Egitto

7000 a.C.: prime tracce di insediamenti lungo la valle del Nilo. 6000 a.C.: inizi dell’agricoltura. 4000 a.C.: il bisogno di una struttura statale per la gestione delle opere collegate con le acque del Nilo (dighe e canali) porta alla creazione di uno dei primi stati della storia. 3200 a.C.: il faraone Menes unifica i due regni dell’Alto (a sud) e Basso Egitto (presso il delta del Nilo); successive dinastie sviluppano il commercio, creano benessere e danno vita a grandi tradizioni culturali; la scrittura (geroglifici) è usata come “strumento di governo”; costruzione delle piramidi (2500 a.C. circa). 1680 a.C.: gli Hyksos s’impadroniscono del Delta per un secolo. 1580-525 a.C.: nel periodo del Nuovo Regno, l’Egitto raggiunge l’apice della sua potenza ed estensione.

 

669 a.C.: gli assiri, dalla Mesopotamia, conquistano e governano l’Egitto. 525-332 a.C.: l’Egitto è soggetto alla Persia fino alla conquista di Alessandro Magno. 332-31 a.C.: con la dinastia macedone, predomina l’elemento greco-macedone. 31 a.C.: l’Egitto cade sotto l’impero romano; Cleopatra si uccide, dopo che l’esercito di Ottaviano ha sconfitto le sue truppe.

 

395: il paese diviene parte dell’impero bizantino. 642: conquista araba (imposte la lingua araba e la regione islamica). 969: Il Cairo diventa la capitale. 1250-1517: periodo dei Mamelucchi (grande prosperità e istituzioni civili bene ordinate). 1517: l’Egitto è assorbito nell’Impero Ottomano. 1798-1801: le forze di Napoleone invadono l’Egitto, ma sono respinte dai britannici e dai turchi, il paese è di nuovo parte dell’Impero Ottomano. 1805: il comandante albanese Muhammad Ali dà inizio a una dinastia che regnerà fino al 1952, sebbene nominalmente parte dell’impero ottomano. 1859-69: costruzione del Canale di Suez. 1882: occupazione britannica. 1914: l’Egitto è protettorato britannico.

1922, 28 febbraio: indipendenza, con re Fuad I, sebbene l’influenza britannica rimane significativa. 1928: Hassan Al-Banna fonda i Fratelli Musulmani. 1936: re Faruk succede al padre Fuad I. 1948: Iraq, Giordania, Siria ed Egitto attaccano il nuovo stato di Israele. 1949: Hassan Al-Banna è assassinato; nasce il Comitato del Movimento degli “ufficiali liberi”, con lo scopo di rovesciare la monarchia corrotta. 1952, gennaio: almeno 20 persone uccise in rivolte contro i britannici al Cairo; Re Faruk abdica in favore del figlio Fuad II; luglio: il gruppo nazionalista del movimento degli “ufficiali liberi”, comandato dal gen. Mohammed Naghib e dal col. Gamal Abdel Nasser, orchestra un colpo di stato.

 

1953, giugno: è proclamata la repubblica e il gen. Mohammed Naghib, leader degli “ufficiali liberi”, è presidente e primo ministro. 1954: Naghib è deposto e Nasser diventa primo ministro; firmato il “Trattato di evacuazione” in virtù del quale inizia il ritiro delle forze britanniche; Nasser opta per la neutralità dall’Occidente e acquista armi dalla Cecoslovacchia comunista. 1955: l’Egitto è tra gli organizzatori della Conferenza afroasiatica di Bandung.

 

1956, gennaio: Egitto e Gran Bretagna rinunciano al controllo sul Sudan; giugno: Nasser diventa presidente; luglio: Nasser nazionalizza il Canale di Suez per finanziare la diga di Assuan, dopo che la Gran Bretagna e gli Usa hanno congelato i finanziamenti; ottobre: occupazione militare del canale di Suez da parte di Francia, Gran Bretagna e Israele; novembre: la “crisi di Suez” si conclude quando l’Unione Sovietica minaccia di intervenire al fianco di Egitto e gli Stati Uniti, temendo l’allargamento del conflitto, costringono britannici, francesi e israeliani al ritiro; si raggiunge il cessate-il-fuoco e la posizione di Nasser si rafforza.

