Libri
Marc Bigirindavyi
Martiri della Fraternità. I quaranta seminaristi di Buta, via di evangelizzazione
Itaca, 2022, pp. 144, € 13,00
23 Settembre 2022
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Ai ribelli che ordinavano loro di separarsi per etnia, quei seminaristi all’unanimità risposero: «Non possiamo dividerci. Abbiamo un Padre. Siamo tutti fratelli». L’autore è un sopravvissuto del martirio dei 40 seminaristi del seminario minore di Buta, non lontano da Bururi, nel sud del Burundi. Testimonianza, martirio vissuto da una comunità.

Il 30 aprile 1997, Buta fu al centro di un efferato attacco da parte dei ribelli hutu. Il primo colpo di fucile rimbombò all’alba, intorno alle 5.30. I seminaristi vennero riuniti nello spazio del dormitorio non occupato dai letti. L’ordine è di separarsi secondo le etnie: lo scopo era uccidere i tutsi. Rifiutarono di obbedire e vennero massacrati.

Il 29 giugno 2019 è stata aperta a Bururi la fase diocesana del processo di beatificazione del martirio di don Michel Kayoya e i suoi 43 compagni martiri. È la prima causa di canonizzazione aperta in Burundi, paese a maggioranza cattolica, e che riguarda il sacerdote burundese diocesano di 38 anni, poeta e filosofo, ucciso a Gitega il 17 maggio 1972, due preti saveriani italiani, Aldo Marchiol e Ottorino Maule, la volontaria laica Caterina Gubert, uccisi insieme a Buyengero (provincia di Rumonge, nel sud) il 30 settembre 1995, e i 40 seminaristi in questione.

Gaspard Nzeyimana, papà di uno dei seminaristi martiri, Pacifique Kanezere, dice che «anche se il papa non li beatificasse, noi genitori siamo convinti che essi sono già santi. La cosa più importante per noi è che possiamo imitarli, mettendo in pratica questa fraternità». (E.B.)

 

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