Sui sentieri del jihad. Viaggio nel fondamentalismo islamico - Nigrizia
Libri
Giovanni Porzio
Sui sentieri del jihad. Viaggio nel fondamentalismo islamico
Manni, pp. 188, € 17,00
04 Giugno 2024
Articolo di Anna Jannello
Tempo di lettura 3 minuti

Non è un saggio accademico né lo studio elaborato da qualche think tank, I sentieri del jihad. Viaggio nel fondamentalismo islamico (Manni editore) di Giovanni Porzio, per trent’anni inviato di Panorama. Nella prefazione l’autore chiarisce bene l’intento del libro: essere «la testimonianza in presa diretta di quello che ho visto, vissuto e cercato di capire lavorando per diversi anni sui molteplici fronti della guerra santa».

Tanti viaggi quindi, tanti reportage che Porzio ha collezionato nel corso dei decenni (ora collabora con Il Venerdì). Ogni capitolo riporta le date in cui ha visitato, spesso ritornandoci, i luoghi dove il fondamentalismo islamico è cresciuto e dove ha fatto proseliti espandendosi – in un moltiplicarsi di sigle fra scissioni e nuove alleanze – in altri punti sensibili del globo, teatri di guerre sanguinose come la Siria, l’Iraq, la Somalia, il Nord del Mozambico.

Soprattutto tanti incontri. Con il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah a Beirut nell’aprile 2002; con la guardia del corpo personale di Bin Laden, lo yemenita Nasser al-Bahri, alias Abu Jandal, a Sana’a nel 2010; con lo sceicco Ahmad Yassin, fondatore e leader spirituale di Hamas, a Gaza nel 2001. All’inizio del 1999 da Kabul, in un avventurosissimo viaggio, raggiunge la valle del Panjshir ma non riesce a intervistare il leggendario comandante Massud, leader della resistenza antitaliban. Nel dicembre 2008 all’ospedale di Hebron incontra un’infermiera, Obeida, che ha deciso d’immolarsi come kamikaze – dopo che il fratello si è fatto esplodere alla stazione degli autobus di Tel Aviv e il fidanzato è stato ucciso da un missile israeliano – ma un imprevisto evita l’azione suicida e lei sconta sei anni in carcere come terrorista.

Per entrare dal Camerun, marzo 2015, nella foresta di Sambisa, roccaforte di Boko Haram (dove sono state nascoste le 276 ragazze rapite nell’aprile 2014) Porzio si finge un operatore umanitario ma nel villaggio di Mabass, viene arrestato con l’accusa di spionaggio. E il giorno dopo, liberato, sente alla radio invocare la pena di morte per “l’ignobile agente di una potenza straniera”. Boko Haram (in lingua haussa significa “la cultura occidentale è vietata”) che dal 2002 impone con forza la sharia nel Nord musulmano della Nigeria distruggendo villaggi e creando migliaia di sfollati, ha collegamenti stretti con l’internazionale jihadista e ha esteso la lotta armata lungo i confini dei vicini Camerun, Ciad, Niger.

Quando nel 2018 Porzio torna a Timbuctu è l’unico straniero in abiti civili nella città dei 333 santi, fino a pochi anni prima agognata meta di turisti. Caduta nel 2012 nelle mani dei combattenti di Aqmi (al-Qaida nel Maghreb islamico) e Ansar ad Din (i difensori della fede), liberata dai francesi nel 2013, Timbuctu è ancora sotto scacco dei miliziani jihadisti che, sotto altre sigle, controllano l’antica città carovaniera.

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