40 anni dopo Oscar vive sulle gambe del suo popolo. Risorto, come diceva lui, nel sogno di un avvenire diverso. Anche di una chiesa al passo con i tempi, capace di rischiare e dare la vita. Lontana dai privilegi, dai salotti e dagli ambienti atrofizzati dei ricchi che vivono sulle spalle degli ultimi. Come Oscar che ha fatto una scelta precisa per i poveri fino alle estreme conseguenze. Prima vescovo nella norma, messo in capitale per non scomodare. Poi cambiato radicalmente dal martirio dell’amico Rutilio Grande, che oggi la Chiesa vuole riconoscere Beato, cioè felice di morire nel Signore (Ap 14,13). Da quel momento Oscar si spinge più in là, si schiera. Riceve minacce e va avanti per la sua strada. Strada in salita e con tanti ostacoli. Fino a quello sparo del 24 marzo 1980 in piena celebrazione dell’Eucarestia. Per farsi pane spezzato e vino versato per la sua gente e per l’umanità intera.

Da Oscar al mondo

Lui Oscar testimone autentico di quella chiesa di Francesco, in uscita, sulla strada, ferita per aver fatto causa comune con il popolo sofferente. Come i 260 milioni di cristiani perseguitati nel mondo. Come Gesù di Nazaret. Una chiesa e una terra capaci di sognare e osare i sogni di Francesco in Querida Amazonia:

Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa.

Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana.

Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste.

Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici”.

Sappiamo bene che questa Amazzonia e questa chiesa sono ancora ai primi albori. Tantissimo c’è da camminare. Molti passi indietro rallentano invece di accelerare l’avanzare della barca di Pietro che il cardinal Martini, prima di morire, aveva presentato come in ritardo di 200 anni. Forse troppo generoso.

Cercasi guide

In questi giorni così duri per l’umanità fa bene al cuore la testimonianza di Oscar, guida del popolo durante la dittatura spietata del Salvador, in cui chi alzava la voce veniva torturato, silenziato, fatto sparire.

Oggi, dentro il calderone dell’incertezza, della complessità, della paura e del barricarsi in casa (per chi può, tanti in Africa non possono!) servono come il pane buone notizie, testimoni, guide del popolo e nella chiesa. Sono urgenti persone illuminate e coraggiose. Che non hanno nulla da perdere. Neanche la propria vita.