L’autore, critico e storico del cinema, propone un’interessante riflessione sul cinema afroamericano contemporaneo come atto politico di resistenza in uno scenario dove la questione razziale è riesplosa con violenza dopo l’omicidio di George Floyd, ucciso dalla polizia a Minneapolis (Minnesota) il 25 maggio 2021.

Con riferimenti al pensiero critico di alcuni intellettuali neri (William E. B. Du Bois, Amiri Baraka, Ta-Nehisi Coates, D. Scott Miller), Gresleri analizza Get Out e Us di Jordan Peele e Sorry to Bother You di Boots Riley inserendoli nella corrente afrosurrealista, movimento culturale che utilizza l’eccesso, la finzione e la distorsione del reale per criticare il sistema contemporaneo dove il nero riveste ancora il ruolo di “mite sottomesso”.

Il cinema, con il suo lavoro sullo sguardo e la rappresentazione dei corpi, è potente veicolo di riflessioni politiche e non a caso Peele sceglie il genere horror per scavare nell’immaginario della società americana.

In Get Out l’intento è quello di denunciare l’appropriazione e lo sfruttamento dei corpi neri per mano dei bianchi. Dalla schiavitù allo spettacolo e allo sport il corpo nero è disumanizzato, usato come macchina da lavoro o oggetto esotico da idolatrare. La famiglia bianca ruba i corpi dei neri e ne colleziona le icone, come feticci in un museo. La presenza dell’ipnosi usata per cancellare la volontà delle vittime, ribadisce lo sguardo psicoanalitico del film sulla complessa questione del razzismo.

Come scrive l’autore «l’esproprio dell’anima dal corpo diventa metafora di una passività non voluta ma subìta dall’afroamericano, impossibilitato ad affermarsi da sé per quello che è, sempre costretto a farlo passando dall’approvazione e dalla benevolenza dei bianchi».

Con Noi, Peel continua la sua esplorazione attraverso l’horror cambiando prospettiva e affrontando il tema del doppio. Utilizzando l’allegoria del Doppelgänger, il film indaga il desiderio dei neri di essere parte del grande sogno americano mettendone in evidenza la tragica impossibilità. Solo rinunciando a una parte di sé e compiacendo la maggioranza il nero può ambire ad essere ammesso pienamente nella società americana.

Il terzo film scelto da Gresleri, Sorry to Bother You del rapper e attivista Boots Riley, propone invece una rappresentazione del mondo del lavoro proletario di Detroit. Con uno stile e un registro narrativo esasperato da toni afrosurreali, il film racconta la scalata ai vertici di un call center dell’ambizioso Cassius Green costretto alla fine ad affrontare il delirante piano del suo capo. La metafora qui è quella dell’uomo cavallo, bestia da soma per un mondo dove il profitto è l’unico orizzonte. Il libro si chiude con un veloce accenno agli ultimi due film di Spike Lee e offre una ricca bibliografia e delle note accurate.

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