Scontata la vittoria del presidente in carica
Sono sei i canditati ammessi alle elezioni presidenziali algerine del 9 aprile. Tra loro anche l’attuale presidente Bouteflika, che concorre per un terzo mandato grazie alla riforma della Costituzione da lui voluta.

Ad un mese dalle elezioni presidenziali in Algeria il pronostico sembra certo: la rielezione del presidente in carica Abdelaziz Bouteflika è data per scontata, dopo che il 3 novembre scorso è stata approvata la modifica costituzionale (su proposta dello stesso presidente) che elimina la restrizione ai due mandati per la maggior carica dello stato.

Il Consiglio Costituzionale ha intanto annunciato i nomi dei cinque candidati che si presenteranno alle elezioni assieme al presidente: sono Louisa Hanoune, segretario del Partito dei lavoratori (Pt), Ali Fawzi Rebaine, del Partito nazionalista Ahd 54, l’islamico moderato Belaid Mohand Oussaid, leader del Partito della libertà e della giustizia (Plj), Mohamed Djahid Younsi, segretario del movimento El-Islah, ed Moussa Touati, presidente del Fronte nazionale algerino (Fna).
L’intervista a Luciano Ardesi, sociologo, giornalista ed esperto di Africa settentrionale, da poco rientrato dall’Algeria (dal Focus di Michela Trevisan).

Ascesa, esilio e ritorno del “presidente imperiale”

Bouteflika entra nella politica algerina dopo l’indipendenza del paese dalla Francia nel 1962: diventa deputato nell’Assemblea Costituente e ministro per la Gioventù e lo Sport nel governo presieduto da Ahmed Ben Bella. L’anno successivo viene nominato ministro degli Esteri, ruolo che mantiene fino alla morte del presidente Houari Boumédiènne, nel 1979, del quale era considerato il braccio destro.

Il cambio al vertice non gli è favorevole: il nuovo presidente è un alto ufficiale dell’esercito, Chadli Bendjedid, che cerca di estrometterlo dalla vita politica. Viene montato uno scandalo finanziario sulla gestione dei fondi del Ministero degli Esteri durante il suo incarico, e nel 1981 Bouteflika decide di abbandonare il paese. Dopo sei anni all’estero, tra Parigi, Ginevra e paesi del Golfo arabo, torna in patria ed entra nel Fronte di liberazione nazionale (Fln); nel 1999 si candida alle elezioni presidenziali come indipendente. Sostenuto dai militari, vince con il 74% dei suffragi: tutti gli altri candidati si sono ritirati dalla corsa, denunciando brogli.

10 anni, tra successi e perplessità

Quello ereditato da Bouteflika nel 1999 è un paese allo stremo: oltre 150mila i morti per la guerra civile (1992- 1998); alle tensioni sociali si somma la pesante crisi economica. Al nuovo presidente va quindi il merito di aver rimesso l’Algeria in carreggiata, grazie alla sua “politica della riconciliazione” (la concordia civile nel 1999 e la Riconciliazione nazionale nel 2005). Un successo che gli ha permesso di vincere con facilità anche il secondo mandato, nel 2004 .

Desta ancora preoccupazione, però, la situazione in Cabilia, dove, seppur sporadici, continuano gli attentati, nonostante i tentativi di repressione della ribellione con la forza, e dove, dal 2001, i movimenti politici locali boicottano le elezioni. Gli attentati kamikaze che hanno colpito il paese negli ultimi due anni (nell’ aprile 2007 e nell’ agosto 2008 ) sono anche da imputare all’influenza di Al Qaeda per il Maghreb, tanto che nel timore di un rafforzamento delle forze islamiste, il governo ha varato da un lato un piano di repressione militare del terrorismo, e dall’altro dei percorsi di educazione e formazione nelle carceri, dove è stata accertata una forte attività di reclutamento delle cellule terroristiche.

Nonostante il sostegno della Russia, grande partner commerciale di Algeri, la crisi economica internazionale si avverte pesantemente anche in Algeria, ancora troppo dipendente dal petrolio e da un’industria debole, appesantita dalla corruzione. Una situazione che grava sulla popolazione, provata dall’alto tasso di disoccupazione, e sulla società civile, che nonostante il dinamismo degli anni ’90 deve fare i conti con una libertà d’espressione molto limitata.

Uno dei chiari segnali di malcontento popolare è la bassa affluenza alle urne registrata in occasione delle elezioni parlamentari nel 2007; sono soprattutto i giovani a disertare le urne, perché sfiduciati da una classe politica vecchia, che non riesce a rinnovarsi e che non sembra intenzionata a realizzare le promesse elettorali. Una classe politica che, nonostante tutto, continuerà ad essere guidata da Abdelaziz Bouteflika.