Cade oggi la giornata dei diritti umani e ancora una volta lo scenario dell’Africa, non presenta apprezzabili cambiamenti. Se si guarda a questi due anni di pandemia lo si nota facilmente. Il 2020-2021, con il Covid19, il rispetto dei diritti umani basilari ha subìto un ulteriore arretramento, specie nei paesi in cui il governo ha risposto al virus introducendo severissime restrizioni alla libertà di movimento e di riunione. Restrizioni di cui hanno spesso approfittato le forze dell’ordine per calcare la mano con arresti arbitrari, percosse, torture e uccisioni extragiudiziali come denunciato in Kenya, Nigeria, Rwanda e Sudafrica. Dallo scoppio della pandemia, tra l’altro, specie dopo forti restrizioni, coprifuoco e completo lockdown in vari paesi, le violenze di genere e domestiche sono aumentate ovunque, al punto che il presidente sudafricano Ramaphosa ha descritto il fenomeno come «una sventura e una dichiarazione di guerra contro le donne».

Pochi governi, tra l’altro, si sono preoccupati di alleviare il tragico impatto del virus sulla vita delle famiglie e sui gruppi più vulnerabili come i migranti, le minoranze e i lavoratori a basso reddito. E ciò ha incrementato l’ineguaglianza sociale, la povertà e il lavoro minorile.

Sulla promozione dei diritti umani, in effetti, i governi africani e le istituzioni del continente che se ne dovrebbero occupare non stanno dando prova di una capacità e di un impegno sufficienti. Troppo spesso coloro a cui non sono riconosciuti i diritti non riescono a ottenere giustizia. Iniziative come quelle condotte dal Tribunale ibrido di giustizia del Sud Sudan e dal Tribunale speciale per i crimini nella Repubblica del Centrafrica sono un passo positivo verso tale obiettivo.

Conflitti

Violazioni dei diritti umani si sono comunque registrate nei numerosi conflitti armati, spesso di natura interetnica, tuttora in corso o conclusisi durante l’anno, in Sudan, Etiopia, Repubblica democratica del Congo, Sud Sudan, Somalia, Mozambico e nei paesi del Sahel dove imperversano i gruppi jihadisti e si verificano operazioni antiterrorismo.

Quasi quotidiane sono le denunce di violenze sia di governi autoritari che di gruppi armati implicati in massacri, violenze e abusi sessuali, incendi e saccheggi di città e villaggi, sequestri e reclutamento forzato di bambini. Si sa purtroppo che l’impunità quasi generale in cui si dissolvono tutti gli abusi commessi rende difficile sperare che le queste situazioni possano venire col tempo superate.

Anche se è corretto registrare qualche segnale positivo. Ad esempio, i parlamenti e i governi di Angola, Camerun, Rd Congo, Sud Sudan e Sudafrica, per evitare una diffusione incontrollata del Covid-19 hanno rilasciato migliaia di prigionieri prossimi termine della pena o detenuti in condizioni disumane. In Sud Sudan è stato formulato un piano d’azione per eliminare ogni violenza contro i bambini e le donne durante i conflitti. Il Ghana e il Malawi si sono aggiunti al altri 104 paesi che si impegnano a proteggere le strutture scolastiche durante i conflitti assumendo una Dichiarazione di protezione delle scuole. Mentre Sierra Leone e Zimbabwe si sono date una legge garantisce l’accesso alle lezioni scolastiche anche alle ragazze incinte e alle mamme adolescenti.

Da segnalare ancora, ma questa volta in negativo, che elezioni svoltesi in una dozzina di paesi in questi ultimi due anni sono state teatro di gravi episodi di violenza e violazione dei diritti basilari. In Nigeria e Zimbabwe si sono registrate uccisioni di civili inermi. In Sudan, soprattutto dopo il colpo di stato di ottobre, si è verificata una escalation di violenza verso gli oppositori al governo militare. In Etiopia, un anno di guerra civile ha prodotto effetti devastanti sulle popolazioni con centinaia di migliaia di persone ridotte alla fame; inoltre tutti i contendenti hanno compiuto violenze di ogni sorta, soprusi, stupri, nonché esecuzioni sommarie e uccisioni di persone innocenti.

Certamente i governi africani e le istituzioni per la promozione e la difesa dei diritti umani dell’Unione africana devono fare di più e meglio. A cominciare da una maggiore cooperazione con la Corte internazionale di giustizia.

Cos’è la Giornata dei diritti umani

Il 10 dicembre si osserva ogni anno la Giornata dei Diritti Umani, la data adottata nel 1948 dall’Assemblea delle Nazioni Unite e sancita nella Dichiarazione universale dei Diritti Umani (Udhr). Il documento è ritenuto una pietra miliare per i diritti inalienabili di ogni persona, indipendentemente da etnia, colore, religione, sesso, lingua, convinzione politica, origine nazionale o sociale, proprietà, nascita o altra condizione.

Il tema di quest’anno sottolinea l’uguaglianza e riflette sul primo articolo del Udhr. Il tema dell’uguaglianza si sposa con l’Agenda per ridurre la poverta entro il 2030 e con la scelta espressa dalle Nazioni Unite nel documento comune perché nessuno resti indietro: uguaglianza e non discriminazione nel contesto di uno sviluppo sostenibile.

Ciò implica trovare soluzioni alle radicate forme di discriminazione che affliggono le persone più vulnerabili nella società: donne e ragazze, popolazioni indigene, afrodiscendenti, persone di diversa tendenza sessuale, migranti e persone con disabilità. Uguaglianza, inclusione e non discriminazione: un approccio allo sviluppo fondato sulla promozione dei diritti umani, che è anche la strada migliore per ridurre la povertà.

 

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati