L’odio dei poveri - Nigrizia
Libri
Roberto Ciccarelli
L’odio dei poveri
Ponte alle Grazie, 2023, pp. 318, € 18,00
26 Marzo 2024
Articolo di Jessica Cugini
Tempo di lettura 2 minuti

L’odio dei poveri può essere attivo o passivo, racconta l’autore del libro. In senso passivo la persona povera è colei che è odiata; in senso attivo è il soggetto in povertà a odiare la propria condizione e anche chi, in qualche modo, lo costringe a vivere in uno stato che non si vuole che cambi. Ma la persona povera ha un modo per farsi amare: adeguarsi alle norme comportamentali di chi la vuole diversa, la vive come un pericolo. Solo così può trasformarsi in “meritevole” di aiuto. Perché la povertà, secondo questa lettura, «non è il prodotto del sistema che la produce ma è colpa dell’individuo e dei vizi che lo rendono incapace di essere produttivo».

Da qui l’idea che è meritevole solo la persona che vuole lavorare, che mostra la volontà di impegnarsi a diventare operosa. Oppure quella povera strutturale, inoperosa con giusta motivazione: l’età, una malattia, un handicap. A queste figure di “poveri buoni” si rivolge il potere che agisce con politiche che rendono comunque le persone ostaggio del bisogno.

Un potere fondato non più sullo stato sociale, il welfare, ma sul workfare, in cui il lavoro ha il primato sulla cittadinanza, è lo strumento che consente l’accesso al benessere, se lo si rifiuta si perdono diritti. Un esempio concreto lo abbiamo avuto con la discussione sul reddito di cittadinanza: chi rifiutava le offerte di lavoro perdeva il diritto al sussidio; d’altra parte, era di sicuro un fannullone, una persona che preferiva rimanere inoccupata. Una persona da odiare, perché campa a danno della comunità.

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