EDITORIALE – MAGGIO 2018

«La pace deve diventare il fulcro del modo di essere e di agire della Chiesa». L’anelito del vescovo don Tonino Bello – che ricordiamo con affetto e nostalgia a 25 anni dalla sua morte – è ancora più attuale e urgente. Ma cosa possiamo fare noi, ciascuno di noi, per fermare la guerra in Siria e tanti altri conflitti armati nel mondo di cui si parla meno o addirittura si tace, come in Sud Sudan, Repubblica democratica del Congo, Centrafrica, Somalia, Yemen…?

Ciò che dobbiamo evitare è di cedere alla tentazione della rassegnazione e di ripiegarci nel tirare a campare. Abbiamo bisogno di un sussulto di idealità e di svegliarci dal sonno, per assumerci la nostra responsabilità, per il bene dell’umanità e per il benessere del nostro pianeta.

Siamo per la pace quando ci mettiamo in rete con altre persone di buona volontà per scendere in strada e rompere il silenzio di fronte alla militarizzazione del territorio, alla continua corsa agli armamenti, per dire di no all’uso dei nostri porti e aeroporti per esportare guerra nel mondo… Il movimento pacifista, ora disperso e demoralizzato, ha bisogno anche del nostro contributo per rilanciarsi.

Siamo per la pace quando ci rifiutiamo di accettare che i nostri risparmi siano utilizzati da banche coinvolte nella compravendita di armi (l’elenco di questi istituti di credito è pubblicato da Nigrizia ogni anno) e sosteniamo la campagna contro le “banche armate”, attiva da diciotto anni.

Siamo per la pace ogni volta che, coscienti del fatto che «ogni acquisto è un atto etico» (papa emerito Benedetto XVI), boicottiamo prodotti frutto di sangue e sfruttamento dei lavoratori. La campagna del “consumo critico” ci aiuta in questo discernimento. Siamo per la pace quando ci accontentiamo di vivere uno stile di vita sobrio, attenti a evitare l’acquisto di manufatti che causano danni all’ambiente, come ci indica la campagna “nuovi stili di vita”.

Siamo per la pace quando sosteniamo progetti di riconversione dal militare al civile. Ad esempio, appoggiando l’impegno di gruppi e associazioni che operano per la trasformazione della produzione bellica a Domusnovas in Sardegna, dove vengono fatte bombe utilizzate dall’aviazione saudita per bombardare lo Yemen.

Siamo per la pace quando ci prendiamo cura della nostra informazione/formazione per capire le ragioni strutturali di ingiustizie e conflitti e poter agire di conseguenza.

Indispensabile, poi, per noi cristiani è la preghiera per la pace, con veglie e momenti di riflessione comunitari, per chiedere a Dio la forza e il coraggio di affrontare le difficoltà che incontriamo e incontreremo nel nostro cammino. Perché, ce lo ricorda ancora don Tonino, «la pace non paga, si paga».

Banche armate

La Relazione governativa sugli armamenti del 2017 (quella del 2018 non è ancora pubblica quando Nigrizia va in stampa) ha registrato l’esplosione dei conti correnti armati. In un solo anno il valore delle transazioni bancarie legate all’export definitivo di armamenti è passato dai 4 miliardi del 2015 ai 7,2 miliardi del 2016 (+80%), frutto di 14.134 segnalazioni, rispetto alle 12.456 dell’anno precedente. Un boom inarrestabile se si osserva la crescita rispetto a soli due anni fa: +179% (2,5 miliardi di euro, nel 2014).

A occupare il primo posto è il gruppo Unicredit con oltre 2,1 miliardi di euro, pari a circa il 30% dell’ammontare complessivo movimentato per le sole esportazioni definitive, e con una crescita del 356% rispetto al 2015 (474 milioni di euro).  Dopo Unicredit, compare il gruppo Deutsche bank, con oltre un miliardo di euro e al terzo posto la banca britannica Barclays bank, con oltre 771 milione di euro e con una crescita del 113,8% rispetto ai dati del 2015 (360,9 milioni).