui si era posata l’ombra dell’accordo politico con l’ex partito di Jammeh. La sua decisione potrà porre fine alle speculazioni oppure riportare il paese nel dubbio e nella paura.

La comunità internazionale e il mondo dei difensori dei diritti umani sono molto attenti all’evolversi di questa vicenda così come in questi anni si è dato grande rilievo – sia all’interno del paese che fuori – al lavoro che la Trrc stava portando avanti. Un impegno in cui la popolazione gambiana ha riposto la sua decisione di sperare ancora nel futuro, in un futuro diverso, oppure no.

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