Kenya

Proibiti da ieri in Kenya i sacchetti di plastica. Il provvedimento, atteso da anni, era stato annunciato mesi fa e confermato nei giorni scorsi dal tribunale, cui erano ricorsi i produttori che rischiano di perdere buoni guadagni o di spendere ingenti somme per riqualificare le proprie industrie per la produzione di imballaggi biodegradabili.

Si calcola che finora nel paese venissero usati 24 milioni di sacchetti di plastica l’anno. I produttori sostengono che, con la proibizione, potranno essere persi 80mila posti di lavoro. I lavoratori hanno già organizzato manifestazioni di protesta.

Altri paesi in Africa hanno fatto questa scelte: ricordiamo l’Eritrea (2005), la Tanzania (2006), il Rwanda (2008), la Mauritania (2013). Tuttavia il provvedimento keniano è caratterizzato da una notevole severità. Chi importa, vende o produce i sacchetti di plastica rischia grosso: fino a 38.000 dollari di multa e fino a 4 anni di carcere per i casi più gravi. Per ora, chi viene trovato ad usarli per le incombenze quotidiane verrà solo redarguito verbalmente, ma progressivamente saranno introdotte pene anche per gli utilizzatori finali.

Judy Wakhungu, ministra dell’ambiente, ha dichiarato che i sacchetti di plastica sono la più grande sfida alla gestione dei rifiuti in Kenya, un incubo ambientale che deve essere affrontato con ogni mezzo. Particolare preoccupazione desta il ritrovamento di plastica, fino a 20 sacchetti, nello stomaco degli animali macellati. Nei giorni scorsi le autorità competenti hanno promosso l’organizzazione di una fiera per la presentazione di imballaggi alternativi.