Editoriale di Nigrizia, giugno 2012

Chissà se si rivelerà un’allergia passeggera o se la sua vittoria segnerà uno spartiacque. Di certo, la “Stella” cometa grillina ha scosso le fondamenta della geografia politica italiana alle ultime elezioni amministrative. Creando attorno a sé timor panico. Molti a strillare: «Qualunquista». «Populista». «Demagogo». «Antipolitico». «L’unto del web». «Un intoccabile autoritario».

In effetti, è un po’ irritante vedere un comico come Beppe Grillo fare politica. Il suo procedere per battute e semplificazioni rischia, ogni volta che apre bocca, di ridurre la complessità dei fenomeni a banali e talvolta discutibili proposte. Come quando, nel 2007, nel bel mezzo della “emergenza sicurezza” creata dalle destre per tirare la volata a Berlusconi, il comico genovese scrisse: «Un paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia. È un vulcano, una bomba a tempo. Va disinnescata. Un governo che non garantisce la sicurezza dei suoi cittadini a cosa serve? Cosa governa? Chi paga per questa insicurezza sono i più deboli, gli anziani, chi vive nelle periferie, nelle case popolari». Ha ripetuto lo stesso concetto poche settimane fa sui possibili arrivi di persone in fuga dalla Libia e dalla Tunisia. Prendendosi, giustamente, del razzista.

Di riflesso, anche il Movimento 5 stelle (M5S), trionfatore a Parma e in altri piccoli comuni, è accusato di aver assunto «la fisionomia di un partito a tutti gli effetti modellato più sulle formazioni “carismatiche” e personalistiche della seconda repubblica che su quelle di stampo novecentesco» (Istituto Cattaneo di Bologna). Un movimento, quindi, che risente di una deformazione padronale: la ricchezza plurale delle voci assorbita nei monologhi del comico, che epura chi non rispetta la linea.

Critiche, queste, che hanno avvolto Grillo e la sua voglia di far politica. È difficile, tuttavia, archiviare con un’alzata di spalle il “grillismo”. Il fenomeno trae linfa vitale dal clima austero che si respira non solo in Italia e che ha intercettato una crescente e inarrestabile rabbia degli elettori nei confronti di una classe politica imbarazzante. «Un ceto politico irrimediabilmente abituato a guardare dall’alto», come l’ha definito il sociologo Marco Revelli.

Ma in questa stagione dagli ideali boccheggianti, dove si assiste all’emorragia del consenso e alla liquefazione del corpo elettorale, l’M5S e Grillo hanno almeno due meriti: aver dettato un’agenda politica radicalmente diversa dalle classiche liturgie di potere; aver imposto una classe dirigente completamente nuova. Migliaia di persone si stanno impegnando a cambiare le cose, partendo dal basso, proprio da un “civismo” municipalistico adatto a cimentarsi con i bisogni del territorio. Ora sono attese alla prova dei fatti, cioè ad atti amministrativi quotidiani, spesso frutto della fatica della mediazione. Su quelli saranno giudicati.

Ma fin da ora c’è da confrontarsi con il “grillismo”. Al di là delle sue storture, eccessi, contraddizioni. Non fosse altro per il fatto che alcune delle idee del comico e dei suoi compagni sono il frutto della contaminazione che hanno avuto con i movimenti alternativi degli ultimi decenni. Acqua pubblica, difesa dei beni comuni, consumo critico, democrazia partecipativa, tutela dell’ambiente, taglio dell’intreccio tossico tra politica e denaro… sono temi che hanno accompagnato molte delle battaglie della nostra rivista e della società civile più sensibile.

A chi accusa Grillo di aver “vampirizzato” le sperimentazioni dei movimenti sociali solo per scopi di consenso, c’è da ricordare che il 9 settembre 2000 il comico genovese, accanto a padre Alex Zanotelli, fu tra i protagonisti del “Giubileo degli oppressi” al palazzetto dello sport di Verona.

In quell’occasione, Grillo, ancora lontano dal vestire i panni del tribuno politico, si scagliò contro gli aggiustamenti strutturali («Nel linguaggio dell’economia l’aggiustamento è far convergere la legge della domanda con l’offerta, dove l’offerta è, scusate il termine, un buco, un buchino di c… piccolo, piccolissimo, e la domanda è una supposta grossa come un dirigibile; l’inserimento della supposta nell’offerta si chiama “adeguamento strutturale”!»); contro l’eccessiva competitività sociale («È una parola che mi fa rabbrividire. Io dovrei insegnare ai miei sei figli che nella vita devono competere? Io vorrei che il futuro per i miei figli fosse perlomeno un po’ più divertente»); contro le compagnie petrolifere («Un vero politico oggi dovrebbe lavorare per portare la benzina a 10mila lire al litro entro 3 anni. Questo è il prezzo reale della benzina per i danni ambientali che provoca. I costruttori tirerebbero fuori dai magazzini le automobili che vanno con altri elementi: dall’alcool all’idrogeno. Invece aspettiamo che finisca il petrolio. Ma l’età della pietra non è mica finita quando sono finite le pietre!»).

Grillo è un Mistero Buffo, che da almeno 15 anni si scaglia contro gli eccessi del neoliberismo. Anche se per i suoi detrattori resta solo un milionario che gioca a fare le rivoluzioni. Finte.