Salute Sudafrica
Giornata mondiale per la lotta all’Aids
In Africa il Covid frena i progressi contro l’Aids
L’emergenza pandemica legata al Covid-19 ha messo a dura prova i passi avanti compiuti negli ultimi anni nella lotta al virus che continua a colpire il continente. Con i più alti tassi di diffusione tra giovani donne e bambini. Il Sudafrica resta il paese più colpito al mondo. In video l'intervento di Medici con l'Africa Cuamm
01 Dicembre 2021
Articolo di Redazione
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Il Covid-19 sta riducendo i benefici della lotta globale contro l’Aids con i blocchi e le restrizioni dovute alla pandemia che hanno interrotto o fortemente rallentato i servizi per i test per la diagnosi e le cure per l’Hiv in tutto il mondo.

Gli ultimi dati dell’agenzia delle Nazioni Unite contro l’Aids (Unaids) riportano che nel 2020, in 40 dei 50 paesi esaminati, si è registrato un calo uniforme delle persone sieropositive che hanno iniziato i trattamenti. Duramente colpiti i servizi di prevenzione e riduzione del danno per pazienti che fanno uso di droghe che hanno subito interruzioni nel 65% dei 130 paesi esaminati.

Un messaggio di speranza è stato lanciato dal segretario generale dell’Onu António Guterres nel suo messaggio per la Giornata mondiale della lotta all’Aids. «È ancora possibile porre fine all’epidemia entro il 2030», ha affermato Guterres. «Ma ciò richiederà un’azione rafforzata e una maggiore solidarietà. Per sconfiggere l’Aids e costruire la resilienza contro le pandemie di domani, abbiamo bisogno di un’azione collettiva».

Un’azione collettiva messa a dura prova, anche per quanto riguarda l’aspetto economico, dalla pandemia di coronavirus. Alla fine del 2020, erano disponibili 21,5 miliardi di dollari per la risposta all’Aids nei paesi a basso e medio reddito. Una cifra che salirà a 29 miliardi nel 2025, stima Unaids, per la risposta anche in paesi precedentemente considerati a reddito alto.

Alcuni paesi, inclusi alcuni con i più alti tassi di Hiv, hanno comunque compiuto notevoli progressi contro l’Aids, fa notare ancora Unaids. Tuttavia, le nuove infezioni non stanno diminuendo abbastanza velocemente da fermare la pandemia, con 1 milione e mezzo di nuovi contagi nel 2020 e tassi di infezione in crescita in alcuni paesi.

A livello globale è l’Africa il continente che registra ancora la maggior presenza e diffusione del virus, con due terzi dei sieropositivi del mondo (25,7 milioni), l’80% dei quali sono donne tra 15 e 19 anni. Secondo Unaids, sei nuove infezioni da Hiv su sette tra gli adolescenti dell’Africa sub-sahariana si stanno verificando tra ragazze. Con donne e ragazze che hanno rappresentato il 63% di tutte le nuove infezioni da Hiv nel 2020.

I numeri, diffusi dall’Unicef, sono impressionanti anche per quanto riguarda i bambini. Nel 2020, l’Africa subsahariana ha registrato l’89% delle nuove infezioni pediatriche da Hiv e l’88% dei bambini e degli adolescenti che vivono con il virus in tutto il mondo. Circa l’88% dei decessi infantili legati all’Aids sono avvenuti nell’Africa subsahariana.

Il paese in assoluto più colpito, nel continente e nel mondo, è il Sudafrica, con oltre 7,7 milioni di persone che hanno contratto il virus. Il paese registra anche la più grande epidemia di Hiv nelle donne in gravidanza (oltre un terzo delle quali ha contratto il virus) con uno dei più alti tassi di trasmissione verticale (dalla madre al bambino), stimato al 3,9% nel 2020.

Sul tema per Nigrizia è intervenuto Andrea Atzori, responsabile delle relazioni internazionali di Medici con l’Africa Cuamm:

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