1958, febbraio: unione politica tra Egitto e Siria (nasce la Repubblica araba unita–Rau). 1961: la Siria si ritira dalla Rau; Nasser adotta politiche socialiste, nazionalizza l’industria e vara ambiziosi programmi di welfare; nel frattempo, dà inizio alla repressione dei “Fratelli Musulmani”.

 

1965, marzo: re Faruk muore a Roma. 1967: Egitto, Giordania e Siria firmano un trattato di difesa; maggio: l’Egitto espelle le forze dell’Onu presenti nel Sinai e chiude gli Stretti di Tiran alle navi israeliane; Israele interpreta tali mosse come preparazione alla guerra; giugno: Egitto, Giordania e Siria dichiarano guerra a Israele (“Guerra dei 6 giorni”); Israele sconfigge gli eserciti delle tre nazioni e prende il controllo del Sinai e occupa la Striscia di Gaza; alleanza politico-militare tra l’Urss ed Egitto; varate leggi di emergenza, che rimarranno fino al 2012 (eccetto un breve periodo negli anni 1980).

 

1970, settembre: muore Nasser e gli succede Anwar Al-Sadat. 1971: con la nuova costituzione, il paese assume il nome di Repubblica Araba d’Egitto; l’alta diga di Assuan è completata; Sadat firma un Trattato di amicizia con l’Urss, ma elimina la fazione filosovietica, espelle 20.000 tecnici sovietici (1972) e riavvicina il paese all’Occidente.

 

1973, ottobre: Egitto e Siria aprono le ostilità contro Israele, durante la celebrazione della festa israeliana dello Yom Kippur; l’Egitto subisce un grave colpo. 1974: l’intervento delle grandi potenze facilita la tregua. 1975, giugno: il Canale di Suez è riaperto. 1976: Sadat rescinde il “Trattato di amicizia” con l’Unione Sovietica. 1977, gennaio: “rivolte del pane” in numerose città; ottobre: Sadat visita Israele. 1978, settembre: conferenza a tre (Carter, Begin, Sadat) e accodo di pace a Camp David (Usa). 1979, marzo: firma della pace con Israele; l’Egitto è espulso dalla Lega Araba, ma riacquista il controllo della penisola del Sinai e diventa il maggiore beneficiario degli aiuti finanziari Usa.

1981, 6 ottobre: Sadat è assassinato da integralisti islamici; gli succede il vicepresidente Hosni Mubarak dopo un referendum nazionale; il nuovo presidente proclama lo stato di emergenza e limita le attività politica e la libertà di espressione. 1986: l’esercito interviene contro l’ammutinamento dei coscritti della polizia egiziana (107 morti). 1987: Mubarak è riconfermato per un secondo termine. 1989: l’Egitto rientra nella Lega Araba. 

 

1991: l’Egitto si unisce alla coalizione degli alleati per espellere le truppe irachene dal Kuwait e beneficia di ingenti prestiti multilaterali, che consentono al governo di ritentare la liberalizzazione dell’economia. 1992, il gruppo islamista Gama’a al-Islamiyya dà inizio a una serie di attacchi contro il governo e località turistiche. 1993, ottobre: terzo mandato per Mubarak. 1995, luglio: attentato contro Mubarak, in Addis Abeba (Etiopia), dove si è recato per il vertice dell’Unione africana. 1997, 62 turisti uccisi presso Luxor dal gruppo Al-Gama’a al-Islamiya. 1999, ottobre: quarta riconferma di Mubarak.

2000, novembre: elezioni legislative; gli islamisti entrano in parlamento; dicembre: Egitto, Libano e Siria s’accordano sul progetto di un gasdotto sotto il Mediterraneo per trasportare il gas egiziano al porto libanese di Tripoli. 2002, febbraio: centinaia di passeggeri muoiono in un incidente ferroviario a sud del Cairo. 2004, ottobre: bombe terroristiche contro turisti israeliani nella penisola del Sinai (34 morti); novembre: funerali del leader palestinese Yasser Arafat al Cairo.

