Mancavano poche ore al via delle discipline dell’atletica leggera alle olimpiadi di Tokyo, vera miniera d’oro per l’Africa, quando è arrivata la doccia gelata per alcuni atleti del continente. L’Aiu (acronimo di Athletics integrity unit ) – unità indipendente che supervisiona il programma antidoping nell’atletica leggera – ha impedito la partecipazione alla rassegna a cinque cerchi a 18 atleti: 12 gli africani.

Fermati non perché sono stati riscontrati casi di positività, ma per violazioni al regolamento anti-doping.

Un marocchino, un etiopico e ben 10 nigeriani sono stati stoppati a ridosso delle gare in quanto non avrebbero ricevuto nell’ultimo anno almeno 3 controlli anti-doping a sorpresa lontano dai periodi delle competizioni, come richiesto da World Athletics (la federazione mondiale di atletica). Inoltre 2 kenyani sono stati rimpiazzati dalla loro federazione prima dell’intervento dell’Aiu.

Violazioni non necessariamente dettate dall’intento di trarre chissà quale vantaggio da un controllo, magari nascondendo il tentativo di migliorare le prestazioni in modo illegale. Talvolta le infrazioni possono anche essere il frutto di imperizia burocratica/amministrativa.

In balia dell’inefficienza
«Ho già avuto modo di dirlo e lo ripeto. Se non conosci lo sport, se non sei appassionato alle sorti degli atleti, allora non puoi ricoprire ruoli importanti all’interno della federazione.

Il sistema sportivo in Nigeria è quantomeno imperfetto, e noi atleti siamo sempre in balia dei danni che vengono fatti», ha commentato duramente su twitter Blessing Okagbare polivalente stella dell’atletica nigeriana (con risultati nella velocità e nel salto in lungo). Ha attaccato le “inadempienze” federali che, in questo caso, «costeranno l’esperienza della vita – non solo sul piano sportivo – a una decina di amici, prima ancora che atleti».

Le ha fatto eco anche la campionessa africana del lancio del disco Chioma Onyekwere, che rivolgendosi a World Athletics e Aiu, sempre per mezzo dei social, ha sottolineato come in questa vicenda gli atleti siano parte lesa, «costretti a prendere atto, inermi, di una sanzione per la quale non avrebbero colpe in prima persona».

Giudizi via twitter giunti non a caso, in quanto a subire in maniera pesante la decisione dell’Aiu è stata soprattutto la Nigeria, con la selezione di Lagos privata di 10 atleti (su 23 complessivi), quasi metà dell’intera spedizione nipponica, con la partecipazione a diverse staffette a forte rischio. Un dramma sportivo, nonché un tremendo danno d’immagine.

Insomma, a prescindere da quale sia il reale motivo celato dietro i controlli non eseguiti, c’è già una “mancata qualificazione” per il movimento nigeriano oltremodo deludente, ancor prima del via delle gare.

Gli ori
Intanto arrivano le prime soddisfazioni per gli atleti africani. Dopo i 2 ori nel nuoto – con il sorprendente 18enne tunisino Ahmed Hafnaoui nei 400 metri stile libero e l’attesissima sudafricana Tatjana Schoenmaker, che dopo l’argento nei 100 m rana, ha conquistato l’oro nei 200 rana, con tanto di record del mondo – oggi nell’atletica, la disciplina regina ai giochi olimpici, l’ivoriana Marie-Josee Ta Lo nei 100 m. ha eguagliato il record africano di 10,78 e si è qualificata per le semifinali di domani.

Ma le soddisfazioni maggiori si sono avute nella finale dei 10mila m. con il successo dell’etiopico Selemon Barega e con la medaglia d’argento e di bronzo a due ugandesi, Joshua Cheptegei e Jacob Kiplimo.

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