Respinti. Le sporche frontiere d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo - Nigrizia
Libri
Duccio Facchini e Luca Rondi
Respinti. Le sporche frontiere d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo
Altreconomia, 2022, pp. 192, € 16,00
23 Settembre 2022
Articolo di Jessica Cugini
Tempo di lettura 3 minuti

Due giornalisti di Altreconomia e sei esperti di migrazioni, insieme in un libro che denuncia, dati alla mano, quel che accade alle “sporche frontiere” dell’Europa. Per raccontare una politica iniziata negli anni ’90, che prosegue, lungo i confini terresti e marini, a esternalizzare le frontiere. Una politica di “non ingresso”, respingimenti, atta a impedire l’accesso al continente europeo di richiedenti asilo e rifugiati. In un distinguo fittizio, in cui chi si mette in cammino e si ferma nel primo paese confinante, rimanendo in prossimità del suo, è “vero” rifugiato; chi prosegue e sposta il suo andare, cambiando progetto migratorio, si trasforma in “economico” e quindi “falso”.

Per bloccare costoro, l’Europa interviene con «ingenti erogazioni economiche» verso paesi terzi che non solo ricevono fondi per arrestare le migrazioni ma, attraverso accordi bilaterali, vengono sostenuti con forniture di armi, addestramenti ed eserciti. È così che sorgono campi di confinamento dove nascono, crescono e muoiono vite sospese. Quei luoghi lontani da tutto, spesso inaccessibili, che sorgono in ex spazi industriali o militari, dove le persone vengono semidetenute, vivono in condizioni igieniche e abitative ai limiti, senza alcun programma di integrazione sociale.

È così che, in sprezzo al diritto, si susseguono escalation di violenze, tra milizie e muri, senza distinzione tra donne e bambini, anziani e disabili. Le “sporche frontiere” continuano a crescere perché aumentano senza sosta le migrazioni internazionali. E poco importa se i dati raccontano che una persona su 2 si muove all’interno della propria area di origine (il 70% delle persone europee, che rappresentano la prima area di provenienza dei migranti, rimane nel continente); che ad accogliere sono i paesi più vicini.

I movimenti in astratto giustificano i respingimenti in concreto. Così, se a transitare irregolarmente lungo il confine polacco-bielorusso sono 7.915 persone, se ne respingono 30mila. In maniera inumana e degradante, con cannoni ad acqua, cani e lacrimogeni. Con il sostegno della Commissione europea che stanzia 114,5 milioni di euro per gestire le frontiere e 700mila per i generi di soccorso. Briciole, in confronto al denaro dato alla Turchia, alleato di ferro considerato “paese terzo sicuro” dove respingere migranti, non “paese d’origine sicura” per chi da quello scappa e ha diritto di protezione.

Respingimenti lungo tutta la rotta balcanica e in mare. Dove vige un memorandum tra Italia e Libia e parte la caccia denigratoria alle navi ong, dove i libici devono lavorare e le ong devono essere ostacolate. E poi arrivano i profughi ucraini e si trova la direttiva giusta per accogliere. Ma allora si poteva fare una politica differente? Sarà un precedente su cui lavorare? Il patto migratorio europeo sembra già rispondere di no.

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