 

2005, febbraio-aprile: dimostrazioni popolari antigovernative per chiedere riforme; aprile: due attentati terroristici causano vittime tra i turisti; maggio: referendum sull’emendamento costituzionale che consente a più candidati di competere nelle elezioni presidenziali; luglio: attacchi dinamitardi a Sharm El-Sheikh; settembre: Mubarak è rieletto per in quinto mandato conseguito; dicembre: le elezioni parlamentari terminano in scontri tra polizia e i sostenitori dei Fratelli Musulmani; il Partito nazionale democratico (Pnd) e i suoi alleati conservano una larga maggioranza in parlamento; i sostenitori dei Fratelli Musulmani ottengono il 20% dei seggi; oltre 20 migranti sudanesi muoiono in seguito ad attacchi della polizia davanti agli uffici Onu del Cairo.

2006, febbraio: affonda un piroscafo nel Mar Rosso (1.000 vittime); aprile: attacchi dinamitardi a Dahab, sul Mar Rosso (20 morti); novembre: l’Agenzia della Nazioni Unite per l’energia atomica dichiara che l’Egitto è una delle (almeno) sei nazioni arabe che hanno sviluppato programmi atomici per diversificare le sorgenti di energia; Mubarak promette una riforma democratica e costituzionale, ma l’opposizione è scettica; novembre: disordini in seguito all’arresto di alcuni membri dei Fratelli Musulmani.

2007, marzo: referendum su emendamenti alla costituzione; le autorità dichiarano che il 76% dei voti è stato in favore, ma l’opposizione grida al broglio; aprile: Amnesty International accusa il governo di ricorrere alla tortura e alla detenzione illegale contro gli oppositori; oltre 30 membri dei Fratelli Musulmani, per la prima volta, sono giudicati secondo la legge militare; giugno: alle elezioni parlamentari il Pnd ottiene la maggioranza; ottobre: 7 giornalisti imprigionati; Ibrahim Eissa, direttore del giornale Dustur, è condannato a 6 mesi di carcere per aver pubblicato notizie sulla salute del presidente.

 

2008, aprile: corti militari condannano 25 leader dei Fratelli Musulmani a varie pene detentive; oltre 800 gli arresati in un mese; i Fratelli Musulmani boicottano le elezioni municipali (solo 20 loro candidati ottengono il permesso di competere); novembre: il governo del Pnd annuncia l’intenzione di privatizzare alcune società statali e distribuire quote di sottoscrizione ai cittadini, ma lo stato manterrà la quota di maggioranza in settori strategici (ferro, acciaio, trasporti e turismo); forze di sicurezza dispiegate nel Sinai, dopo scontri tra beduini impegnati nell’attività di contrabbando di beni verso la Striscia di Gaza (numerosi beduini morti).

 

2009, febbraio: Ayman Nour, leader dell’opposizione, è liberato dopo 3 anni di carcere; attentato dinamitardo in un’area turistica del Cairo (muore uno studente francese e 24 persone sono ferite); le autorità arrestano 3 sospetti, accusati di appartenere a una cellula islamista; aprile: altre 49 persone arrestate, sospettate di aiutare Hezbollah nell’invio di soldi ad Hamas nella Striscia di Gaza; maggio: il ministro degli interni notifica l’arresto di 7 persone, sospettate di essere legate ad Al-Qaida, ritenute colpevoli dell’attentato di febbraio; giugno: Obama, in visita al Cairo, chiede un «nuovo inizio» tra Usa e mondo islamico; luglio: arrestati 25 militanti, sospettati di avere legami con Al-Qaida; agosto: 26 militanti, ritenuti una cellula di Hezbollah, arrestati con l’accusa di organizzare azioni terroristiche in Egitto e di inviare armi ad Hamas a Gaza; novembre: tensioni tra Egitto e Algeria, in seguito ai disordini scoppiati dopo una partita di calcio tra le due nazionali.

 

2010, gennaio: cristiani copti si scontrano con la polizia, dopo una sparatoria fuori di una chiesa; febbraio: Mohammed El-Baradei, diplomatico ed ex direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, torna in Egitto e crea una coalizione di leader dell’opposizione in vista di un cambiamento; marzo: Mubarak operato in Germania; giugno: i Fratelli Musulmani affermano che potrebbero appoggiare El-Baradei; sonora sconfitta dei Fratelli Musulmani alle elezioni per la camera alta (consultiva) del parlamento (shura); la confraternita denuncia brogli e irregolarità; novembre: cristiani copti si scontrano con la polizia a Giza per la costruzione di una chiesa; elezioni parlamentari, seguite da proteste contro irregolarità e brogli; anche in questa consultazione i Fratelli Musulmani non ottengono alcun seggio in parlamento (vantavano un quinto dei seggi nella precedente legislatura).

2011, gennaio: 21 morti in un attentato in una chiesa di Alessandria dove i cristiani stanno celebrando l’anno nuovo; giornate di manifestazioni contro il governo, incoraggiate dall’esito delle proteste tunisine e dalle dimissioni del presidente Ben Ali; il presidente Mubarak attua un rimpasto del governo, ma le proteste non si placano; i dimostranti chiedono le dimissioni di capo dello stato; il presidente promette di abbandonare la carica a settembre; febbraio: Mubarak si dimette, consegnando il poter a un consiglio militare; marzo: referendum sulle modifiche alla costituzione, che introducono un limite di due mandati per la presidenza e obbligano alla laicità i partiti politici; vince il “sì” con il 77,2% dei voti; i Fratelli Musulmani si schierano per il “sì”, come pure il partito dell’ex rais, il Partito democratico nazionale; per il “no” votano i giovani della “rivoluzione” e i partiti che li sostengono, i copti, e i più gettonati candidati alla presidenza, tra cui El-Baradei (oggetto di un’aggressione al seggio) e Amr Mussa, il segretario generale della Lega araba; aprile: nuove manifestazioni popolari; l’esercito spara sulla folla, provocando 2 vittime; Mubarak e i suoi figli, Ala e Gamal, arrestati per corruzione; aprile-agosto: continuano le proteste in Piazza Tahrir; agosto: l’esercito disperde i dimostranti di Piazza Tahrir; Mubarak in tribunale, accusato di aver ordinato di sparare sulla folla; settembre: i “rivoluzionari” chiedono veloci riforme; ottobre: scontri tra cristiani copti e forze di sicurezza (24 vittime); novembre: violenze in Piazza Tahrir, quando le forze di sicurezza intervengono contro la folla che protesta contro i militari, accusandoli di voler mantenere il potere; il primo ministro Essam Sharaf si dimette; iniziano le elezioni parlamentari; dicembre: governo di unità nazionale guidato dal nuovo primo ministro, Kamal Al-Ganzouri.

 

2012, gennaio: i partiti islamisti emergono vincitori dalle elezioni parlamentari; prima sessione del parlamento del dopo-Mubarak; marzo: muore Papa Shenuda III, patriarca della chiesa copta; maggio: al primo turno delle elezioni presidenziali il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi, ottiene il 24,3% dei voti, davanti ad Ahmed Shafiq, ex generale ed ex primo ministro di Mubarak, con il 23.3% (43% il tasso di partecipazione al voto); i leader dell’esercito annunciano la fine dello stato di emergenza (in atto fin dall’assassinio di Sadat nel 1981); 2 giugno: Mubarak è condannato all’ergastolo per complicità nell’uccisione dei dimostranti di Piazza Tahrir a inizio 2011; 16-17 giugno: secondo turno delle presidenziali; 20 giugno: la Corte suprema dichiara invalide le elezioni parlamentari di maggio e scioglie il parlamento; 25 giugno: Morsi è dichiarato vincitore delle elezioni e presidente dell’Egitto; il vero potere rimane nelle mani dei militari; 30 giugno: Morsi presta giuramento come primo presidente democraticamente eletto; 8 luglio: Morsi annulla lo scioglimento del Parlamento deciso dalla Corte costituzionale, ribaltando il verdetto della corte; sale la tensione tra il neoeletto presidente e la giunta militare, che convoca una riunione d’emergenza per affrontare la situazione; 10 luglio: i deputati tornano a riunirsi, in forza del decreto firmato dal presidente Mohamed Morsi; agosto: il nuovo primo ministro, Hisham Qandil, forma un nuovo governo dominato da personalità del precedente, tecnocrati e islamisti (escludendo forze liberali e secolari); Morsi licenzia il ministro della difesa e capo delle forze armate, il generale Hussein Tantawi (ma lo fa suo consigliere), sostituendolo con Abdel Fattah Al-Sissi, ritira la delega anche al capo di gabinetto, Sami Anan, e priva i militari del poter di esprimersi in materia di legislazione e nella stesura della nuova costituzione; settembre: l’esercito uccide 32 militanti e distrugge 31 tunnel verso Gaza in un’operazione contro gruppi armati che hanno attaccato le forze regolari nel Sinai nel mese di agosto; novembre: Abuna Tawandros è scelto come nuovo patriarca dei cristiani copti; Morsi firma un decreto che impedisce al giudiziario di sfidare le sue decisioni, ma lo ritira in seguito a proteste popolari; dicembre: l’assemblea costituente (dominata da islamisti) approva una bozza di costituzione che accresce il ruolo dell’islam e restringe la libertà di parola e di associazione; un referendum approva la nuova legge, ma non mancano forti proteste da parte dei leader dell’opposizione laica, dei cristiani e dei gruppi femminili; la paralisi governativa indebolisce la moneta e ritarda un prestito di 4,8 miliardi di dollari dal Fondo monetario internazionale.

 

2013, gennaio: oltre 50 morti in violenti scontri per le strade; il capo dell’esercito, Abdul Fattah Al-Sisi, afferma che lo scontro politico sta spingendo il paese sull’orlo del collasso; marzo: una corte ferma il piano di Morsi di anticipare le elezioni ad aprile, citando la mancata presentazione della nuova legge elettorale alla Corte costituzionale; giugno: Morsi nomina sostenitori islamisti come governatori regionali, mettendoli a capo di 13 della 27 regioni; contestatissima la nomina di un membro del gruppo armato Gama’a al-Islamiyya a governatore di Luxor (dove i guerriglieri del Gama’a avevano ucciso 60 turisti nel 1997); proteste a Luxor; il ministro del turismo minaccia di dimettersi; tensione tra Egitto ed Etiopia sul progetto di Addis Abeba di costruire una nuova grande diga sul Nilo Azzurro; Morsi fa sapere che ricorrerà a tutte le opzioni possibili per preservare la sicurezza idrica dell’Egitto; a fine mese, scontri ad Alessandria e al Cairo; grandi manifestazioni contro il presidente Morsi (si parla di 2 milioni di persone in Piazza Tahrir), con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine; almeno 4 morti (tra cui un cittadino americano) e 600 feriti; 22 milioni di persone firmano una petizione per chiedere le dimissioni di Morsi; le ambasciate del Qatar, del Kuwait, dell’Olanda e degli Stati Uniti annunciano l’evacuazione dei propri cittadini, a causa delle proteste di massa; inizio luglio: i ministri del turismo, delle risorse idriche, dell’ambiente, delle comunicazioni e degli affari giuridici e degli affari esteri si dimettono, mentre il capo delle forze armate, Abdel Fattah El-Sissi, dà 48 ore a Morsi per trovare un accordo: «La voce del popolo non può essere ignorata»; parole che hanno sapore di ultimatum; luglio: Morsi rigetta l’ultimatum dell’esercito e si dice deciso a continuare con i suoi piani per la riconciliazione nazionale; 3 luglio: Morsi lancia la proposta di un governo di coalizione come soluzione per fare uscire il paese dalla crisi politico-istituzionale in cui è ripiombato, ma i militari lo arrestano “preventivamente”, con i suoi più stretti collaboratori, suggerendo in tal modo che nelle prossime ore potrebbero essere formulate accuse precise nei suoi confronti; 4 luglio: il ministro della difesa e capo delle forze armate, Abdel Fattah El-Sissi, sospende la costituzione, consegna i poteri presidenziali al presidente della corte costituzionale, il giudice Adly Mansour, e annuncia la prossima costituzione di un governo tecnico, in attesa di nuove elezioni presidenziali; 5 luglio: scontri tra sostenitori e oppositori di Morsi; almeno 30 morti; l’esercito lancia un appello all’unità e alla riconciliazione; 6 luglio: un prete copto, Mina Aboud Sharween, ucciso nel nord del Sinai. 7 luglio: il presidente ad interim Mansour propone una tabella di marcia verso le elezioni (entro sei mesi), ma i Fratelli Musulmani rifiutano la proposta; 8 luglio: oltre 50 persone uccise e 322 ferite tra i sostenitrici di Morsi durante una manifestazione di sostenitori del deposto presidente Morsi; l’esercito avrebbe sparato sulla folla, ma il portavoce dell’esercito parla di un “gruppo terroristico” che avrebbe attaccato una caserma della Guardia repubblicana del Cairo (in cui si crede che sia trattenuto Morsi); il partito Libertà e giustizia (braccia politico dei Fratelli Musulmani) ha lanciato un appello alla sollevazione popolare; i ponti della capitale sono stati chiusi dai blindati dell’esercito, gettando la città nel caos; mai così vicini a una guerra civile; 9 luglio: il presidente ad interim Adly Mansour nomina l’ex ministro delle finanze Hazem El-Beblawi, primo ministro, e Mohamed El-Baradei, premio Nobel della pace ed ex capo dell’Agenzia Onu per il nucleare, vicepresidente ad interim, con delega alle relazioni internazionali; i Fratelli Musulmani respingono l’offerta di entrare nel governo di coalizione; l’ufficio del procuratore ordina l’arresto di Mohamed Badie, leader dei Fratelli musulmani, e di altri 8 membri del movimento islamico per il reato di incitamento alla violenza davanti alla caserma della Guardia repubblicana al Cairo; 26 luglio: Morsi è arrestato con l’accusa di aver collaborato con il partito islamico palestinese Hamas, che controlla la striscia di Gaza; 27 luglio: violenti scontri per le strade di Alessandria e del Cairo tra pro- e anti-Morsi; decine di vittime.

