Angola 2017. Conteggio dei voti in un seggio (Credito: Afp)

Nessun sconvolgimento delle regole del gioco politico-elettorale, ma un cambiamento che, se portato avanti ed effettivamente realizzato, potrebbe mutare lo scenario della partecipazione al voto in Angola. La proposta è stata avanzata dal ministro per l’amministrazione del territorio, Marcy Cláudio Lopes, e già presentata alle missioni diplomatiche presenti in Angola, in occasione dell’apertura ufficiale dello Sportello unico per il cittadino in tutti i comuni del paese.

Una nuova legge per il censimento elettorale è stata approvata, all’inizio di settembre, all’unanimità, dal parlamento angolano. Due gli aspetti rilevanti: anzitutto, il diritto (è una prima volta) per gli angolani residenti all’estero di votare nelle missioni diplomatiche e consolari, dopo avere effettuato apposita registrazione; e poi la cessazione (entro il 2027, ossia entro le elezioni che si terranno dopo quelle del prossimo anno) del censimento elettorale e dell’emissione del relativo certificato, essendo sufficiente la semplice carta di identità per esercitare il diritto di voto.

Una semplificazione che tutto il parlamento, maggioranza e opposizione, ha votato con convinzione, sfidando l’efficienza stessa della macchina amministrativa angolana.

Il punto critico, infatti, è che, secondo l’ultimo censimento generale della popolazione fatto nel 2014, soltanto il 50% degli angolani possiere la carta d’identita ed è quindi riconosciuto ufficialmente dallo stato. Secondo José Katito, sociologo dell’Università di Luanda, il dato del 50% è addirittura ottimistico. Parere condiviso amche da diverse organizzazioni non governative angolane.

Punti di domanda

Lo sforzo che lo stato angolano dovrebbe compiere, nel giro di 3-4 anni, sarebbe quindi enorme, dovrebbe cioè realizzare in così poco tempo ciò che non è stato fatto in quasi 50 anni di indipendenza. Per questo il sociologo Gilson Lázaro, professore associato all’Universita Agostinho Neto, ritiene poco credibile quanto affermato dal ministro Lopes e votato dal parlamento.

«In linea di principio – sostiene Lázaro – il criterio è anche giusto, poiché fa presupporre una semplificazione del processo elettorale; tuttavia, non bisogna dimenticare che, in diversi casi, il certificato elettorale è, a oggi, l’unico documento che molti angolani posseggono, soprattutto al di fuori dei centri abitati, e che usano anche per effettuare il loro registro civile». Non a caso, il ministero della giustizia ha iniziato, da circa un anno, la distribuzione di nuovi libri per realizzare il registro civile: si tratta di libri con con moduli prestampati, a cui l’ufficiale del registro deve aggiungere i dati anagrafici della persona, affinché possa essere registrata e le si possa dare la carta di identità. L’obiettivo è la registrazione di 12 milioni di angolani (su una popolazione di circa 25 milioni) entro il 2022.

Anche questo obiettivo appare estremamente ambizioso, come ha sottolineato Lázaro, avanzando anche l’ipotesi che dietro questa misura possa esserci un qualche calcolo di statistica elettorale da parte dell’Unita, il partito al potere da sempre in Angola e in questo momento in calo di consensi. D’altra parte, José Katito ritiene come, al di là delle questioni procedurali, ciò che risulta ancora assai carente in Angola è la cultura politica dei cittadini che devono recarsi alle urne, nella maggioranza dei casi indotti a un voto che resta scarsamente cosciente e ponderato.

In ogni caso, al di là di ovvie perplessità, sembra che la proposta angolana trovi, in linea di principio, il consenso anche di osservatori critici e certamente non allineati col regime dell’Unita e di João Lourenço. La misura annunciata dal governo angolano potrebbe anche essere presa in considerazione da altri paesi africani, evitando così un enorme dispendio di risorse economiche e di pratiche burocratiche, e allargando la platea degli elettori che effetivamente potrebbero recarsi alle urne. Come ha onestamente dichiarato Gilson Lázaro, al di là delle sue perplessità, «siamo qui per vedere e valutare quella che, comunque, si prefigura come una piccola rivoluzione per l’esercizio del diritto di voto in Angola».

 

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