“Partiamo quando abbiamo vissuto in campi / Quando siamo l’ultimo dei Mohicani / Quando non c’è più da bere né da mangiare / Quando capiamo che non c’è più da scherzare”. Sono i versi iniziali della poesia Partiamo di Magyd Cherfi, francese, autore del gruppo rock Zebda.

Il suo contributo si affianca a quello di una sessantina di scrittori poeti, artisti e fotografi che hanno dato vita a questa che potremmo definire un’antologia delle migrazioni nel Mediterraneo. E che rilancia in Italia per iniziativa dell’Università di Pisa (laboratorio di traduzione del dipartimento di Filosofia, Letteratura e Linguistica) un progetto che nasce in Francia nel 2018.

Così le curatrici: «Ognuno racconta di un Mediterraneo che racchiude, accoglie e a volte soffoca le voci di quanti lo attraversano (…). Significa dare ascolto prima, e voce poi, alle storie che da sole non raggiungerebbero la superficie». Questo treno nero nella notte è il titolo della poesia dell’intellettuale algerino Amin Khan, ecco un passaggio: “Questo treno nero nella notte / dove sognano nella notte / uomini donne bambini di contrabbando”.

L’antologia si apre con la Dichiarazione dei poeti di Patrick Chamoiseau, scrittore originario della Martinica. Al punto 12 dice: “I poeti dichiarano che, quali che siano le circostanze, nessun bambino potrà nascere al di fuori dell’infanzia; che l’infanzia è il sale della terra, il suolo del nostro suolo, il sangue di ogni sangue, che l’infanzia è quindi dovunque a casa propria (…).

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