2013, metà agosto: centinaia di persone (migliaia, secondo i Fratelli Musulmani) sono uccise quando le forze dell’ordine cercano di disperdere i presidi installati nelle piazze dai sostenitori di Morsi; viene dichiarato lo stato di emergenza e imposto il coprifuoco nelle principali città; il vicepresidente El-Baradei si dimette, spiegando che c’erano opzioni di carattere politico che avrebbero permesso di porre fine alla crisi; le forze di sicurezza arrestano Mohamed Al-Zawahiri, fratello del leader di Al-Qaida, Ayman Al-Zawahiri, e centinaia di membri della Fratellanza; El-Baradei lascia l’Egitto per rifugiarsi a Vienna (Austria); 18 agosto: 25 poliziotti sono uccisi a Rafah, nel nord del Sinai, in un attacco contro un convoglio militare; 20 agosto: Mohamed Badie, la guida dei Fratelli musulmani, è arrestato assieme ad altri due dirigenti del movimento; 21 agosto: i ministri degli esteri dell’Unione europea decidono di sospendere le licenze di esportazione verso l’Egitto di armi ed equipaggiamenti di sicurezza; la corte penale del Cairo accoglie l’istanza di scarcerazione per Mubarak e ne dispone il rilascio; 28 agosto: due sostenitori dell’ex presidente Morsi uccisi a Beni Suef, nel sud del paese, in scontri con le forze armate; 29 agosto: Mohammed El-Beltagi, uno dei leader della Fratellanza, Khaled El-Azhari, ex ministro del lavoro, e Gamal al-Achri, esponente della Fratellanza, sono arrestati con l’accusa di incitamento alla violenza; 11 settembre: sei soldati uccisi e quindi persone ferite in attacchi terroristici contro installazioni militari nel nord del Sinai, dove proseguono massicce operazioni antiterrorismo di esercito e polizia; una corte mette fuori legge i Fratelli Musulmani e ordina la confisca dei loro beni; ottobre: l’Egitto critica Washington che ha deciso di sospendere gran parte degli aiuti americani (1,3 miliardi di dollari); novembre: una nuova legge limita drasticamente la possibilità di organizzare proteste pubbliche; dicembre: il governo dichiara i Fratelli Musulmani «un gruppo terroristico», dopo un attentato terroristico a Mansoura (12 vittime).

