Un’antologia che tiene insieme ventuno racconti, diciassette arabi e quattro maltesi, che narrano i rapporti, non sempre facili, che intercorrono tra le generazioni. Figli e genitori, nipoti e nonni… questo il filo che li lega tutti, il filo di un legame familiare non sempre capace di unire e tenere insieme, nonostante si parli del tanto declamato legame di sangue.

Racconti figli delle traduzioni di ex studenti e studentesse dei corsi di Letteratura araba del Dipartimento Lelia (Lettere, lingue, italianistica e arti) dell’università Aldo Moro di Bari, dove insegna il curatore del libro, il ricercatore Aldo Nicosia, che di questi ragazzi e ragazze è stato docente. Kòshari è un tuffo nei legami familiari dei mondi arabo e maltesi.

Un tuffo che fa comprendere le dinamiche che tengono in piedi rapporti spesso complicati, segnati dalle migrazioni e dalla nostalgia; da un patriarcato che limita le libertà, da una figura paterna che è punto di riferimento amata e odiata al tempo stesso dai figli e spesso idealizzata dalle bambine; da quel legame viscerale che tiene unite maternità e figliolanza.

Un viaggio nell’intimo delle relazioni, tra Marocco e Tunisia, Egitto e Sudan, Siria ed Emirati, Palestina e Giordania, Iraq e Malta. E le relazioni sono sempre mescolanze, come lo è il saporito kòshari, piatto tipico della cucina popolare egiziana, che dà il titolo all’antologia. Una pietanza che tiene insieme pasta, riso, ceci, lenticchie, ed è condita con pomodoro, aglio, cipolle e cumino.

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