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Favoriti anche di questa edizione gli egiziani dell'Al-Ahly
Archiviata la Coppa d’Africa parte la Champions League africana
Confermato il dominio dei club Nordafricani, dotati di infrastrutture all'avanguardia e budget notevolmente superiori alle formazioni subsahariane. Debutto assoluto nel torneo per i botswani dello Jwaneng Galaxy
11 Febbraio 2022
Articolo di Vincenzo Lacerenza
Tempo di lettura 4 minuti
Gli egiziani del Al-Ahly, vicnitori della scorsa edizione del torneo africano per club

Nemmeno il tempo di archiviare la vittoria del Senegal all’ultima Coppa d’Africa (Afcon) che nel continente è già tempo di tornare in campo. Questa volta, però, i protagonisti sono i club. In attesa di capire come andrà a finire il progetto della Superlega africana, sponsorizzata dalla Fifa del presidente Gianni Infantino, comincia oggi la cinquantottesima edizione della Champions League africana.

Sul timing del kick-off, così troppo a ridosso dell’epilogo della Coppa d’Africa, sono piovute diverse critiche: “È assurdo. L’Africa continua a copiare l’Europa in peggio”, ha cinguettato su Twitter Patrick Juillard, giornalista, tra le altre, di RFI, Foot365 Afrique e Bbc. Non è tutto: solamente fino ad un paio di giorni fa gli egiziani dell’Al-Ahly, campioni in carica del torneo dopo aver battuto i sudafricani del Kaizer Chiefs, sono stati impegnati nel Mondiale per club, venendo eliminati in semifinale dai sudamericani del Palmeiras.

I Diavoli Rossi del Cairo, che grazie ai loro dieci titoli guardano tutti dall’alto verso il basso nell’albo d’oro della competizione, sono i favoriti anche di questa edizione. La partenza, però, sarà tutt’altro che in discesa. Il gruppo A, nel quale sono stati inseriti gli egiziani, è uno dei più interessanti del tabellone: oltre ai sudafricani dei Mamelodi Sundowns, che i Red Devils sfideranno in una sorta di appuntamento del cuore per il coach Pitso Mosimane, ci sono i due giganti sudanesi Al-Hilal e Al-Merrikh, pronti a dare vita ad un infuocato “Derby dei Due Nili”, come nel 2017.

Dalla prima fila scattano anche i cugini dello Zamalek, le marocchine Raja e Wydad, le tunisine Espérance di Tunisi ed Etoile du Sahel. Leggermente più defilate, invece, le algerine Sétif e CR Belouizdad, a testimonianza di un dominio nordafricano ormai consolidato sulla competizione. Per capirlo basta dare uno sguardo agli ultimi anni: l’ultimo successo di una squadra subsahariana risale al 2016, quando a trionfare furono i sudafricani del Mamelodi Sundowns di Pitso Mosimane, l’attuale allenatore dell’Al-Ahly, il primo tecnico nero nella storia ultrasecolare della squadra del Cairo.

L’Africa due velocità

Il motivo di questo dislivello tra Nordafrica e resto del continente è da cercare soprattutto nell’aspetto economico. A parte rare eccezioni, come possono essere il Mazembe nella Repubblica democratica del Congo o il Simba in Tanzania, le squadre nordafricane e sudafricane possiedono infrastrutture all’avanguardia e budget notevolmente superiori alle formazioni subsahariane: «La semplice verità è che molti club nordafricani possiedono budget considerevoli. Questo gli consente di accaparrarsi i migliori giocatori sul mercato africano e non solo», ha spiegato il giornalista algerino Maher Mezahi. 

Un altro fattore importante è quello del tifo. Mentre nell’Africa subsahariana il calcio viene percepito più che altro come un momento di gioia e festa, con la passione dei tifosi che si manifesta soprattutto con balli e canti sulle tribune, in Nordafrica ha già da tempo attecchito una mentalità ultras di stampo latino ed europeo. L’atmosfera in cui si gioca una gara può fare la differenza. Lo sa bene lo stesso Mosimane: «Giocare in ambienti caldi come quelli del Nordafrica può intimidire gli ospiti. C’è molta più pressione a giocare in quei contesti».

Agli altri restano le briciole, anche se comunque ci sono squadre in grado di impensierire il monopolio nordafricano. Oltre ai già citati Mamelodi Sundowns, campioni nel 2016, le speranze del Sudafrica sono affidate all’AmaZulu, il team di Durban allenato dalla leggenda Benni McCarthy, ancora oggi il miglior marcatore di tutti i tempi dei Bafana Bafana.

Nello stesso gruppo (B) ci sono anche i guineani dell’Horoya che, grazie ad uno dei più floridi vivai d’Africa, sono diventati negli ultimi anni un habituè della Caf Champions League. Status ambito anche dai botswani dello Jwaneng Galaxy, al debutto assoluto nel torneo.

Nella prima partita i Galaxy, nati nel 2015 da una fusione tra Jwaneng Comets e Debswana Youngsters, affronteranno gli angolani del Sagrada: «È un grande risultato per il club, per lo staff, per la dirigenza, i giocatori e tutti coloro che sono stati coinvolti in questo progetto», ha dichiarato il coach Morena Ramamoreboli in conferenza stampa, specificando però come questo debba essere considerato un punto di partenza e non di approdo. «C’è così tanto potenziale in questa squadra e il bello è che l’80% di questi ragazzi è molto giovane. Vogliamo crescere ed essere ambiziosi».

 

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