2014, gennaio: referendum sulla nuova costituzione, che mette al bando i partiti creati su basi religiose; febbraio: il primo ministro Hazem El-Beblawi si dimette, senza dare alcuna spiegazione; maggio: l’ex capo dell’esercito, Adbdul Fattah Al-Sisi vince le elezioni presidenziali; giugno: 3 giornalisti di Al-Jazira arrestati con l’accusa di aver divulgato false notizie e di aver sostenuto i Fratelli Musulmani, messi al bando (saranno liberati nel febbraio 2015); ottobre: il governo ordina la demolizione di case lungo il confino con la Striscia di Gaza, nel tentativo di fermare il contrabbando di armi destinate al gruppo jihadista Ansar Beit Al-Maqdis; poteri speciali concessi alle forze militari nella penisola del Sinai (stato di emergenza per tre mesi); novembre: Ansar Beit Al-Maqdis giura fedeltà al movimento estremista “Stato Islamico”, che controlla parti della Siria e dell’Iraq; 30 soldati egiziani uccisi nel Sinai; negli scorsi 18 mesi almeno 16.000 egiziani incarcerati per motivi politici; l’ex presidente Hosni Mubarak prosciolto da ogni accusa; 17 editori di giornali (sia statali che privati) si impegnano a non criticare lo stato; dicembre: il governo approva la nuova legge elettorale, in vista delle elezioni parlamentari (ultima tappa della road map per la transizione politica del dopo-Morsi), inizialmente previste per l’autunno 2014 ma rinviate alla primavera 2015: la nuova Assemblea del popolo sarà costituita da 567 seggi, di cui 420 destinati ai candidati indipendenti e 120 alle liste di partito; il presidente avrà il diritto di nominare il 5% dei parlamentari, pari a 27 seggi.

 

2015, gennaio: si annunciano le elezioni parlamentari per marzo; si registrano violenze in occasione del quarto anniversario del rovesciamento del presidente Mubarak; febbraio: un aereo militare egiziano bombarda postazioni dello Stato Islamico nell’est della Libia, dopo che il gruppo terroristico ha rilasciato un video che mostrerebbe l’uccisione di 21 cristiani copti; il Cairo cerca un mandato Onu che approvi un intervento internazionale in Libia; aprile: l’ex presidente è condannato a 20 anni di prigione per «tortura e arresto di dimostranti durante il suo governo» (2012-13); maggio: eseguite sei condanne a morte contro jihadisti; Morsi è condannato a morte, ritenuto colpevole dell’evasione in massa dalla prigione di Wadi del Natroun, a nord del Cairo, il 28 gennaio 2011; condannato a morte per lo stesso fatto anche la Guida suprema della Fratellanza, Mohamed Badie; giugno: il procuratore generale, Hisham Barakat, e altre 3 persone sono uccisi dallo scoppio di una macchina-bomba; luglio: l’Isis (Stato Islamico) lancia 5 simultanei attacchi contro postazioni militari nel nord del Sinai (17 soldati uccisi e 30 feriti; il governo dice che 100 terroristi sono stati uccisi); agosto: l’Isis rivendica una serie di esplosioni contro la sede locale della Sicurezza Nazionale già rivendicate in un primo momento da un gruppo “black bloc” egiziano; ottobre: 224 persone perdono la vita per lo schianto, dovuto a un’esplosione, di un aereo russo decollato da Sharm el Sheik e diretto in Russia; l’Isis ne rivendica la responsabilità; novembre: l’Isis rivendica un attentato in un hotel nel nord della penisola del Sinai.

 

2016: gennaio: militari dello Stato Islamico attaccano località turistiche a Giza; attentato contro un hotel di Hurghada, sul Mar Rosso (tre turisti feriti); scompare al Cairo il ricercatore 28enne italiano, Giulio Regeni; febbraio: il corpo di Regeni trovato in un fosso, con “segni di tortura”; marzo: scompare nel Mediterraneo un aereo della Egyptair proveniente da Parigi, con 66 persone a bordo; aprile: l’Egitto annuncia che consegnerà all’Arabia Saudita due isole del Mar Rosso, suscitando il pubblico sdegno; maggio: un aereo dell’EgyptAir, diretto da Parigi al Cairo a Parigi, precipita nel Mar Mediterraneo, con 66 persone a bordo; novembre: il Fondo monetario internazionale approva un prestito di 12 miliardi di dollari all’Egitto; la corte d’appello rovescia la condanna a morte dell’ex presidente Morsi, e ordina un nuovo processo; dicembre: attentato terroristico in una chiesa del Cairo (25 vittime); l’attentato è rivendicato dai militanti dello Stato Islamico.

