Editoriali
L'editoriale di giugno 2022
Unione africana inadeguata e Mosca ringrazia
01 Giugno 2022
Articolo di Redazione
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L’Africa che non si è allineata alla condanna Onu sull’aggressione russa e ha votato in ordine sparso merita, tra le tante, almeno due riflessioni.

La prima è quella più diffusa. La prevalente. L’Occidente – Usa e Francia su tutti – resta sommamente antipatico a molti paesi africani. Evoca pessimi ricordi. Colonialismo in testa. L’accusa è sempre quella: parla di democrazia, la divinizza, ma l’obiettivo è solo di sfruttare il continente. Si nutre di menzogne per alimentare i regimi corrotti.

Le piazze saheliane – dal Mali, al Burkina Faso al Ciad – colme di cartelli e slogan anti francesi sono una fotografia di questa insofferenza radicale e radicata. Accusano Parigi di non essere stata in grado di fermare il jihadismo (che sta peraltro allungando i propri tentacoli ben oltre il Sahel). Anzi. L’aver innescato il conflitto in Libia ha incendiato tutta la regione sottostante.

Mosca ha raccolto i frutti di questa avversione. Evgeni Prigoijne, affarista putiniano esportato in Africa con il gruppo Wagner, parla di una seconda decolonizzazione, «contro un Occidente che cerca di imporre valori stranieri agli africani, prendendoli in giro».

Mosca rappresenta per alcuni paesi del continente la terza via tra la detestata Washington e una Pechino sospettata di badare solo ai suoi interessi economici. La Russia, così, sta riprendendo i legami dell’epoca della Guerra Fredda. Offre sicurezza. E seduzione, rispolverando l’arsenale propagandistico degli anni ’60.

L’intossicazione violenta di cui è vittima un paese come il Centrafrica, dove i miliziani della Wagner lasciano alle proprie spalle stragi di civili, pare non preoccupare eccessivamente. Evidentemente la storia che raccontano è una finzione costellata di scaglie di verità in quantità sufficiente per farla funzionare. Agli africani basta?

Ma c’è una seconda riflessione che suscita la scelta africana: l’essersi presentati disuniti rivela la fragilità di un’istituzione come l’Unione africana.

Non è una novità, certo. Ma il preambolo dell’Atto costitutivo dell’Ua chiede «un’azione collettiva in Africa e nelle nostre relazioni con il resto del mondo».

È evidente che la credibilità di questo impegno panafricano è stata danneggiata dalla mancata volontà dei governi africani di forgiare una posizione unitaria sulla guerra Russia-Ucraìna.

È l’ennesima dimostrazione della frattura africana e dell’assenza di un soggetto unitario capace di risolvere – da solo, senza attendere interventi esterni – i problemi principali che il continente presenta. Come potranno i paesi africani accettare di agire collettivamente per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’Agenda 2063 dell’Ua per la crescita e lo sviluppo dell’Africa?

Ma c’è in gioco un’altra questione non banale: il principio fondamentale del rispetto dell’integrità territoriale e dell’uguaglianza sovrana è stato al centro delle relazioni internazionali dell’Africa postcoloniale sin dalla fondazione dell’Organizzazione dell’unità africana nel 1963. La scelta di molti paesi di non condannare la Russia non tradisce questo principio?

La domanda, certamente retorica, che ci si potrebbe porre è se non era possibile trovare una mediazione all’interno dell’Ua, preservando una parvenza di unità africana.


Condanna Onu

Due i voti dell’Onu contro la Russia. Il primo il 2 marzo, con la risoluzione dell’Assemblea generale con cui 141 paesi hanno condannato l’invasione dell’Ucraìna. Solo 28 dei 54 paesi africani hanno votato a favore, uno contro (l’Eritrea), mentre gli altri si sono astenuti.

Il secondo voto è avvenuto il 7 aprile, in cui si chiedeva l’espulsione di Mosca dal Consiglio per i diritti umani: dei 24 voti contrari, 9 sono stati africani. E ben 25 gli stati del continente che si sono astenuti.

 

 

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