 

2017, gennaio: dozzine di famiglie cristiane fuggono dal nord Sinai dopo ripetuti attacchi compiuti da militanti islamisti; aprile: dichiarato lo stato di emergenza, dopo che bombe-kamikaze hanno ucciso decine di fedeli radunati in due chiese per la celebrazione della domenica delle palme; maggio: militanti dello Stato Islamico rivendicano la responsabilità dell’uccisione di cristiani su un autobus nella provincia libica di Minya; aerei militari egiziani attaccano campi di addestramento dello Stato Islamico in Libia; giugno: l’Egitto aderisce alla campagna, voluta dall’Arabia Saudita, di isolare il Qatar, accusato di fomentare il terrorismo; novembre: le autorità egiziane riaprono temporaneamente la frontiera con la Striscia di Gaza.

 

2018, gennaio: il presidente dichiara di volersi ricandidare per un secondo mandato alle elezioni presidenziali di marzo; i partiti dell’opposizione invitano a boicottare l’esercizio: «Sarà una farsa… Adbdul Fattah Al-Sisi sta preparandosi un trionfo»; numerosi possibili candidati sono fermati dalle forze di sicurezza; febbraio: le autorità chiedono alla popolazione di boicottare le trasmissioni della BBC, dopo che il servizio televisivo britannico ha mandato in onda servizio sulla repressione di ogni forma di dissenso (torture e sparizioni di persone incluse) in atto in Egitto sotto la presidenza di Adbdul Fattah Al-Sisi; Human Rights Watch accusa le autorità egiziane di «arresti arbitrari» di esponenti dell’opposizione, in vista delle elezioni presidenziali; le forze di sicurezza vantano l’uccisione di numerosi militanti dello Stato Islamico nella penisola del Sinai: marzo: altri 10 jihadisti dello Stato Islamico uccisi nel Sinai; il presidente minaccia la stampa: «Ogni notizia diffamante nei confronti delle forze di sicurezza sarà trattata come alto tradimento»; fine marzo: il presidente Abdel Fattah-Al Sisi è confermato per un secondo mandato nelle elezioni del 26-28 marzo, con il 97,08% delle preferenze; il suo rivale, Moussa Mustafa Moussa, rimasto solo dopo che la rosa degli avversari è stata azzerata, ottiene il 2,92% dei voti; l’affluenza al voto è stata del 41,5%.

 

(Aggiornato al 3 aprile 2018)

Nome ufficiale: Repubblica araba d’Egitto
Superficie
: 1.001.450 km2
Capitale
: Il Cairo (18,77 milioni di abitanti)
Lingue
: arabo (ufficiale); inglese e francese tra le classi educate
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 28 febbraio 1922 (dal protettorato del Regno Unito)
Capo dello stato
: Abdel Fattah Al-Sisi (dall’8 giugno 2014)
Primo ministro: Sherif Ismail (dal 12 settembre 2015)
Religioni: musulmani (88%, per lo più sunniti), cristiani copti (9%), cattolici (0,26%), altri (1,74%)

 


Popolazione

Abitanti: 97.041.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici
: camiti orientali (egizi, beduini, berberi) 99%; greci, nubiani, armeni ed europei (specie italiani e francesi) 1%
Crescita demografica annua: 2,45% (2017)
Tasso di fertilità: 3,47 figli per donna (2017)
Popolazione urbana: 43,3% (2017)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 24/1.000
Speranza di vita
: 73 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 26,2%
Prevalenza Hiv: 0,02% (stime 2017)
Accesso a servizi sanitari adeguati: 94,7%
Accesso all’acqua potabile
: 99,4%

 


Economia

25,2% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,691 (111° su 188 paesi)

Prodotto interno lordo: 332,3 miliardi di dollari (1.199 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 3.424 dollari (13.000 a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua
: 4,1% (stime 2017)
Inflazione: 11% (stime 2015)
Disoccupazione: 12,8% (stime 2017; tra i giovani. 15-24 anni, 34,2%)
Risorse naturali
: petrolio, gas naturale, minerali di ferro, fosfati, manganese, calcari, gesso, talco, amianto, piombo, zinco, elementi di terre rare
Prodotti agricoli
: cotone, riso, mais, grano, legumi, frutta, vegetali; bovini, bufali d’acqua, pecore e capre
Esportazioni
: greggio e prodotti petroliferi, frutta e verdura, cotone, tessili, prodotti metallici e prodotti chimici, cibi processati (23,53 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: macchinari ed equipaggiamento, alimenti, prodotti chimici, legname, carburanti (53,02 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero
: 76,31 miliardi di dollari (fine 2017) 

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